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Divieto di multiproprietà rinviato al 2028/29. Risvolti economici e sportivi di questa decisione.

(di Antonio Spina) – Il divieto di multiproprietà nel mondo del calcio slitta al 2028. Il Consiglio federale della Figc ha approvato la modifica della norma transitoria dell’articolo 16-bis delle Norme organizzative interne (NOIF), facendola slittare all’inizio della stagione 2028/29 (precedente scadenza nel 2024/25), valevole anche per società non partecipanti allo stesso campionato.

In Italia sono presenti diversi soggetti che detengono contemporaneamente quote di maggioranza e minoranza nell’ambito di più società professionistiche. Il caso più rinomato e virtuoso è rappresentato dalla famiglia Pozzo, la quale, oltre ad essere proprietaria dell’Udinese Calcio (Serie A), detiene la titolarità anche della società professionistica del Watford F.C. (Premier League), oltre al Granada (LaLiga) fino al 2016, anno in cui il club è stato ceduto al Desports Group dell’imprenditore cinese Jiang Lizhang.
Altro esempio italiano è dato dal presidente della S.S. Lazio (Serie A) Claudio Lotito, il quale  possedeva anche la maggioranza della U.S. Salernitana 1919 (Serie A), di recente passata in mano a Danilo Iervolino, socio di maggioranza di  Bfc Media operante nel settore del personal business e prodotti finanziari, per una cifra pari a 15 milioni di euro. Sempre in ambito nazionale, Felice Saladini, amministratore unico della Reggina 1914, militante nel campionato di serie B e dell’FC Lamezia Terme (Serie D), società acquistate negli ultimi 2 anni. In campo internazionale, il caso più eclatante è quello dello Sceicco Al Mansour che, oltre a detenere in Inghilterra la società del Manchester City F.C. e in Australia del Melbourne Heart F.C, è anche azionista della società giapponese Yokohama Marinos, comproprietario dei New York F.C (Major League Soccer) e, di recente, ha pure rilevato l’80% delle quote sociali del Palermo Football Club (Serie BKT).
I risvolti pratici che spingono numerosi proprietari di club all’acquisi­zione di più società professionistiche possono essere molteplici. Il vantaggio rilevante è quello di aggirare il Financial Fair Play imposto dalla Uefa, al fine di eludere l’imposizione di riduzione dei costi. Di conseguenza, la società madre trasferisce uno o più giocatori alla società satellite, quotando il giocatore in bilancio ad una valutazione maggiorata, talvolta non corrispondente a quella reale, così da poter registrare nel proprio bilancio una plusvalenza (fittizia). In questo modo la “società madre”, qualora si trovasse in uno stato di perdita, o con costi maggiori rispetto ai profitti, potrà comunque ridurre l’eventuale perdita oppure risultare in utile, col fine di poter aggirare le sanzioni previste in caso di costi elevati (a fronte di mancati ricavi), e potersi iscrivere al successivo campionato.
L’abuso del sistema consentito dalle multiproprietà produce effetti, sia negativi che positivi, anche a livello sportivo. Negativi perché i soggetti più colpiti da questo fenomeno sono quei calciatori (provenienti dal settore giovanile o promesse acquistate da campionati esteri) che vengono “girati” dalla società madre alla società satellite.
La semplice detenzione di più società professionistiche nello stesso Paese o in Paesi diversi, da parte di un unico soggetto, provoca la possibilità di agire con una minore dipendenza dalle altre società. Maggiori saranno le società facenti capo al medesimo soggetto, maggiore sarà l’indi­pendenza e l’autonomia con la quale questo potrà agire sul mercato.L’acquisizione di più partecipazioni, può comportare la creazione di una posizione dominante, tale anche da turbare il libero mercato, contrastando tanto la normativa interna quanto quella europea.
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Redazione

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