Punto e a Capo

Digitale terrestre, tanti diritti. Ma quali doveri?

Quello appena partito non sarà – nemmeno quest’anno – il campionato più bello del mondo. In compenso sarà il più visto, sentito, telefonato e arrampicato sui vetri. Merito, e colpa, dei diritti: quelli satellitari di Sky, quelli Umts di 3 (a proposito, grande la trovata di anticipare sul cellulare 90° minuto), quelli per la banda larga di Fastweb e per l’Internet veloce di Rossoalice, varie ed eventuali e, naturalmente, i diritti sul digitale terrestre. Qui Mediaset ha giocato d’anticipo, l’abbiamo scritto tutti. Ma d’anticipo rispetto a cosa? Innanzitutto – e ad ammetterlo è stato lo stesso Piersilvio Berlusconi al Tg5 di Chicco Mentana – rispetto al digitale terrestre. Già, perchè anche i più scalmanati supporter della conversione forzata al nuovo sistema entro il 2006 se ne sono fatti, volenti o nolenti, una ragione: portare tutto sul digitale terrestre tra due anni non solo è impossibile, sarebbe profondamente stupido. Non solo: anche Mediaset, che pure ha già versato per il calcio fior di quattrini nelle casse di otto club, chiarisce di non avere fretta e che la trasmissione delle partite a pagamento non partirà prima del prossimo anno (e qui ci sarebbe da capire – forse basterebbe che ce lo spiegassero – se per anno prossimo si intenda il campionato 2005/2006 o, piuttosto, il girone di ritorno della stagione in corso). Anticipo chiama anticipo, anche finanziario. E questa è stata una panacea, almeno parziale, per i bilanci delle squadre. Ma al tempo stesso potrebbe rivelarsi l’ennesimo golasso infilato nella rete dei tifosi, pardon, dei telespettatori. Non è la stessa cosa, tifare allo stadio o davanti alla tv: al calcio non può bastare l’elemosina di questa o di quella emittente, deve ritornare a riempire gli stadi e per farlo deve, prima di tutto, ritrovare credibilità. Questo anche per non ritrovarsi ostaggio di chi paga i diritti, ma soprattutto per ricordarsi di avere dei doveri verso chi regge baracca e burattini: la famosa ggente di biscardiana memoria. Mediaset, 3 e gli altri avranno il dovere di trasmettere immagini di buona qualità, i presidenti di pagare le tasse e non usare le squadre per i loro comodi porci e tutti, dai calciatori a chi li paga, dovranno assumersi l’impegno di non sputtanare tutto. Non si tratta più di lavare i panni sporchi in famiglia, si tratta di non sporcarli più. Altrimenti, nemmeno per diritto divino, iconti potranno tornare.

 

* Finanza&Mercati, quotidiano economico diretto da Osvaldo De Paolini

Previous post

Torino 2006: presentate le mascotte

Next post

Jaguar, sponsor dei test match 2004 dell'Italrugby

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *