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La crisi russo-turca non tocca gli accordi con i contractor di Russia2018

Proseguono le polemiche dopo l’abbattimento dell’aereo militare russo da parte delle forze turche ai confini con la Siria. Già attivate una serie di misure restrittive (per la Turchia invece si tratterebbe di vere e proprie “ritorsioni”) a livello governativo.

Si tratta di provvedimenti che colpiscono l’economia della Turchia. Il vice premier russo Dmitri Rogozin, che sovrintende alla difesa e all’industria aerospaziale, su Facebook ha chiesto alle armerie russe di rifiutarsi di lavorare con i fornitori turchi. La holding “Kolchuga” ha già rimosso dai suoi punti vendita le armi prodotte in Turchia. L’esecutivo russo ha inoltre incaricato Rosselkhoznadzor, l’ente federale per i controlli fitosanitari, di rafforzare i controlli sui prodotti agroalimentari provenienti dalla Turchia.

Ritorsioni ci sono state anche in ambito sportivo: i club della Russian Premier league non potranno acquistare i cartellini di calciatori provenienti dalla Turchia. A sorpresa invece non saranno toccati i contratti stabiliti diversi mesi fa con i contractor turchi chiamati a lavorare in Russia per la costruzione di nuovi stadi per la Fifa World Cup 2018, che si terrà sul territorio della federazione russa.

Le compagnie turche che sono impegnate nella costruzione degli stadi per i Mondiali del 2018 potranno tranquillamente andare avanti nel loro lavoro, così come i calciatori sotto contratto. “In futuro non saranno più qui – ha spiegato Vitaly Mutko (ministro dello sport) – ma al momento hanno dei contratti in vigore e non saranno riesaminati”.

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Redazione

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