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Infront innocente per il TAR. AGCM ha preso invece una cantonata

Abbiamo commentato tecnicamente ieri la sentenza del TAR sul caso AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato)-Infront, ma il passaggio più importante è questo:

Ne emerge un quadro che pone Infront come estranea ad influenze decisive sul volere della Lega, cui è rimandata ogni determinazione, e come soggetto che pone una problematica di ordine giuridico non pretestuosa ma da più fonti, anche di una certa autorevolezza, evidenziata (parere del consulente esterno, dichiarazioni in assemblea di esponenti di squadre di calcio).

Inoltre, il resto degli elementi “esogeni” richiamati dall’AGCM non coinvolge direttamente Infront ma riguarda scambi di “mail” tra gli operatori economici o tra questi e soggetti esterni che accomunano peraltro Lega e Infront senza individuare in quest’ultima una precisa volontà di favorire la specifica condotta per propri interessi legati alla “spartizione” di mercato.

A ciò si aggiunga che l’ulteriore elemento esogeno sui cui si fonda l’AGCM, consistente nella circostanza per la quale il rappresentante di Infront avrebbe telefonato nella mattina del 26 giugno 2014 all’amministratore delegato di Sky per comunicare l’esito della vicenda relativa all’assegnazione (pacchetto A a Sky, pacchetti B e D a RTI con disponibilità di quest’ultima a “sub-licenziare” il secondo a Sky ma pur sempre “…ai sensi del Decreto Melandri”, quindi subordinandola all’autorizzazione di AGCM/AgCom), non prova alcuna diretta influenza dell’”advisor” sulla decisione, dato che le testuali parole riportate nel provvedimento impugnato facevano chiaro riferimento a quanto operato “dalla Lega”, senza assumersi alcun merito o vantaggio specifico.

Anche la successiva telefonata richiamata, ove Infront prospetta a Sky la condizione di procedere alla rinuncia al contenzioso affinché la Lega esprima il consenso ad avviare il procedimento di richiesta di sub-licenza, non appare idonea a concretizzare una partecipazione decisiva di Infront a stravolgere l’esito della procedura di assegnazione ma testimonia, semmai, la sua opera di mero raccordo, quale “advisor”, con operatori coinvolti in una complessa situazione di “stallo”, fondata peraltro non su pretestuosi elementi ma su ragioni giuridiche di sostanza.

Che “a posteriori” l’AGCM affermi in merito che in realtà l’assegnazione dei due pacchetti a Sky non avrebbe integrato alcuna formazione di posizione dominante non è argomento idoneo a condizionare il giudizio sulla condotta delle parti, che – come detto – deve essere esaminata esclusivamente nella contestualizzazione degli eventi che, all’epoca, vedeva molti dubbi di fattibilità nell’assegnazione dei pacchetti più appetibili ad un unico operatore di mercato o anche una prevedibile incertezza sugli esiti di una nuova gara, una volta conosciuti gli importi offerti da RTI e Sky nonché da Eurosport (inferiore al minimo e per il solo pacchetto D, meno appettibile e naturalmente collegato e dipendente dalla gestione dei pacchetti A e B), con non impossibile evenienza che anche il pacchetto D (ma non quello E) potesse essere ottenuto da Sky, con evidenti ulteriori perplessità riguardo al rispetto dell’art. 9, comma 4, del “decreto Melandri”, che la stessa AGCM nel procedere all’approvazione della Linee Guida, pur potendo, non aveva contribuito a prospettare e risolvere “ex ante”.

In definitiva, le tesi dell’AGCM (di cui a pagg. 79-80 del p.i.) – secondo cui Infront: a) aveva un interesse immediato e diretto circa il raggiungimento di determinati ricavi da parte della Lega; b) aveva svolto un ruolo di mediazione nelle discussioni fra le squadre e con Sky; c) aveva rappresentato una forza di promozione, organizzazione, propulsione e coordinamento nell’intesa – non appaiono convincenti ai fini dell’irrogazione di una sanzione “antitrust” per le seguenti ragioni….”

