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Lamborghini (Centro Studi SG Plus) – Sport Cities: come l’attività motoria può essere uno strumento di crescita per un territorio

(di Alberto Morici) – Come sta cambiando il modo di praticare sport nei contesti urbani e come una società di advisoring strategico può supportare società sportive e amministrazioni pubbliche in un corretto e più funzionale rapporto di collaborazione “pubblico-privato”? Ne abbiamo parlato con Roberto Lamborghini (responsabile Centro Studi SG Plus) in questa intervista (nella foto in primo piano) rilasciata all’agenzia Sporteconomy. Con un focus importante sulla nascita e sviluppo di progetti di “Sport Cities“, finalizzati anche alla riqualificazione urbana, da diffondere, nei prossimi anni, sull’intero territorio nazionale.

1 – Durante la pandemia è emerso chiaramente il legame degli italiani rispetto alla pratica di attività sportive. Partendo da questa tesi come la si può trasformare in una grande opportunità per il paese?

Era un tema emerso proprio durante il lockdown. Molti operatori si sono detti: o lo sport trova un nuovo modello di offerta, congiuntamente a nuove strategie, o rischia di perdere soprattutto sotto il profilo competitivo. Purtroppo, a distanza di poco più di un anno, non ci sono state queste grandi novità nel settore. Questo è un tema che deve far riflettere, perchè bisogna pensare a cosa vuole essere/diventare lo sport cosiddetto “strutturato”, o se, invece, vogliamo allargare il discorso alla pratica motoria, allo sport libero. Ovvero a tutto ciò che la gente, almeno nell’80-90% dei casi, ha fatto in questi mesi e che continuerà a fare anche nella fase contingente dell’emergenza sanitaria.

Quello che è emerso è la volontà fortissima di continuare a fare sport, di muoversi all’aria aperta. Il tema centrale è quello del benessere e del tenersi forma. In generale, anche per paura del contagio, si è riscoperta la volontà di fare sport e pratica sportiva immersi nell’ambiente. E’ un aspetto che diventerà l’elemento guida dello sport del domani e avrà ricadute nell’offerta delle società sportive. Deve cambiare, pertanto, il modello di offerta: lo sport non sarà più vissuto esclusivamente negli impianti canonici (ovvero al chiuso). Questa riflessione avrà degli effetti positivi anche per le amministrazioni pubbliche. Una popolazione che si muove è anche, a tendere, una comunità più sana e in salute. 

2 – In questi ultimi anno sono diversi i progetti riconducibili sotto la sigla/denominazione “Sport Cities”. Qual è il posizionamento di “SG Plus” rispetto a questo trend?

Secondo una recentissima ricerca dell’Istituto Piepoli, il 70% degli intervistati ha dichiarato che, anche post Covid-19, continuerà a voler praticare sport all’aperto. Le città continuano ad essere il luogo dove vive la stragrande maggioranza delle persone. I centri urbani, però, devono essere ripensati e riqualificati mettendo mettendo il movimento e l’attività motoria come elemento centrale. Da un lato, quindi, bisognerà creare consapevolezza per le amministrazioni pubbliche, perchè vivano appunto lo sport come fattore strategico per la riqualificazione urbana dei territori. Dall’altro lo sport deve essere “integrato” nelle politiche di miglioramento del territorio.

Il logo di SG Plus – sport advisor con quartier generale a Parma

Soprattutto per quello che dicevo prima: il luogo ideale per fare sport non è più solo la palestra, ma anche i parchi pubblici all’interno delle città. Ci sono tante nuove dinamiche e modalità di fare pratica sportiva all’aperto. Infatti non necessitano più di luoghi chiusi (“indoor”). Bisogna anche pensare come lo sport possa essere integrato/collegato a temi come la rigenerazione urbana o le politiche sociali. Parallelamente significa anche come ripensare ad un nuovo modello di città: appunto le cosiddette “Sport Cities”. Nel futuro il benessere, la salute dei cittadini diventa il tema centrale. Anche l’analisi dei cambiamenti collegati alla modalità di “smart working” deve far riflettere, perchè riducendo gli spostamenti vuol dire anche restituire tempo alle persone, in modo da praticare sport. Significa poter fare anche sport vicino a dove si abita, in massima autonomia e libertà. Conseguentemente la popolazione cresce e aumenta il benessere in termini di salute. Ciò porterà anche le amministrazioni pubbliche a modificare i propri investimenti, arrivando a fornire ad esempio i parchi di spogliatoi o di maggiore illuminazione nei momenti serali. 

