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A Rio si gioca, ad Aleppo si muore di stenti. In arrivo in Europa 1 milione di profughi

(di Marcel Vulpis) – Sembra di stare sul Titanic, con l’orchestra che suona, mentre la nave affonda dopo aver colpito l’iceberg. Lo stesso si potrebbe dire guardando ciò che sta accadendo nel mondo. In Brasile a Rio i XXXI Giochi estivi olimpici (in un clima di grande festa e gioia), in Siria ad Aleppo, dall’altra parte del mondo, si muore per la guerra (nonostante la proclamata e tradizionale “tregua olimpica” voluta dal CIO).

Ma non c’è CIO che tenga in Siria: le truppe governative (con il supporto di militari russi) sono impegnate in una guerra senza quartiere, condita di enormi atrocità umane, contro i ribelli nella regione di Aleppo (con tanto di truppe dell’ISIS, che intendono instaurare il cosiddetto Califfato o Daesh che dir si voglia). L’obiettivo è liberare questa area geografiche.

Aleppo è una città fantasma da mesi, dove la cittadinanza è allo stremo per fame, acqua e assenza totale di medicinali e luce. Serve tutto, a partire dall’umanità e dal sostegno internazionale, con un ONU che non riesce a individuare una strategia corretta, per aiutare concretamente chi, ogni giorno, combatte per vivere.

Nel frattempo ci sono stati nuovi raid in Libia dell’ aviazione Usa contro l’Isis a Sirte: ieri 12 attacchi di cui riferiscono le milizie libiche impegnate nella battaglia, che hanno colpito nascondigli dei jihadisti e blindati, ma anche cecchini sui palazzi in centro città. L’ONU ha lanciato l’allarme per la Siria: ad Aleppo oltre due milioni di civili sono senza elettricità e senza acqua a causa dei bombardamenti, serve una tregua umanitaria di 48 ore, perché siano riparati gli impianti e ricostituite le scorte di cibo e medicinali per la popolazione.

I principali analisti di tematiche internazionali prevedono che più del 50% della popolazione di Aleppo deciderà, nelle prossime settimane, di abbandonare la città siriana (ormai ridotta ad un cumulo di macerie) per provare a non morire di stenti (il tutto è aggravato da un caldo superiore alle stime del periodo) in città.

Circa 1 milione di persone potrebbe riversarsi nell’area dei Balcani e del Mediterraneo (transitando anche e soprattutto per l’Italia) per raggiungere l’Europa del Nord, a partire da nazioni come la Germania. Se ciò dovesse verificarsi (già oggi le città di Milano e Como sono in emergenza per la chiusura delle frontiere da parte dei francesi a Ventimiglia) scoppierebbe una vera e proprio emergenza profughi (una bomba sociale) in tutta Europa. L’Italia è il Paese più a rischio essendo un hub naturale per tutti i flussi migratori, che provengono dal continente nord-africano o dal Medio Oriente in generale.

 

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Marcel Vulpis

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