 

Tradotto in italiano l’AGCM ha preso la classica “cantonata“, ma la cosa più incredibile è che mentre prendeva questa cantonata, sulle sue tesi si innestavano una serie di effetti a catena, con buona pace del giornalismo tricolore (con in prima fila Il Fatto quotidiano e La Repubblica), che rappresentava “scenari” orribili di monopolio (in barba alle regole di un mercato libero e concorrenziale), che, di fatto, secondo quanto analizzato dal giudice del TAR, non sarebbero mai avvenute. Se non nella testa di qualche fantasioso “delatore” fornito di letterina poi inviata anche alla magistratura ordinaria.

Quanto sostenuto dall’AGCM ha creato caos nel mercato del calcio italiano, in quello della distribuzione dei ricavi da diritti tv, nel mondo politico (con interventi a vario titolo, uno più sbagliato dell’altro, mossi più dall’emotività che dalla conoscenza reale dei fatti), con sotto la cenere a soffiare appunto alcuni media “chirurgici”, quanto detentori di verità assolute rivelatesi alla luce dei fatti delle vere e proprie bugie. Ma il danno nel momento in cui si è mossa questa gioiosa macchina da guerra è stato creato e ha generato effetti disastrosi (a partire dalla brand reputation).

Oltre a ciò è stato gettato fango sull’intera dirigenza di Infront (a partire da Marco Bogarelli e Giuseppe Ciocchetti entrati in un vero e proprio “loop” di diffamazione sistematica a mezzo stampa). Sempre Bogarelli e Ciocchetti, di fatto, si sono trovati a scegliere di abbandonare recentemente Infront.

Adesso sarà interessante leggere questa mattina La Repubblica e Il Fatto quotidiano per scoprire lo spazio (sempre che esista), che verrà dato ad Infront e alla sua dirigenza per spiegare che le tesi di AGCM erano totalmente fuori dalla realtà.

Infront ha vinto regolarmente la prima gara sui diritti tv del calcio italiano e ha sempre erogato importi economici nettamente superiori rispetto a qualsiasi competitor. Non c’è stata mai partita, perché gli altri concorrenti non sono mai stati in grado di superarli sia a livello di offerta qualitativa che quantitativa. Infront ha avuto sempre solo il peccato di essere la società “migliore” sul mercato in esame e questo in un Paese di soggetti invidiosi, gelosi (delle fortune altrue) e rancorosi è una colpa incredibile. Quasi da pena capitale.

Adesso la facciamo noi una domanda ai vertici di AGCM: dopo questa sentenza manderete almeno un biglietto di scuse ai vertici di Infront o finisce in cavalleria? Cioè, avete sbagliato e nessuno, questa volta, può contestarvi qualcosa? Come è possibile che tra le vostre tesi e quelle lette nella sentenza del TAR ci sia una distanza così forte?

E’ possibile poi che l’intervento della magistratura ordinaria italiana possa partire esclusivamente da una denuncia anonima?

Ma la domanda più seria è ancora una altra: in questo Paese così illiberale e vergognoso è ancora possibile fare impresa in modo serio senza essere attaccati in questo modo da “cecchini” appostati alle finestre, che ti vogliono mettere in ginocchio solo perché hai la colpa di essere il più bravo nel fare business? 

Contenti per la sentenza del TAR, ma molto preoccupati per il futuro di questo Paese, dove chiunque può permettersi di distruggere l’avversario solo per il gusto di farlo. Questa storia dovrebbe farci riflettere tutti, perché è chiaro che andando avanti così senza un senso, seppur minimo di comunità (e comunità vuol dire anche accettare che possa esistere un soggetto più forte di un altro), arriveremo velocemente all’auto-distruzione del sistema stesso. Non ci vuole un genio per capirlo.

Come agenzia giornalistica siamo felici di non aver mai seguito la corrente e di essere stati una voce fuori dal coro, che ha sempre sottolineato come le tesi dell’AGCM e non solo quelle fossero totalmente fuori asse. E così è stato. Non chiediamoci pertanto come mai la gente non compri più i giornali. Se deve leggere articoli che raccontato storie che si rivelano “false” e destituite di alcun fondamento mesi dopo perché dovrebbe spendere 1 euro e 50?

 

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Marcel Vulpis

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