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Pescante (CIO): L’Olimpiade cambierà il volto di Rio insieme all’immagine del Brasile

(di Marcel Vulpis) – Parlare in Italia di Giochi olimpici e, più in generale, di “Olimpismo” porta obbligatoriamente nella direzione di Mario Pescante, già Presidente CONI dal marzo 1993 all’aprile 1998; parlamentare Forza Italia (nella XIV e XV legislatura), vice-presidente vicario del CIO (dall’ottobre 2009 al febbraio 2012) e attuale ambasciatore delle Nazioni Unite, in rappresentanza del Comitato Olimpico Internazionale (ha superato l’ex Segretario della Nato, il danese Rasmussen e il membro CIO, lo statunitense Probst).

Una vita dedicata allo sport, oltre che a promuovere i valori collegati ai “cinque cerchi”, simbolo storico dell’Olimpismo.

Vincere una medaglia ai Giochi cambia radicalmente la vita di un atleta, e, soprattutto, lo fa entrare, dalla porta centrale, nella storia dello sport.

Ma una Olimpiade cambia anche l’immagine della città che la ospita. Un titolo quello di host-city olimpica, che rimane per sempre, come nel caso di “Roma1960″.

Adesso il Comitato organizzatore presieduto da Luca Cordero di Montezemolo, punta a riportare nella Città Eterna la fiamma olimpica, per l’intera durata dell’operazione (un’operazione cullata, tra l’altro, dal presidente del CONI, Giovanni Malagò).

Per capirne di più, abbiamo intervistato Mario Pescante sui prossimi Giochi olimpici e paralimpici di Rio2016 (si svolgeranno a Rio de Janeiro dal 5 al 21 agosto), a meno di un anno dall’evento.

Rio è stata scelta come città ospitante il 2 ottobre 2009 durante il 121imo meeting del CIO a Copenhagen superando avversari temibili come Madrid, Tokyo (ha vinto successivamente i Giochi del 202o) e Chicago dopo tre turni di votazione.

D: Presidente, qual è la percezione dei Giochi di Rio nel nostro Paese?

R: Posso essere sincero? Leggo molte banalità. Rio accomunata all’immagine, per esempio, di una città pericolosa. Troppe leggende metropolitane legate ad un passato recente, ma anche ad un passato che non c’è più. Manca, in generale, il desiderio di approfondire i temi, di cercare le notizie che non appaiono per forza su Internet.

D: Che cosa è allora il Brasile/Rio, oggi?

R: Un grande Paese, che ha saputo sfruttare il tema della candidatura olimpica, per cambiare la propria immagine a tutto tondo. I cinque cerchi come un vero e proprio acceleratore dell’economia e della reputazione all’estero. L’Olimpiade porta con sé sempre un bagaglio di valori e di opportunità. Poi, chiaramente, bisogna saperle cogliere, per arrivare ad un bilancio positivo al termine dell’avventura olimpica.

Siamo passati, per esempio, da un’inflazione, nel 1990-95, all’800% (e a tassi di interesse fino al 30%), ad una economia, pur con qualche segnale di allarme (visto che da più parti si parla di “stagnazione”), cresciuta costantemente, dal momento dell’assegnazione (2009) fino ad oggi, con dei fondamentali economici che non sono più quelli di 20-25 anni fa.

D: E’ stata la vittoria della politica (non solo economica) dell’ex presidente Lula (l’uomo che ha portato i Giochi in Brasile)?

R: Sì, certo. “Lula” (Luiz Inacio Lula da Silva è stato il 35imo presidente nella storia del Brasile, ndr) è stato un uomo di sinistra, che ha portato avanti una politica di destra. A distanza di anni da quella esperienza si possono tirare sicuramente le somme. Nessun altro Paese, per esempio, ha diminuito le diseguaglianze sociali come appunto il Brasile in questi ultimi due lustri. Più di 20 milioni di persone sono uscite da uno stato di indigenza e povertà. Credo che questo sia stato un grandissimo risultato e l’Olimpiade ha concorso a migliorare il livello di vita dei brasiliani. La classe media è diventata la maggioranza nel paese (vi vivono oltre 200 milioni di persone). Fino ad un anno fa, si parlava del Brasile come sesta potenza economica mondiale e di vera e propria “locomotiva” del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e SudAfrica), grazie anche all’estrazione massiccia del petrolio nei giacimenti off-shore. Oggi, in Brasile c’è una macchina ogni 7 abitanti, più di 130 milioni di persone collegate ad Internet su base mensile (in Italia per esempio sono circa 29,3 milioni, ndr), ogni residente possiede un cellulare e il 6,8% della popolazione è stato raggiunto dalla banda larga.

