Londra 2012

Riflessioni sul medagliere azzurro e sulla politica nei Giochi


Leggendo con attenzione l’editoriale, non credo
si possa dare una giusta risposta alla domanda iniziale, senza considerare che
qui stiamo parlando dei Giochi Olimpici, cioè della seconda più grande potenza
economica aziendale al mondo, solo dietro ad Apple. Ma con una grandissima
differenza: le Olimpiadi sono un movimento, e non producono un bene diretto
(come invece fa Apple con telefoni, computer ed altro), ma mettono insieme
forze politiche ed economiche, che nessun altro movimento al mondo riesce a
fare. Apple, se vuole aumentare il suo valore, cerca di aumentare le vendite.
L’olimpiade invece, deve far aumentare il suo interesse politico ed economico. E
come sempre, dove c’è politica e denaro, c’è sempre un interesse a 360 gradi.

Non possiamo trascurare certe dinamiche politiche/economiche
all’interno del mondo sportivo internazionale che si muovono con logiche
proprie. Ci sono molti attori coinvolti, che a seconda dell’angolo con cui
vengono guardati, possono avere influenze molto importanti. 

Nel caso dell’Italia, abbiamo un C.O.N.I., che
cerca di avere il suo peso all’interno del Comitato Olimpico Internazionale
(CIO). Ci sono le federazioni nazionali che cercano di avere un ruolo
importante all’interno del C.O.N.I. e della rispettiva Federazione Internazionale.
Quest’ultima a sua volta cerca nuovamente la sua posizione all’interno del CIO. 
Ognuno
di loro, cerca di guadagnare prestigio e potere nei propri ambienti,
conquistandosi poltrone e diritti di voto. Una federazione internazionale,
cerca di avere il maggior numero di atleti e nazioni alle olimpiadi, e spinge
le proprie federazioni nazionali a portare atleti, anche se non sono ai massimi
livelli. Anche se non si direbbe, ma l’Italia ha una certa importanza a livello
internazionale, e la sua non partecipazione in uno sport, sarebbe un boomerang
verso quella stessa federazione sui tavoli del CIO (non bisogna dimenticare che
ad ottobre si apre il periodo di 12 mesi per l’”Olympic program review”, cioè
il CIO dopo una verifica di tutti gli sport attualmente nel programma olimpico
(e di quanto gli rendono), deciderà quote di atleti e medaglie per le
discipline del 2016, nonchè quali sport e/o discipline usciranno dal programma
e chi entrerà nel 2020). Da qui si dovrebbe intuire l’importanza di avere anche
un solo atleta iscritto ai Giochi. 
Non partecipare in qualche sport, vorrebbe dire togliere potere
all’Italia all’interno di quella Federazione/sport sia sui tavoli nazionali che
internazionali. Potere necessario per far sviluppare lo sport a livello
nazionale, riuscendo ad esempio ad avere infrastrutture per gli allenamenti (e
non solo campi di calcio). Potere necessario per conquistare qualche poltrona a
livello internazionale necessaria per avere autorità e credibilità per ospitare
in Italia grandi eventi sportivi come campionati mondiali o coppe del mondo di
vari sport. Se tutto questo fosse ben orchestrato, i nostri soldi pubblici
spesi per sostenere lo sport in generale, sarebbero più che giustificati  perché vorrebbe dire aiutare sì lo
sviluppo dello sport, ma anche quello economico creando nuovi posti di lavoro.
A conferma di questo, lo scorso Aprile Putin ha definito efficace per la Russia
e lo sviluppo del paese (e delle proprie infrastrutture come strade,
autostrade, aeroporti, etc.) la candidatura ad ospitare i maggiori eventi
sportivi internazionali per il prossimo decennio. Forse Putin non ha fatto la
Bocconi, ma ha capito come fare a far crescere il paese anche con risorse
diverse dal gas e petrolio.

Mentre agli occhi di tutti c’è il medagliere olimpico, negli
ambienti politici sportivi c’è un’altra classica che conta molto di più: la
“Placing Table”. Una specie di medagliere dove si contano gli 8 finalisti di
tutte le gare. In questa graduatoria, le cose cambiano e di molto. Infatti
l’Italia non ha solo 28 atleti. E’ questa quella che realmente conta per
decidere il peso di una nazione su un’altra. Ed è giusto che sia così, perché
nella Placing table, vengono annullate quelle ingiustizie subite sul campo di
gara da eventuali giudizi imparziali di qualche giudice, magari proprio in
quegli sport dove a livello “politico” internazionale non siamo rappresentati
dignitosamente.

Onestamente non sono le 560 persone portate a Londra a spese
dei contribuenti, sì, 560 perché il ratio tra atleti ed accompagnatori alle
olimpiadi è quasi di 1:1, ma sono i benefici che ne possiamo realmente trarre.
Un investimento non finalizzato alle sole medaglie, ma ad una vera crescita
della nazione. Ebbene sì, ci sono alcune realtà come la “FederMalagò” (che dopo
le vicissitudini giudiziarie legate ai mondiali di nuoto, Malagò non ha dato
proprio il massimo) di oggi, ma come c’è stata la “FederNebiolo” ieri, che
hanno capito come gestire in maniera più o meno imprenditoriale la propria
disciplina sportiva, e fatta crescere a 360 gradi. Ad onor del vero c’è anche
una “FederArese”, che secondo me però ha provocato effetti contrari. C’è
bisogno di persone capaci e lungimiranti per gestirele federazioni e il CONI,
persone che sappiano cambiare le cose con dei piani e delle strategie a lunga
scadenza. Persone che siano capaci di dare il giusto valore ed impatto
economici ad ogni decisione presa, e che sappiano valutare anche i vantaggi
generati sull’indotto. Faccio un esempio tra tutti. La federazione nazionale
inglese di ciclismo (la sorella della nostra FIC), ha vinto 12 medaglie su 54
in palio tra tutte le discipline, investendo in un programma costruito 5 anni
fa, che ha coinvolto tutta la popolazione. Scuole, club, circoli, persone
comuni. Bene, questa attività ha generato un indotto lordo annuo di 2.9
miliardi di Sterline sul mercato inglese (vendita di biciclette, accessori,
viaggi per raggiungere le destinazioni degli eventi, etc.), dove ci sono 23.000
persone che lavoro nell’indotto. E questo è solo uno dei 36 sport Olimpici. Questi
sono solo pochi numeri di riferimento per far capire come deve essere visto lo
sport oggi, e come deve essere interpretato dai futuri presidenti e dirigenti. Solo
scelte fatte in questa ottica, farebbero gioire le 560 persone della spedizione
olimpica, ma anche tutte le famiglie degli ambienti “indotti”. Al candidato
Malagò chiederei di fare un programma concreto con un team di esperti e non di
politici. Di gente nuova e giovane, al di sopra delle parti. Questo gli
garantirebbe l’elezione l’anno prossimo, ma un buon terreno per i quadrienni a
venire.

Il nostro editoriale sul medagliere azzurro e se soprattutto valga i soldi dei contribuenti italiani ha scosso l’ambiente. A conferma di ciò una interessante riflessione 

del consulente di sports-marketing Luca Uguzzoni, con esperienze nel mondo dei cinque cerchi, che pubblichiamo per continuare a discutere sul pianeta Coni (e non solo) e su una sua possibile “riforma”. Interessante anche le riflessioni sul candidato Giovanni Malagò per la presidenza del CONI. 
Previous post

Marketing - The Beast sfida The Legend, ma Bolt è ancora inarrivabile

Next post

Maglie - Hyundai jersey sponsor dell'Olympique Lyonnais

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *