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Serie A: si riparte ma è tutto scritto da 50 anni. La legge dei grandi numeri indica ancora Juve

(di Marcel Vulpis) – Scatta alle ore 18.00, con l’anticipo Roma-Udinese, per poi proseguire con Juventus-Fiorentina (primo big match della stagione – nel programma serale delle 20.45), il campionato n.113 della serie A-Tim.

C’è chi sostiene che il nostro futuro (o anche il presente) sia scritto nel passato, basterebbe leggere la storia di una persona, di una nazione o, in questo caso, di una serie calcistica, per comprenderne le tendenze e prevedere ciò che avverrà.

Ed effettivamente è vero, almeno a leggere con attenzione l’almanacco del calcio, ovvero il libro dove vengono annotati tutti gli scudetti vinti (inclusi quelli revocati o non assegnati come nel caso del Torino stagione ’27 o del 2005, nel pieno dello scandalo Calciopoli).

In questo “esercizio stilistico” siamo partiti analizzando gli ultimi 50 scudetti (dal 1967 vinto dalla Juventus, al 2016 vinto sempre dai bianconeri, in un ideale alpha-omega pallonaio). In 50 anni di calcio “moderno”, solo 11 squadre hanno vinto almeno uno scudetto ed appena tre (Juve, Milan e Inter) sono riuscite a superare il numero di due titoli vinti, come nel caso di Lazio, Roma, Napoli (il resto è uno scudetto a testa: Sampdoria, Hellas Verona, Fiorentina, Torino e il Cagliari nel lontanissimo 1970).

Una immagine di repertorio tratta dal web del Cagliari "scudettato" del '69-'70

Una immagine di repertorio tratta dal web del Cagliari “scudettato” del ’69-’70

Sempre solo tre club sono riusciti a fare una serie consecutiva di tre o di cinque scudetti: il Milan dal 1992 al 1994; l’Inter dal 2006 al 2010 (sfruttando il momento di peggior débâcle dei rivali della Juventus) e la Vecchia Signora dal 2012 al 2016 (con l’ultimo campionato, dove i bianconeri sono partiti molto male, per poi recuperare e distanziare Napoli e Roma).

Ma entriamo nel dettaglio: la Juventus in 50 anni ha vinto 20 scudetti; il Milan ben 10; l’Inter ben 8 (di cui 5 sotto l’era di Massimo Moratti, l’ultimo patron-mecenate del calcio tricolore), poi un gap vistoso, in termini di blasone (2 scudetti a testa per Lazio, Roma e Napoli e uno per Samp, Fiorentina, Verona, Torino e Cagliari).

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Il vero spartiacque in questa analisi è la stagione del 198,5 dove un incredibile Verona guidato da un allenatore certosino come Osvaldo Bagnoli vince, a sorpresa, uno scudetto che rimarrà nella storia del calcio. Dopo quell’anno il football italiano vede l’ingresso di Silvio Berlusconi, che con il suo Milan, si pone come antagonista diretto dei bianconeri.

Una immagine di Silvio Berlusconi con i trofei conquistati dall'AC Milan nei 30 anni di gestione aziendale (foto tratta dal web)

Una immagine di Silvio Berlusconi con i trofei conquistati dall’AC Milan nei 30 anni di gestione aziendale (foto tratta dal web)

Se la ricerca viene ridotta agli ultimi 30 anni (dal 1987 al 2016), il predominio della Juve è meno visibile: appena 10 titoli sui 30 disponibili. Subito dietro, infatti, c’è il Milan con 8 titoli (fanno parte dei 28 trofei conquistati da Berlusconi in 30 anni di gestione societaria) e l’Inter con 6. I restanti 5 scudetti sono appannaggio di Napoli (2), Roma (1), Sampdoria (1) e Lazio (1). A questi dati deve essere aggiunto, chiaramente, il titolo non assegnato del 2005 (vinto sul campo però dalla Juve). Quindi se si riduce la ricerca all’ultimo trentennio il calcio a spicchi può essere raccolto in appena 7 società sulle 20 disponibili. Considerando i derby Milan-Inter e Roma-Lazio, di fatto, il football tricolore si muove, da 30 anni, su un asse composto da cinque piazze, se non due: Milano e Torino. 

Un led Lastminute.com mentre i giocatori della Juve festeggiano una rete

Un led Lastminute.com mentre i giocatori della Juve festeggiano una rete

Questo dice la storia e la storia, si sa, non mente mai. C’è da chiedersi quindi chi oggi possa concretamente sfidare la Juve di Max Allegri dei 5 scudetti di fila.

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Max Allegri allenatore della Juventus campione d’Italia nell’ultimo spot Sky

Di questi sette club la Lazio al momento non è assolutamente competitiva per la corsa al titolo, la Sampdoria è anche un gradino indietro. Il Milan sta cercando una nuova identità prima di provare a rimettersi in corsa per l’Europa. Un metro più avanti è l’Inter, ma il cambio societario (oggi nelle mani del gruppo cinese Suning) e dell’allenatore non fanno presagire miracoli particolari. Restano sulla carta Napoli e AS Roma. La squadra di Maurizio Sarri, nonostante alcuni nuovi innesti, appare più debole di un anno fa, quando poteva contare su un ariete come Gonzalo Higuain (36 reti nelle ultime stagioni). E per non avere dubbi di provare a tentare la scalata al titolo, il Napoli (suo malgrado) l’ha ceduto alla Juve, a fronte di un cachet da 90 milioni di euro (pari al valore della clausola rescissoria). L’AS Roma cerca ancora una sua identità e il continuo arrivo di giovani talenti non permette di consolidare il gruppo, con Francesco Totti e Daniele De Rossi, più vicini al fine-carriera che alla “maturità” calcistica.

Francesco Totti, testimonial di Nike Italia

Francesco Totti, testimonial di Nike Italia

Di fatto solo la Juventus può decidere di perdere questo campionato. Ma perché mai dovrebbe farlo, visto che con sei scudetti di fila entrerebbe nella leggenda del calcio italiano? Neppure il grande Torino, nel periodo 43-49, è riuscito a far meglio.

Una immagine di repertorio del Grande Torino tragicamente scomparso sulle colline di Superga nel lontano 1949

Una immagine di repertorio del Grande Torino tragicamente scomparso sulle colline di Superga nel lontano 1949

 

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Marcel Vulpis

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