D: L’Olimpiade sarà anche una opportunità, nello specifico, per le nostre aziende?

R: Un dato per tutti: a livello di export, siamo secondi in ambito UE solo alla Germania, molto attiva da sempre sul territorio brasiliano.

D: Perché il CIO ha scelto Rio come host-city olimpica?

R: Il trasferimento delle funzioni amministrative a Brasilia e quelle economico-finanziarie a San Paolo, stava portando Rio ad un lento ma definitivo declino (fatta eccezione per la funzione turistica della città). L’Olimpiade ha colmato questo gap in ambito domestico e migliorerà la percezione del Brasile da parte degli stranieri.

Solo per risolvere la problematica delle periferie di Rio, le cosiddette “favelas”, il governo locale ha investito 1,5 miliardi di dollari (soprattutto in termini di infrastrutture spesso assenti in queste aree della metropoli sudamericana). Nel 2016 sarà possibile visitare le favelas in totale sicurezza. Questa è una vittoria importante che porta a casa Rio, nel suo ruolo di città olimpica. Già in questi mesi le favelas sono meta turistica, e, al loro interno, ci sono solo forze di polizia di “pacificazione”. Sicuramente presenti non con un approccio repressivo come avveniva tempo fa.

D: Quanto costeranno questo Giochi? Dopo il gigantismo di Pechino 2008, a cosa assisteremo?

R: Le spese previste per l’organizzazione dei Giochi sono in area 12 mld di dollari. Più in generale, l’intero progetto di Rio2016 ha sviluppato investimenti in 48 mld di dollari (ben 36 di questi sono di natura “privata”). Uno dei punti di forza di questa Olimpiade, poi, è la forte riqualificazione urbana. Sicuramente non assisteremo alle spese sostenute dai cinesi per Pechino2008.

D: Le principali agenzie di rating parlano di economia che inizia a “soffrire”?

R: In parte è vero. Il PIL è a crescita zero rispetto al momento della candidatura (il 2009), ma sono stati anni, quelli precedenti, tutti caratterizzati dal segno “più”. Fino a pochi mesi fa, il Brasile era il paese traino del Brics, oggi sta effettivamente soffrendo molto (dal 2014 il presidente è la politica ed economista Dilma Roussef), ma è anche vero che la parte principale delle spese per la gestione del progetto olimpico è stata già messa in cantiere. Non ci dovrebbero essere clamorosi ritardi, nonostante ciò che leggo periodicamente su alcuni giornali.

D: Si parla, da tempo, di alcune criticità presenti nelle venues olimpiche?

R: Ci sono delle criticità, ma sono da circoscrivere a casi specifici. Per esempio il  campo da golf (costato più di 20 milioni di dollari), il velodromo (rischia di diventare una cattedrale nel deserto post Giochi) e il campo di regate per la vela olimpica. Aquece, questo il nome, è una zona difficile da bonificare e già nelle regate pre-olimpiche (quelle che abitualmente si svolgono ad un anno esatto dai Giochi) ci sono stati casi di atleti ricoverati, perché le acque sono fortemente inquinate/tossiche. Nel complesso, però, il bilancio è più che positivo se parliamo di impiantistica sportiva. Sarà un’edizione unica e irripetibile come le altre che l’hanno preceduta e a vincere sarà, ancora una volta, lo spirito eterno dell’Olimpismo.

Un video di Mario Pescante chiamato dai giornalisti, all’uscita di Palazzi Chigi, a commentare il “No” del premier Mario Monti al progetto di “Roma2020” (comitato gestito dall’allora sindaco Gianni Alemanno e dal presidente del Coni, Gianni Petrucci). 

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Marcel Vulpis

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