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Il DDL sull’equilibrio di genere nello sport nasce zoppo. Autogol pesante in Senato

(di Marcel Vulpis) – Parte zoppa l’idea di riforma della legge 91 del marzo 1981, presentata ieri in sala Nassirya al Senato, da una pattuglia di parlamentari PD (alla presenza dei big Raffaele Ranucci e Josefa Idem).
Il primo elemento di riflessione è l’assenza, al tavolo dei relatori, di un rappresentante del CONI. Ad essere sinceri era seduto in aula, Francesco Soro, capo gabinetto dell’ente di governo dello sport italiano, ma, solo in un secondo momento, è stato invitato, dalla senatrice Valeria Fedeli (vice-presidente del Senato), a commentare il testo del DDL.
Ma al di là degli aspetti relazionali, anche se spesso fanno la differenza, non si capisce perchè questo progetto legislativo non sia nato nell’alveo del CONI, visto che soprattutto la lotta alla discriminazione di genere in ambito sportivo è tra i principi formatori dell’ente stesso.
Ora il DDL AS 1996 titolato ‘Modifiche alla legge 23 marzo 1981 n.91 per la promozione dell’equilibrio di genere nei rapporti tra società e sportivi professionisti‘ seguirà il normale iter parlamentare, ma manca di quel driver che potrebbe farlo realmente decollare in ambito parlamentare. E’ un disegno di legge, tra l’altro, che tocca di fatto sei discipline sportive su oltre 60 e l’idea stessa di riforma della legge 91, seppur idealmente corretta, doveva rientrare in una articolazione legislativa di più ampio respiro. Il ddl, siamo sinceri, sembra avere il “braccino corto”, ancor prima di nascere.

L’idea, ripetiamo, è più che giusta, non si discute, ma sono sbagliate le modalità, la dimensione del contenuto (troppo limitata rispetto all’area su cui invece si sarebbe dovuto intervenire) e il modo in cui non è stato coinvolto il CONI.

Non prevedere un suo coinvolgimento in misura centrale è praticamente un autogol, per rimanere nell’ambito della metafora di sapore sportivo. Vediamo se i relatori DEM sapranno correre al riparo per evitare che il ddl muoia ancor prima di nascere. Ieri l’imbarazzo era evidente tra i rappresentanti dei media, vedremo nel proseguo se i relatori del PD sapranno recuperare il tempo perduto. 

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Marcel Vulpis

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