3 – E’ chiaro che si apre una sfida importante anche per le amministrazioni comunali. Come intendete supportarle?

Assolutamente. Era un percorso, proprio con le amministrazioni pubbliche, che già portavamo avanti da diverso tempo, ma, che, con il lockdown, si è ulteriormente allargato. Lo sport di base serve, da un lato ad allargare la base di coloro che fanno sport, dall’altro,i n un’ottica di crescita, le società sportive devono sapere dialogare, in modo più competente, con la PA sui territori. Ci stiamo muovendo su diversi asset principali. Il primo è proprio la creazione di questo dialogo; un link strettissimo tra amministrazioni pubbliche e società sportive. Poi ci occupiamo di analizzare i bisogni del mondo sportivo in ambito territoriale. Senza dimenticare comunque il panorama dello sport cosiddetto “strutturato” a tutti i livelli. Di conseguenza il passo successivo è creare percorsi di formazione per i dirigenti sportivi così da migliorare l’offerta di sport in ambito locale. Il secondo tema è quello dell’impiantistica, perchè devono essere gestiti nel modo migliore anche sotto il profilo gestionale ed economico-finanziario. Il terzo punto è lo sviluppo di piani strategici. Cioè come aiutare le società sportive e/o le amministrazioni comunali supportandole nella partecipazione a bandi regionali, europei, ecc., dove lo sport è l’elemento centrale/trasversale delle politiche sociali, delle tematiche collegata alla salute/benessere e alla rigenerazione urbana delle aree metropolitane. 

4 – Pubblico-Privato. Un binomio sulla carta “perfetto”, ma non sempre attuabile, anche per ragioni meramente politiche. Lo sport può diventare il collante ideale di questa soft revolution con impatti concreti sotto il profilo della sostenibilità ambientale?

E’ sicuramente possibile questa unione “pubblico-privato”, ma nell’ottica che abbiamo detto: cioè nella idea di promuovere la promozione sportiva e non è un gioco di parole. Il primo step sarebbe parlare un linguaggio diverso, sicuramente meno autoreferenziale come talvolta accade nel mondo dello sport italiano. Il tema “pubblico-privato” trova una sua forte applicazione anche nel “project financing”, con l’obiettivo centrale di riqualificare impianti presenti sul territorio. Per farli vivere, per metterli a disposizione della cittadinanza. Il privato può aiutare il pubblico a far “vivere”, nel modo migliore, tutte queste strutture. L’attenzione è rivolta anche all’analisi delle “best practices” presenti a livello europeo/internazionale

Ad esempio, a livello continentale, la Danimarca è un bellissimo benchmark, perchè da tempo sono attivi progetti dove si lavora per rendere lo sport accessibile veramente per tutti. Anche in Svizzera ci sono dei bellissimi esempi. In questo caso specifico il territorio naturale viene inserito nell’offerta sportiva per renderla accessibile alla popolazione. 

Più in generale, in questo momento stiamo lavorando con una decina di amministrazioni sia sul tema dell’impiantistica, sia dello sviluppo del territorio. Siamo poi partner orgoglioso della “Fondazione Sport City, presieduta da Fabio Pagliara (ex segretario generale FIDAL e top manager), per far crescere la sportivizzazione dei territorio e far crescere le politiche collegate al tema del movimento e della pratica sportiva “non strutturata”. 

Vogliamo poi unire il mondo digitale a quello della pratica sportiva, partendo dall’idea che le nuove generazioni presentano nuovi linguaggi e modalità nel fare sport. Quanto più riusciremo ad attivare le fasce dei più giovani, tanto più concetti come Sport Cities diventeranno sempre più diffusi tra il grande pubblico. 

Stiamo lavorando con tantissime Federazioni sportive nazionali (FSN), poi, a livello regionale, con la Regione Lombardia, per la quale abbiamo sviluppato lo “Sport Plan”. In più collaboriamo con APT Servizi, partecipata della Regione Emilia Romagna sui temi dello sport, oltre che con i comuni di Padova, Firenze (per l’impiantistica), Cuneo e Modena, solo per citarne alcuni.  

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Alberto Morici

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