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Atalanta di Gasperini: analisi tattica e di bilancio di una società che regala spettacolo

Sono rari i miracoli sportivi, ma quando accadono ne beneficiano tutti. Lo spettacolo aumenta, i tifosi si divertono e arriva quella dose di imprevedibilità e scompiglio che fa bene al calcio. Di recente abbiamo assistito alla cavalcata del Leicester di Claudio Ranieri, poi diventato campione d’Inghilterra, o alla favola del Benevento di Inzaghi in Serie B, che ha vinto il campionato cadetto con 7 giornate di anticipo e record di vittorie annesso.

Ora, magari, non è più una sorpresa, ma c’è una squadra in Serie A che sta facendo vedere grandi cose: parliamo dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini e del presidente Antonio Percassi. Un club, quello bergamasco, che è stato capace di andare oltre ogni più rosea aspettativa con i risultati e lo scenario dei pronostici calcio oggi la danno tra le favorite per le posizioni alte della classifica. Certo, il trucco alla base di questa favola è la costanza e la voglia di investire e migliorare anno dopo anno.

Per farlo, però, è necessario innanzitutto valorizzare quello che si ha a disposizione e Gasperini in questo è stato un maestro. L’ex tecnico del Genoa, infatti, ha portato la Dea addirittura in Champions League lo scorso anno, per la prima volta nella storia, e ha sfiorato l’accesso alle semifinali per questione di minuti, perdendo contro il PSG nel recupero. Ma come faccia l’Atalanta a giocare così bene è possibile spiegarlo attraverso un’analisi tattica della squadra di Gasperini.

A partire dal modulo, ormai imprescindibile: il “3-4-2-1”. Uno schema che permette agli undici in campo di attuare alcuni meccanismi impartiti dal proprio allenatore negli anni in maniera automatica, sempre giocando ad alta intensità per tutti e 90 i minuti senza mai rinunciare al pressing alto o alla costruzione dal basso palla al piede. A tal proposito è esemplare il ruolo difensivo interpretato da Toloi, che è bravo in fase di intercessione ma anche a spingersi fino alla trequarti avversaria per impostare l’azione e accompagnare la transizione offensiva nerazzurra.

Perno centrale del gioco, manco a dirlo, è Alejandro Gomez. Dai piedi del numero dieci partono le azioni più pericolose della partita, con i filtranti per Josip Ilicic e Duvan Zapata. A centrocampo, invece, diventa fondamentale il lavoro sporco di De Roon e Freuler, che permette alla squadra di intercettare diversi palloni e ripartire velocemente. Infine, Gasperini si affida molto agli esterni di centrocampo, abili sia in fase offensiva che di ripiegamento, come Hateboer e Gosens. Anche chi subentra dalla panchina, poi, dà sempre il massimo. Su tutti Muriel, che permette a Gasperini di variare il sistema di gioco iniziale, riempiendo maggiormente i 16 metri avversari, e Malinovski, dotato di una conclusione da fuori area di tutto rispetto. Infine ci sono i nuovi arrivati, come Miranchuk e Romero, che vanno ad aumentare la qualità offensiva e difensiva dell’Atalanta.

Un mercato, dunque, che ha permesso di puntellare la squadra senza necessità di cedere nessuno dei più forti. Questo perché la forza dell’Atalanta risiede anche nella capacità di gestire al meglio il bilancio societario. I bergamaschi, infatti, hanno fatto segnare la terza chiusura in attivo consecutiva, con circa 26 milioni di utile al 31 dicembre 2019. Di certo ha aiutato molto l’introito della qualificazione in Champions League, ma non solo. Da segnalare che grazie alle plusvalenze degli scorsi mercati, con i riscatti arrivati solo quest’anno (Cristante ad esempio), al botteghino e ai diritti TV, la società di Percassi ha aumentato notevolmente i propri ricavi, sfiorando il record dei 200 milioni. Insomma, società forte più squadra forte e il gioco è fatto.

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