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Il calcio come strumento di integrazione e inserimento sociale. Il progetto internazionale promosso da FARE

Negli ultimi anni si è assistito alla più grande migrazione di rifugiati, con destinazione Europa, dai tempi della II Guerra Mondiale.                                        In fuga da teatri di crisi (come per esempio la Siria) o, più in generale, dalla povertà, il numero di persone alla ricerca di una opportunità di vita nel nostro continente è ben superiore al milione.

Una delle sfide più difficili per questi migranti è il loro inserimento sociale.

Lo sport è sicuramente un mezzo, che contribuisce a soddisfare le richieste dei rifugiati, garantendone una più veloce e sicura integrazione nelle comunità destinazione finale del viaggio della speranza. Molti attivisti e volontari, in tutta Europa, sono stati coinvolti in progetti di sostegno ai profughi, attraverso i club di calcio (a partire da quelli dilettantistici). Ciò genera nuove opportunità e amicizie, aiutando, nel contempo, l’inserimento di queste persone in diversi settori della società civile.

In tutta Europa sono nate azioni finalizzate a favorire l’integrazione sociale della popolazione straniera attraverso lo sport e a contrastare forme di intolleranza e discriminazione razziale.

La realtà internazionale Football Against Racism in Europe (FARE) ha creato una banca dati per organizzare le società di calcio, che accolgono attivamente i rifugiati o che organizzano corsi di formazione ed altre iniziative per aiutarli a trovare un posto di lavoro. In questo modo i rifugiati possono individuare le squadre più vicine alle loro abitazioni, così come le modalità di coinvolgimento in diversi progetti.

FARE Network è un’organizzazione londinese che promuove l’uguaglianza nel mondo del calcio e utilizza lo sport in ambito sociale, accogliendo e aiutando i rifugiati e i migranti ad integrarsi nella società.

I progetti calcistici del network FARE

In Germania diverse realtà calcistiche sono attive nel garantire il coinvolgimento dei rifugiati. La stessa Bundesliga (l’equivalente della serie A italiana) sponsorizza un programma, che serve da “ponte” tra società di calcio professionistiche, società dilettanti ed organizzazioni a carattere sociale. Denominato “Willkommen im Fußball” (“Benvenuti nel Calcio”) offre attività sportive per i migranti fino ai 27 anni, oltre a corsi di lingua tedesca e iniziative aperte anche ai giovani locali.

A Berlino è presente il programma “Champions ohne Grenzen” (“Campioni senza frontiere”). Si propone di integrare uomini, donne e bambini migranti nella città, e, in generale, nella regione di Brandeburgo, presenta un calendario articolato di eventi calcistici.

Altro programma organizzato dal calcio professionistico tedesco è “1:0 für ein Willkomen” (“1-0 per il benvenuto”). Consente ai rifugiati di partecipare ad alcuni allenamenti delle squadre presenti sui territori. Le società che attivano il programma possono richiedere fino a 500 euro per iniziare la campagna nella sua città. In totale, sono 800 i club coinvolti, tra questi l’FC Lampedusa-Amburgo, squadra formata da giocatori dal gruppo rifugiati di Lampedusa ad Amburgo, che organizza amichevoli e partecipa a tornei per sensibilizzare l’Europa, oltre alla stessa Germania, a questo problema.

Altra squadra tedesca è il Teutonia Ehrenfeld di Bochum, che disputa un campionato amatoriale con migranti locali. Recentemente, è stata insignita di un premio per i programmi di integrazione sportiva dal partito dei Verdi.

Il Mainz05, squadra della Bundesliga, invece, ha creato un centro per i migranti, l’Ente Bagdad, con l’obiettivo di includere i rifugiati nella propria squadra maggiore, oltre che nel settore giovanile.

In Francia ci sono diverse iniziative, tra le queste l’Armée du Salut (Esercito della Salvezza) a Strasburgo. Organizza nel concreto corsi di formazione settimanali per i migranti a rischio di esclusione sociale.

La squadra del Calais ONGSalam Nord/Pas-de-Calais” invece organizza attività di calcio per i rifugiati e fornisce assistenza medica.

Ma le proposte migliori portano la firma del club Les Dégommeuses di Parigi. Dedica periodicamente una serie di programmi ai rifugiati, che hanno lasciato i propri Paesi d’origine a causa di una discriminazione sessuale, attraverso l’organizzazione di attività di calcio per sensibilizzare la causa dell’uguaglianza sessuale.

In Italia c’è l’Afro-Napoli United a Napoli, che riunisce cittadini e migranti italiani, in nome del calcio, e partecipa a campionati dilettantistici in Campania; oltre all’Atletico Pop United nel Lazio, che promuove sport e integrazione sociale attraverso la partecipazione all’Anti-Racism World Cup (Coppa del Mondo Anti-Razziale).

In Inghilterra ci sono tre società ad aver preso a cuore questa tipologie di iniziative. L’Arsenal FC (Premier league) ha donato fondi all’organizzazione “Save the Children” in Siria e sta costruendo due campi di calcio in diversi campi-profughi. Mentre il Wanderers FC (società amatoriale) ha lanciato la campagna “Football Beyond Borders” (Calcio al di là delle Frontiere) per i giovani migranti. Infine lo Sheffield United FC (iscritto nella Football League One) ha puntato sull’iniziativa “Football Unites, Racism Divides” (Il Calcio unisce, il Razzismo divide), che ha come obiettivo quello di incoraggiare gli appassionati di calcio a partecipare ai progetti per l’integrazione sociale e a recarsi allo stadio insieme.

 

 

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