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Closing AC Milan: Fininvest scende in campo per scoprire le carte dei cinesi

Ultimatum ai cinesi di Sino Europe Sport Investments (SESI) da parte della holding del Biscione, che attende di incassare la terza caparra da 100 milioni di euro entro le prossime 48 ore (anche se c’è un’altra scuola di pensiero che porta a poter prolungare la scadenza fino a metà della prossima settimana).

Se ciò non dovesse avvenire la trattativa in atto sarebbe definitivamente tramontata e Fininvest deciderebbe di trattenere (nelle proprie casse societarie) le due caparre da 200 milioni di euro già pagate in questi mesi in tre diversi momenti (15 mln+85 mln+100 mln di euro). Solo in questo modo ai cinesi sarebbe concesso un nuovo termine (prossimo 31 marzo). Tecnicamente si fa notare in ambienti Fininvest, che non è assolutamente corretto parlare di proroga, perché l’accordo scadeva lo scorso 3 marzo e a quella data non si è avuta una conclusione positiva dell’operazione (ricordiamo che si tratta di una trattativa per complessivi 720 mln di euro).

E’ chiaro che il 10 marzo si avrà una visione più completa dell’intera situazione. Berlusconi è convinto di cedere il club, ma è chiaro che i tempi si allungherebbero e toccherebbe all’attuale dirigenza rossonera portare avanti il progetto sportivo-aziendale, in attesa di una nuova trattativa.

Su diversi giornali si parla di Fininvest in pressing per ottenere dai cinesi nuove garanzie sulla fattibilità dell’operazione e sulla tracciabilità dei flussi di denaro. Un aspetto che ci conforta da un lato, ma che ci spaventa su altri piani. La domanda sorge spontanea: se fosse tutto vero ciò che si legge sui giornali italiani passa il concetto che le prime due caparre sarebbero arrivate nelle casse Fininvest senza che nessuno si sia chiesto da dove arrivano i soldi. Speriamo vivamente che ciò sia solo una pacchiana interpretazione della verità, perché se questa tesi fosse confermata aprirebbe una serie di riflessioni molto gravi non solo in ambito sportivo.

Ma non possiamo immaginare che una società del calibro di Fininvest possa aver avuto un atteggiamento così “benevolo” nei confronti di investitori cinesi di cui ancora oggi non si conosce l’assoluta consistenza economica.

C’è poi il “tormentone” trasparenza su cui ci stiamo battendo da giorni: è possibile che non ci sia oltre alla nostra testata nessun soggetto interessato a chiedere ai cinesi un’operazione trasparenza? Perché non si possono conoscere i nomi degli investitori, visto che lo stesso Silvio Berlusconi tranquillizza in tutti i modi i rappresentanti dei media con interviste ad hoc che vanno solo nella direzione di una operazione un po’ complicata (per il trasferimento di capitali cinesi all’estero), ma sostanzialmente in via di definizione?

Che sia in via di definizione o meno (e siamo assolutamente contenti per la Fininvest e per la famiglia Berlusconi), chiediamo, ancora una volta, di poter conoscere i nomi/cognomi e il relativo patrimonio personale dei futuri azionisti del gruppo AC Milan. Lo chiediamo sull’altare della trasparenza, ma soprattutto del buon senso.

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Marcel Vulpis

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