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Esclusivo AC Milan – Di Marcotullio (DMGP): Il trasferimento dei fondi di Sino Europe dalle BVI è una operazione lecita

(di Marcel Vulpis) – Maurizio Di Marcotullio (nella foto), socio fondatore dello studio DMG & Partners, boutique di dottori commercialisti/fiscalisti, con sedi in Roma e Milano (considerata tra le 10 start up italiane con maggiori attese di crescita nel mercato di riferimento).

 

La struttura è attiva principalmente nei settori della consulenza fiscale e delle operazioni societarie straordinarie anche su base internazionale. Lo abbiamo interpellato in considerazione della sua esperienza in tema di indagini finanziarie per quanto attiene la cessione del gruppo AC Milan, alla luce di un documento di oltre 3o pagine che svela la natura dei fondi collegati alla seconda caparra pagata da Sino Europe Sports (SES) al gruppo Fininvest, in attesa del closing (per i restanti 320 milioni di euro) che dovrebbe avvenire tra le parti, entro e non oltre il prossimo 3 marzo 2017. Un’operazione totale del valore di 740 milioni di euro, se si considera anche la ristrutturazione dei debiti del Milan quantificati in 220 milioni di euro.

Un documento, che doveva restare segreto e che, invece, è stato pubblicato nelle ultime ore da decine di siti (specializzati e non) e dai principali quotidiani sportivi. Creando non poche riflessioni sulla natura globale dell’operazione, mai descritta dalle parti interessate sin dall’inizio della trattativa.

Una immagine di Silvio Berlusconi con i trofei conquistati dall'AC Milan nei 30 anni di gestione aziendale (foto tratta dal web)

Una immagine di Silvio Berlusconi con i trofei conquistati dall’AC Milan nei 30 anni di gestione aziendale (foto tratta dal web)

D: Di Marcotullio i fondi della Sino Europe Sports, società veicolo utilizzata per l’acquisizione da Fininvest dell’oltre il 99% delle quote del gruppo Milan, sono stati depositati alle BVI. In un paradiso fiscale, di fatto. Qual è la sua opinione al riguardo?

R: Attenendoci a quanto emerso da alcune informazioni riportate sulla stampa specializzata, la società “Rossoneri Champion” di Honk Kong, riconducile alla Sino Europe Sports, avrebbe ricevuto un finanziamento di 102 mln di euro per far fronte all’obbligo contrattuale di versare la seconda caparra del prezzo dovuto per l’acquisto del gruppo Milan. Tale impostazione finanziaria ha destato curiosità per il semplice fatto che il finanziamento è stato erogato a favore della società honkongina da una società avente sede nelle BVI, la società Willy Shine International Holdings Ltd.  Quest’ultima, a garanzia del finanziamento concesso, ha ricevuto in pegno, ovvero a garanzia, le azioni della stessa Rossoneri Champion con sede legale in Honk Kong.

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D: E’ lecito far arrivare in Italia fondi derivanti da depositi in paesi offshore? Cosa dice al riguardo la normativa in materia?  

R: Non posso che risponderle in maniera affermativa. Deve infatti ribadirsi che nel nostro sistema vige il principio della libera circolazione dei capitali. Dunque, il trasferimento di fondi finanziari da qualsiasi Paese verso l’Italia è assolutamente consentito e lecito. Ovviamente, ciò che, invece, può essere oggetto di indagine è l’origine dei capitali oggetto di trasferimento. Ma questo concetto inteso in senso generale, ci tengo a sottolineare. Nelle operazioni di finanza internazionale frequentemente ci si trova dinanzi ad acquisizioni che sono finanziate da fondi provenienti dai Paesi e bassa pressione fiscale. In tal senso, spesso i Fondi di investimento speculativi internazionali tendono a localizzare l’apice della catena di controllo dei loro investimenti in Paesi nei quali la pressione fiscale è molto bassa o tendente allo zero. Pertanto, rispetto alla normativa fiscale italiana, trattandosi probabilmente di soggetti effettivamente residenti all’estero, non vedo particolari problemi. Ovviamente, ad operazione ultimata, andranno ben studiati i meccanismi di distribuzione di eventuali dividendi o il pagamento di eventuali interessi a favore della società che controllerà la società italiana, ovvero il Milan. Ma questo è un aspetto che un buon fiscalista italiano saprà certamente gestire nel rispetto della normativa vigente.

