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Roma2024 – il Fango Quotidiano

(di Marcel Vulpis) – Nel nostro Paese c’è un gioco molto più diffuso dei videogame venduti nei negozi per ragazzi. Si chiama “gioco al massacro“. Ha vendite costanti con picchi elevati in determinati momenti, di solito in concomitanza con le elezioni (politiche, amministrative o europee).

E’ un gioco molto sofisticato da maneggiare con cura.

Si sceglie un tema e i presunti colpevoli da colpire, giorno dopo giorno. Il mezzo di solito è la carta stampata. Titolone ad effetto, ai limiti della querela, presunte tesi (mai confermate dai fatti) e assegnazione di colpe (quasi mai inserite nella corretta direzione).

E’ quanto avvenuto lo scorso 9 giugno su Il Fatto Quotidiano, diretto da Marco Travaglio (penna sublime, ma sempre alla ricerca del “marcio” in quanto tale – e questo già ci piace meno). Il titolo sembrerebbe quasi ironico: “Attenti a quei due”.

In prima battuta sembra ricordare il programma tv di grande successo che aveva come attori principali Roger Moore e Tony Curtis (lanciato nel lontano 1971) e, invece, è un messaggio quasi subliminale di “attenzione” a due personaggi dello sport italiano: Luca Cordero di Montezemolo e Giovanni Malagò. Le loro facce sono divise a metà, in mezzo il titolo, come in un altro film più recente “Face Off” (pellicola girata da John Woo nel 1997) con Nicholas Cage e John Travolta.

L’operazione, nel suo complesso, è molto simile ad un terzo rimando cinematografico (“Inception” con Leonardo Di Caprio).

Si cerca (forse) di instillare nel pensiero del lettore medio del Fatto, che questi due imprenditori ne hanno combinate più di Carlo in Francia?

Sotto il loro titolo “casualmente” c’è un boxino dove si parla di indagati e di voto di scambio. Come se i due pezzi fossero collegati. In un Paese dove la gente non dedica ai giornali più di 20 secondi, tra titolo ed occhiello, la possibilità che qualcuno abbia pure immaginato una indagine su Malagò e Montezemolo non è pura fantasia. Basta aver lavorato in un giornale “medio” e si capisce che nulla nasce a caso (ma speriamo di sbagliarci, magari lo spazio a disposizione era veramente poco per dare visibilità a tutte le notizie in prima).

Poi apriamo la cover story su Malagò e Montezemolo, rei di voler portare i Giochi del 2024 a Roma, quasi una eresia concettuale per il M5S e per il “Fatto”, da sempre vicino alle teorie di “implosione” economica dei pentastellati, e scopriamo che intanto non sono Giochi, ma “Giochi del Mattone”.

Il giornalista Andrea Managò (almeno cambiate la firma – se no sembra che sia il cugino cattivo di Malagò che scrive male di lui) racconta di incredibili “volti e interessi dietro Roma2024“. Un mega affare voluto dagli “amici degli amici”.

Buttato lì, poi, come uno spreco da incorniciare per chiudere la pagina, il dato globale degli investimenti: 5,3 miliardi di euro.

Denaro, verrebbe da ricordare ai colleghi del Fatto, che vediamo entrare abitualmente nella nostra città su cuscini di seta da investitori con gli occhi bendati. Sempre Managò (non Malagò) scrive nel boxino: “Da Sponsor e Merchandising ne arriverebbero solo 3,2”. Quasi una colpa. E’ quel “solo” che appare come la solita schizzata di fango di taglio economico per far immaginare al lettore medio del giornale che finirà tutto male, con buchi e danni per l’intera collettività. Tutto costruito ad arte con la sapienza di un mago. Non c’è che dire. O almeno così appare a leggere i testi degli articoli e tutto il resto.

Su un’altra pagina si parla del “disastro” Olimpiadi, come se Malagò e Montezemolo fossero stati presenti in stile eroi della Marvel in tutte le epoche delle diverse Olimpiadi moderne. Però il senso è sempre lo stesso: instillare negatività, pessimismo e paura in chi legge. Mai una parola sul termine “opportunità”. Non sia mai. Cadrebbe la mano a chi si dovesse permettere di utilizzarlo.

Di taglio basso si arriva poi alla “crocifissione” mediatica di entrambi i personaggi: Malagò per i Mondiali di nuoto 2009 e Montezemolo per Italia ’90. Come se fossero stati nominati “governatori” della Capitale o dell’Italia in quel periodo specifico di competenza.

In entrambi i casi le responsabilità erano di carattere organizzativo-sportivo.

Non abbiamo mai visto né Malagò, né Montezemolo utilizzati come “geometri” negli impianti di nuoto o di calcio. Ma questo Il Fatto Quotidiano non lo scrive, perché è meglio lanciare una gettata di “romanella” (visto che si parla tanto di buche in queste amministrative) su entrambi. E’ molto più facile.

