Serie B

Editoriale – E’ tempo di dire basta, il calcio non sia più ostaggio di alcune frange di tifo…

Ho scritto “alcune frange”, perchè è chiaro che non tutti i tifosi del Verona sono colpevoli di questa infamia, ma è pur vero che serve una punizione esemplare, perchè non ci dimentichiamo che, da tempo, in tutta Italia, c’è chi ridicolizza il povero Pessotto (ex calciatore della Juventus, per fortuna salvatosi dopo un tentaivo di suicidio) e questo è altrettanto vergognoso. 

C’è un odio strisciante che vola nelle curve italiane, non appena inizia la partita di turno, quale che sia il territorio geografico di riferimento. Una sub-cultura imperante, ma estramente pericolosa sotto il profilo sociale, che mira a distruggere “l’altro” (inteso come nemico e non come semplice avversario) e a infangare le memorie storiche di una tifoseria, con il semplice gusto di umiliarla e con l’intento finale di sporcare una bella manifestazione sportiva.

E’ arrivato il tempo, però, che le istituzioni (nessuna esclusa) intervengano in modo duro. Deve arrivare un segnale inequivocabile. La giustizia italiana (perchè non è certamente la Lega di serie A o di serie B che può vestire questo ruolo di giudice) deve intervenire, non può ulteriormente girarsi dall’altra parte. Questi tifosi, ma è un’offesa anche considerarli tali, devono essere puniti in modo esemplare: non dovrebbero più entrare in uno stadio per tutta la vita; dovrebbero per anni essere messi a disposizione di servizi sociali e pagare una multa economica salata, così da togliere loro quel sorriso sardonico di chi ritiene di averla fatta franca nascondendosi dietro una sciarpa o nel “mucchio selvaggio” di una curva.

Sarebbe importante anche che il presidente dell’Hellas Verona inizi a fare una serie di considerazioni interne, perchè è chiaro che questo tifo gialloblù (o almeno una sua parte) non merita le trasferte. E’ un pericolo e c’è il rischio che in alcune piazze del Sud possa generare anche casi di grave ordine pubblico. Non basta dissociarsi con un comunicato stampa, adesso è tempo di intervenire con “fatti concreti”. In curva non devono andarci i facinorosi, ma le famiglie. E’ una riflessione che lasciamo al presidente dell’Hellas, perchè è chiaro che questa situazione non può continuare all’infinito e tanto per iniziare consigli, per il futuro, al c.t. Mandorlini termini più consoni per un allenatore. Vedere nei giorni che precedono una gara concetti come “nemico” in bocca a un c.t. non aiuta la cultura della serenità sportiva.

Ci piacerebbe vedere anche un intervento del sindaco di Verona, perchè è chiaro che ieri c’è stato un forte danno di immagine per l’intera comunità veronese. La presentazione del campionato di serie B era partito proprio dall’Arena, grazie anche a una felice intuizione del presidente di Lega, Andrea Abodi, un omaggio alla città e alla sua storia/cultura. Adesso la stessa città deve espellere questi corpi estranei che ne rovinano l’immagine bellissima che ha in tutto il mondo. E’ una occasione irripetibile non solo per prendere le distanze da questi gesti indecorosi, ma anche e soprattutto per debellarli definitivamente. Non può vincere la sub-cultura di queste frange sulla cultura dello sport. Sarebbe una sconfitta tremenda che non possiamo accettare come uomini di sport e di informazione. 

di seguito l’intervento telefonico del presidente Abodi con Alberto Rimedio sulla Rai a 90° minuto (registrato ieri pomeriggio).


Quando ieri a Livorno sono partiti i cori infamanti contro il povero PierMario Morosini (scomparso lo scorso 14 aprile), la partita Livorno-Hellas Verona è terminata in un secondo netto. Il risultato è servito solo per modificare il calendario della serie B, ma sotto il profilo umano, che, per noi, è più importante di quello sportivo, la gara non aveva più senso. C’è un confine molto labile tra l’uomo e la bestia e ieri chi ha intonato quei cori lo ha superato sapendo che lo stava superando. Ecco perchè non c’è alcun alibi o scusa nel gesto del Picchi, orchestrato da “alcune frange” del tifo dell’Hellas Verona.

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Marcel Vulpis

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