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Il Betting possibile leva economica per la “ripartenza” dei club di calcio

L’idea targata Lega calcio di “riaprire” al mondo del betting piace anche al di fuori dei confini tricolori. Lo sviluppo di ciò che accadrà, nelle prossime settimane, è sotto la lente d’ingrandimento dei vertici della English Premier League (EPL), massima serie del calcio britannico.

Gli effetti del “Decreto Dignità” si sono fatti sentire anche in altri mercati europei. Spagna e Inghilterra, sono coinvolti, da diversi mesi (prima ancora che esplodesse l’epidemia), in un dibattito socio-culturale sull’eticità degli investimenti delle aziende del betting. La tesi è semplice: questi accordi nascerebbero per promuovere e stimolare quote e prodotti, così da indurre gli appassionati a giocare con maggiore frequenza. Tesi chiaramente rispedita al mittente dai principali bookie.

Sotto il profilo economico queste partnership commerciali (a supporto dei club) sono cresciute soprattutto nel Regno Unito. Da 350 382 milioni di euro, con uno sviluppo, anno su anno, vicino al 10%. Tanto vale il mercato delle sponsorizzazioni sportive (inclusi i contratti pubblicitari lungo il perimetro di gioco) collegate al “scommesse sportive” (vietate in Italia dal Decreto Dignità a partire dallo scorso ottobre 2019) nella English Premier League (EPL).

Dieci club su 20 presentano, nella stagione in corso, un marchio del settore scommesse sulle maglie di gara.

Ma il fiume di denaro che proviene da questo settore sta crescendo grazie anche alla diffusione degli “sleeve sponsor” (sponsor di manica) nuovo format commerciale introdotto nel calcio europeo.

Quest’anno, ad esempio, il Burnley Fc (al 10° posto della classifica provvisoria) ha firmato un accordo di sponsorship con l’azienda asiatica LoveBet, in sostituzione di un altro partner di scommesse (LaBa360). Un investimento del valore record di 8,23 milioni di euro.

La Football Championship si regge sulle scommesse

Se si analizza poi la seconda divisione, 17 club di calcio della “Football Championship”presentano accordi commerciali con bookmaker. In totale, quindi, 27 su 44,  tra prima e seconda divisione inglese.

Quest’ultimo campionato è titolato da un altro betting brand (SkyBet). Una conferma ulteriore del peso dell’industria del gioco nel football britannico.

Nonostante l’emergenza da Coronavirus, gli addetti ai lavori prevedono (nella prossima stagione) la conferma della stragrande maggioranza di questi contratti, che, di fatto, tengono in piedi l’economia di molte realtà calcistiche della cadetteria inglese (pesano complessivamente per il 30% dei bilanci aziendali)

Il caso: i “Toffees” rompono con SportPesa

L’Everton (Premier League) metterà fine al rapporto di jersey-sponsorship che lo lega a SportPesa, società di bettingafricana, al termine di questa stagione. La conferma è arrivata direttamente dal club, che, nel 2020/21, avrà dunque un nuovo sponsor di maglia.

I “Toffees” avevano firmato un contratto quinquennale con il marchio di Nairobi legato al mondo delle scommesse per circa 11,6 milioni di euro (su base annua). La decisione è stata presa dopo una revisione della strategia commerciale, in linea con i piani futuri, che comprendono la costruzione del nuovo stadio. Nella realtà, però, si è arrivati a questa decisione inattesa, per la pressione di molte associazioni locali impegnate nella lotta alla ludopatia (tecnicamente “gioco d’azzardo patologico”), oltre che di gruppi di tifosi contrari alla diffusione del gioco. Un primo segnale di come anche in Inghilterra stia cambiando la percezione delle scommesse nell’immaginario collettivo (incluso quello del pubblico calcistico) .

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Redazione

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