C’è poi una domanda che nasce spontanea: ma normalmente quando si organizzano servizi di questo profilo non bisognerebbe lasciare, visto che siamo un paese vagamente democratico, uno spazio di replica ai diretti interessati? Non fosse altro per far esprimere un loro pensiero al riguardo.

Eh sì perché il titolo fa subito pensare: Attenti a quei due (manca lazzaroni). Chiaramente il “lazzaroni” non c’è, perché sarebbe scattata immediatamente la querela. Invece giocando sui titoli dei film, sull’ironia, sulle tutele al diritto di critica (assolutamente sacrosanto) presenti nell’art.21 della Costituzione, il “gioco” (al massacro) è bello che servito.

Non sappiamo se siano riusciti nell’intento certamente il danno è elevato. Oggi ci sono aziende sponsor (tra queste Unipol, Alitalia, ecc.) che investono sul progetto Roma2024. Saranno rimaste felici di vedersi abbinate in termini di brand reputation con queste tre pagine a dir poco iper negative? Secondo noi no. E allora a chi giova tutto questo? A nessuno in linea di principio. Ma Il Fatto da sempre è il quotidiano più vicino al M5S. Uno più uno fa ancora due. A pensar male si fa peccato diceva Giulio Andreotti ma difficilmente si sbaglia.

Rileggendo i testi di queste tre pagine è una costruzione ad arte per penalizzare l’immagine di due imprenditori (strano che sul Montezemolo numero uno di Ferrari lo stesso Fatto non abbia mai detto nulla – quindi se gestisce eventi è un cretino pericoloso, mentre torna savio se cura il brand del Cavallino), solo un cretino non lo comprenderebbe.

La questione è una sola: Il Fatto ha perso una grande opportunità di fare informazione. Va bene parlare anche di casi negativi se si parla di grandi eventi sportivi come l’Olimpiade, ma perché non si è parlato, per esempio, del bilancio in utile di Los Angeles del 1984? Una singolare dimenticanza. Strano non troviamo una riga a proposito.

Si parla di leggende metropolitane come la “maledizione del vincitore”, ma dei soldi donati dal comitato organizzatore di Los Angeles post evento alla comunità californiana (soprattutto a livello sport) neppure una virgola.

Si vede che al Fatto leggono solo i report rivoluzionari di Riccardo Magi dei Radicali Italiani, che ha parlato esclusivamente “male” dei Giochi, dimenticandosi dell’impatto positivo di questo format economico-sportivo per le città scelte dal CIO (Barcellona è rinata nel 1992 proprio grazie ai Giochi ed oggi vediamo la grande metropoli europea che è diventata).

Proprio Los Angeles, prima nel ’32 e poi nel 1984, ha dimostrato che si possono gestire ed organizzare i Giochi estivi senza andare in “rosso”. Quindi la tesi di Magi/Fatto Quotidiano del dissesto finanziario per le casse della città si scioglie al sole in un secondo netto (ma siamo solo noi di Sporteconomy a scriverlo).

Il successo dell’organizzazione dei Gioche dipende esclusivamente dalla classe dirigente che sarà a governare nella host city/country tra 8 anni.

Los Angeles ci scommette (giustamente) per la terza volta, noi invece siamo impallinati da fuoco amico (per modo di dire), dalla mattina alla sera, e, poi, c’è in arrivo il Brexit in salsa capitolina (il candidato sindaco Virginia Raggi/M5S), che vuole gestire solo l’ordinario e non lo straordinario, perché evidentemente non è multi-tasking.

La cosa incredibile è che il comitato di Roma2024 sta lavorando per competere con Budapest, Parigi e Los Angeles. Nessuno qui ha vinto. Anzi sarà durissima e vediamo proprio negli americani dei temibili avversari. Per questo è incredibile l’attacco alla candidatura quando ancora è tutto in gioco. Ci stiamo penalizzando da soli senza alcuna ragione concreta. Esclusivamente per quel gusto solo italiano (che si perde nella notte dei tempi) di farsi del male a priori. 

Ai colleghi del Fatto lanciamo una sfida: un convegno a Roma in autunno, dove siano spiegate agli addetti ai lavori (e non solo) le ragioni del Sì e del No. Un convegno dove ciascuno (Coni e Roma2024 inclusi) abbia la possibilità di confrontarsi pur se su posizioni diverse.

Non abbiamo timore, dati alla mano, di confutare le tesi della “negatività” da voi proposte, ma in un consesso civile e non attraverso articoli senza replica e contraddittorio.

Vaticinate tanto la democrazia. Bene dimostrate di saperla rispettare (la democrazia) e il diritto di ciascuno (inclusi “quei due”) di difendersi se attaccati. Altrimenti è solo “fango quotidiano”. 

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Marcel Vulpis

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