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Su Il Foglio Sportivo il racconto della rivoluzione del running nella società moderna

Sul supplemento settimanale (in programma ogni sabato) de “Il Foglio”, dedicato al mondo dello sport (Il Foglio Sportivo), è apparso un interessate “fondo” sul ruolo socio-economico del running. Il tutto inserito nell’auspicabile trasformazione delle cosiddette Smart Cities in Sport Cities. Di seguito il testo integrale dell’intervento di Fabio Pagliara, segretario generale FIDAL. 

Dalle Smart Cities alle Sport Cities: il futuro dei centri urbani si gioca sull’utopia sempre più concreta delle reti di modalità a due ruote o a “due gambe”, sulla ricerca degli stili di vita sani anche dentro città congestionate dal traffico e dall’aria spesso irrespirabile.

L’esempio, come sempre, arriva dall’estero, dalla Danimarca bike-friendly, dai percorsi running urbani delle grandi città europee, dai depliant degli hotel parigini che propongono la visita del centro storico in tuta e scarpette, dai manager newyorkesi (imitati poi da quelli milanesi e romani) che mettono la sveglia alle 5,30 del mattino per condividere l’allenamento prima di perdersi nei bilanci, nelle stock options e nei grafici dello staff meeting di Mezzogiorno.

La mania della corsa non è soltanto una moda passeggera, perché mette radici e si consolida nelle abitudini di uomini e donne di ogni età mai come adesso attenti alla cura della propria salute e del proprio stato fisico. La chiave è proprio la salute: anche gli Italiani, faticosamente ma inesorabilmente, si sono resi conto che una maggiore attenzione alla propria forma fisica significa prevenire le malattie da sedentarietà, dalle patologie cardiache a quelle oncologiche, quelle che uccidono milioni di persone nel mondo; il tutto amplificato dall’impatto della crisi, che ha messo in difficoltà i detentori dei circuiti indoor di gestione del tempo libero, trasformando strade, piazze, lungomare, parchi, in palestre a cielo aperto, fruibili a basso costo da chiunque, senza alcuna distinzione di età, stato di forma, condizione economica.

Il running è diventato un aggregatore sociale fortemente democratico, inclusivo, socializzante: a fianco dei runner solitari, con le cuffiette e la playlist performante, crescono e si moltiplicano i “gruppi di corsa”, e non solo quelli che si muovono al canto del gallo. Si suda la sera nei parchi (in Italia, sempre la Fidal ha lanciato un progetto rivolto ai Comuni running-friendly che riconvertono spazi pubblici), sudano le donne con obiettivi sociali, come le atlete in rosa di “Pink is Good”, che con Fondazione Veronesi rimettono in pista le reduci dai tumori; e poi i maratoneti arruolati da datori di lavoro che “incentivano” l’attività fisica nelle ore libere dal lavoro, i metalmeccanici con le scarpette, i filosofi in mutandoni e canottiera che battagliano a colpi di ripetute e aforismi sulla corsa.

Anche in Italia, certo. Il Belpaese ci ha messo un po’, capeggiando poco onorevolmente le classifiche europee di sedentarietà, di pari passo con quelle della spesa sanitaria; ma oggi, leggendo i dati di una ricerca commissionata a Istituto Piepoli dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera, gli Italiani sono alla frenetica ricerca di spazi per lo sport all’aria aperta, parchi e aree attrezzate, percorsi misurati e certificati per la corsa, iniziative low cost per godere della propria passione e stare meglio.

Il “partito dei corridori” (sempre secondo la ricerca Piepoli) rappresenta la maggioranza degli italiani, visto che più di un italiano su due dichiara di correre all’aria aperta almeno una volta al mese, mentre incrementando la frequenza a 2-3 volte la settimana la quota tocca comunque un significativo 17% degli intervistati.

Proprio la Fidal ha lanciato tre anni fa il progetto Runcard, per regolamentare da un lato il fenomeno delle corse su strada e riportarlo entro un alveo di certezze riguardo alla tutela della salute, perché correre fa bene, ma correre “male” può essere molto pericoloso, dall’altro per rivoluzionare l’idea degli addetti ai lavori che l’attività  sportiva fosse solo quella irreggimentata dentro i campi, gli stadi e i palazzetti.

Gli italiani, a proposito di RunEconomy, spendono tanto in abbigliamento tecnico e accessori ipertech per monitorare la prestazione atletica, ma chiedono in cambio agli amministratori di adeguare le città a questa “esigenza di sport”: eccolo il “secondo tempo” della sportivizzazione delle città, con il suo stesso ribaltamento concettuale; non si tratta più, infatti, di recuperare spazi per lo sport all’interno del tessuto urbano, ma di concepire le nuove città a misura di sportivo, pensare piani regolatori e trasformazioni urbane nelle quali lo sport diventi servizio pubblico, ricucitura fra aree e quartieri, fra centro e periferia, fra luoghi dell’identità e della tradizione cittadina e “non luoghi” della modernità (aeroporti, porti, stazioni, centri commerciali). Palestra, nella sua accezione futurista e futuribile, diventa ogni luogo aperto nel quale si possano indossare un paio di scarpe da running, godere del panorama, respirare a pieni polmoni o “visitare” una Città d’arte.

Una rivoluzione.

La rivoluzione del F.I.L., la Felicità Interna Lorda come perifrasi del ben più noto indicatore sociale ed economico, il P.I.L., a segnare un cambio di marcia verso una società nella quale la felicità e il benessere individuale e collettivo rappresentino una meta alla quale ambire.

E i “decisori politici” sono pronti? Gli assessori allo sport saranno ancora a lungo figli di un dio minore ai quali si chiederà di aprire e chiudere una piscina o un palazzetto o diventeranno innovatori, urbanisti, co-gestori delle politiche sociali e sanitarie, ambasciatori di città visitabili di corsa o in bicicletta, o a piedi, filosofi di realtà urbane moderne e liberate dalla soffocante supremazia delle macchine, nelle quali lo sport diventi attività propedeutica a ogni altro gesto della quotidianità? Riusciranno a capire che il consenso sarà sempre più legato alla capacità di soddisfare esigenze immateriali, prima ancora che benessere economico?

Fabio Pagliara – segretario generale FIDAL 

(sabato 9 marzo 2019 – Il Foglio Sportivo – pagina IV)

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