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Il mondo dello sport italiano dà i numeri

(di Gianni Bondini) – A tre anni esatti dalla sua designazione-elezione a presidente del Coni, Giovanni Malagò, si presenta in una scuola di Torrenova (estrema periferia sud di Roma) per discutere attorno ai numeri dello sport. Lo fa assieme al presidente dell’Istat Giorgio Alleva.

La scuola è la “Antonio de Curtis in arte Totò”. I numeri sono freddi a riscaldarli ci pensa subito Alleva. Mentre ci candidiamo a ospitare l’Olimpiade del 2024, l’Italia è Paese di “poveri obesi” e di “giovanotti che fumano meno ma ingrassano di più”. Come in tutte le attività, si fa “più sport al nord e meno al sud”: dal 39% in Lombardia al 23, 9% in Campania. E anche se nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente: “E’ una questione di denaro”. Le famiglie spendono in media, per la scuola calcio dei figli, la piscina o il tennis in media 48 euro al mese che divengono 61 euro per chi ha i figli più sportivi. La parità, anche nelle spese, tra uomini e donne nello sport non esiste: praticano attività sportiva continuata 28,3% di uomini e solo il 19,5% di donne.
Ma, come spiega Malagò, se non ci fossero le donne alle Olimpiadi vinceremmo poche medaglie.
Nessuno ha il coraggio di dirlo, ma la quota rosa del mondo è occupata a fare la mamma e la casalinga, quindi il tempo libero per fare sport è ridotto al minimo.
Difatti, guarda caso, il calo dello sport per le donne è maggiore nella fascia d’età tra 20-24 anni, per così dire “matrimoniabile”, mentre col passare degli anni mogli e mamme recuperano il tempo per una corsa, una biciclettata o un’ora di palestra. E’ ovvio che lo sport fa bene alla salute e all’economia. 100 mila addetti, 4,5 miliardi valore aggiunto e 14 miliardi di fatturato. Ma questa mattinata con i numeri di sport in una scuola, guarda caso vicina a Tor Vergata (polo di impianti di Roma 2024) non è un caso. Un’Olimpiade va bene una “mossa” per coinvolgere la città.

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