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Paolo Barelli regala un panettone amaro al CONI

(di Marcel Vulpis) –Il 2015 è stato un altro anno di record e successi. Visti i costi delle piscine, le nostre medaglie valgono di più. Sì a Roma2024, ma solo se serve per cambiare la città. A Rio puntiamo al top, ma competere con 200 paesi è difficile“. Con queste parole inizia l’intervista di fine anno di Paolo Barelli, presidente FIN, al quotidiano nazionale “Libero” pubblicata alla vigilia di Natale nelle pagine dello sport.

Un’intervista con molte luci, ma anche qualche ombra, come, per esempio, i rapporti con il CONI. Già nel titolo “Il nuoto, lo sport più vincente, ma il CONI ci ripudia“, si percepisce che all’interno dell’articolo ci saranno altri strali nei confronti del palazzo “H”.

“A proposito di Giochi c’è fermento per Roma2024. Come la pensano i romani?” chiede il giornalista Francesco Perugini al numero uno del nuoto.  “Sono attoniti per il degrado (i romani chiaramente, ndr). Le Olimpiadi sono un’opportunità solo se c’è un progetto per ridisegnare la città. Se ci sono i soldi per farlo, vale la pena provarci. Altrimenti meglio riparare le buche e completare la metropolitana” – ha dichiarato Barelli.

“Come sono i rapporti col CONI dopo la lunga battaglia a carte bollate?” – “E’ stato un attacco alle spalle. La partita non è chiusa, vogliamo dimostrare la nostra totale estraneità dalle accuse che ci ha fatto “nostra madre” “.

“Ha pagato il suo impegno in politica con Forza Italia?” – “La mia cultura dice che lo sport non ha tessere. Ha pesato di più l’invidia per chi corre in un contesto di debolezza”.

A leggere il pezzo su un quotidiano sicuramente non filo-governativo si evince che il 2016 non sarà tutto rose e fiori e la “freddezza” del numero uno del nuoto nei confronti del progetto olimpico, targato Malagò-Renzi-Montezemolo, non è certamente un aspetto positivo. Detto questo ci sembra che Barelli abbia spedito, attraverso “Libero”, una serie di messaggi in stile “parlo a nuora, perché suocera intenda“, aspettando a questo punto una risposta magari anche non ufficiale da parte del CONI. Ma sull’altra sponda anche Malagò non ha ancora sotterrato l’ascia di guerra.

La smoking-gun è ancora sul tavolo ed entro fine 2016 potrebbe arrivare la candidatura di un anti-Barelli per la poltrona della Federnuoto.

Per il momento la FIN sembra un castello inespugnabile, ma se venisse a mancare l’acqua, come durante un assedio di medievale memoria? Le ipotesi sono due: o si trova un accordo per azzerare quanto successo o ciascuno dei due passerà inevitabilmente alla “fase 2”. Barelli ha la forza e la determinazione per “attaccare” fino in fondo il CONI (la querela presentata negli ultimi mesi ne è la prova), ma sull’altro fronte è chiaro che una soluzione potrebbe essere la vittoria alle prossime elezioni di un “rottamatore” in perfetto stile renziano, che prenda il posto di Barelli, aprendo di fatto ad una nuova era del nuoto, ma Barelli venderà cara la poltrona di numero uno della FIN. Questa è l’unica certezza.

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Marcel Vulpis

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