D: Cosa possono rischiare i cinesi di Sino Europe Sports se fosse confermata la veridicità del documento di oltre 3o pagine pubblicato su diversi siti e giornali stamattina?

R: Il documento da voi citato è un contratto di finanziamento garantito da pegno, tra la società di Honk Kong e quella delle BVI, peraltro redatto con l’assistenza di un noto studio legale internazionale (Bird&Bird, nda), come si evince dallo stesso contratto. E’ noto come ormai a noi professionisti siano demandati rigidi obblighi di verifica e controllo ai fini della normativa anti-riciclaggio e ciò non solo in base alla normativa nazionale, ma anche sulla base delle disposizioni degli standard internazionali sulla conformità fiscale. Mi riferisco al Fatca, al GAFI al Global Standard e Common Reporting Standard dell’OCSE e alle Direttive dell’Unione Europea, ovvero all’insieme delle regole e procedure di identificazione, verifica e comunicazione delle informazioni finanziarie in tema di antiriciclaggio. Considerato dunque lo standing dei professionisti in campo, mi aspetterei che tutte le verifiche ai fini dell’antiriciclaggio siano state espletate. Il che contribuirebbe altresì a porre in una posizione di maggiore sicurezza anche lo stesso cliente, ovvero i cinesi di Sino Europe Sport.

D: Dovrebbero dimostrare al Fisco cinese come hanno fatto, per esempio, a portare all’estero in un paradiso fiscale questa somma di 100 milioni di euro (la cosiddetta seconda caparra)?

R: Pur conoscendo personalmente alcuni aspetti della normativa fiscale cinese per essermi occupato, recentemente, di alcune vicende fiscali che hanno riguardato imprese italiane che hanno investito in Cina, alla luce degli elementi che abbiamo non posso risponderle con un grado di esaustività apprezzabile. Posso solo ipotizzare che trattandosi presumibilmente di operatori finanziari esperti abbiano affrontato in fase preliminare questi aspetti.

D: Questa fuga di notizie rischia di mandare in fumo il proseguo dell’operazione, visto che si tratta di una operazione complessa, che prevede una serie di autorizzazioni governative, che potrebbero a questo punto anche saltare?

R: Dipende a quali autorizzazioni governative ci si riferisce. Lato cinese l’autorizzazione dovrebbe riguardare l’uscita dalla Repubblica Popolare di Cina di capitali presenti sul territorio da investire in Italia, ma questo aspetto prescinde dalla disponibilità estera di altri capitali. Lato Italia, per poter teoricamente bloccare l’operazione dovrebbe dimostrarsi, a seguito di una specifica indagine giudiziaria di livello internazionale (quindi con previsione di rogatoria, nda), che i capitali oggetto di investimento nell’acquisizione del Milan siano il frutto di operazioni illecite, ovvero di capitali in qualche modo ascrivibili a reati, non prescritti e/o di estrema gravità. Non mi risulta che Lato Italia ci siano questi rischi. Fininvest è gruppo di assoluta affidabilità, da sempre operante nella cornice della legge. I tifosi rossoneri possono dormire sogni tranquilli. 

 

D: Il documento che viene pubblicato è un documento facilmente reperibile, chiedendo un accesso agli atti in un qualsivoglia ufficio contratti delle BVI o, a suo parere, è stato fornito, in modo illegale, alla fonte giornalistica?

R: Il documento circolato sulla stampa è solitamente un documento “privato”, ovvero è un agreement, che, in teoria, dovrebbe restare nella disponibilità delle Parti, ovvero dei soggetti firmatari (spesso tutelato da un NDA con previsioni di penali, nda). Generalmente non sono documenti a cui viene data evidenza pubblica. Come sia finito alla fonte giornalistica non posso sinceramente saperlo, ma resta un fatto quantomeno singolare, per la pubblicità che è stata data a queste carte “riservate”. 

 

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Marcel Vulpis

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