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Flaminio: se il bando va in fumo pronto il CONI ad acquistare ad 1 euro e poi ad investire

Il Flaminio è una ferita della città, chi è che non vuole recuperare questo meraviglioso stadio pieno di storia? Speriamo di non aspettare il settembre 2017 per sistemare la situazione dell’impianto, ma comunque se dovessimo vincere le Olimpiadi noi promettiamo di risolverlo“.

Così parlava Giovanni Malagò, presidente del CONI, lo scorso 17 febbraio 2016, in occasione della presentazione del dossier di candidatura olimpica di Roma2024.
A distanza di pochi mesi, sempre il numero uno del Comitato olimpico italiano è tornato sul tema portando in dote una soluzione al “problema-Flaminio”.

Alla convention dei Giovani dell’ANCE (Ass. Nazionale Costruttori Edili) ha lanciato questa proposta (rivolta chiaramente a chi diventerà prossimo sindaco di Roma): “Il CONI è pronto a fare la sua parte e a rilevare l’impianto anche se, come extrema ratio, per evitare che la struttura rimanga nel degrado in cui versa, ormai da tempo, potrebbe decidere di acquistarlo al prezzo simbolico di 1 euro. Poi arriveranno dal CONI investimenti compresi tra 10 e 20 milioni di euro, per dare una nuova vita allo stadio progettato da Pier Luigi Nervi negli anni ’50…Il Comune faccia un bando e lo faccia bene, se qualcuno risponde, tutto si risolve. Se ciò non dovesse avvenire, come temo, la municipalità venda simbolicamente ad un euro al CONI e a quel punto, noi, con una operazione di lungo termine con l’ICS, lo sistemeremo investendo appunto tra i 10 e i 20 milioni”.
Fino ad oggi lo stadio Flaminio, dopo un primo tentativo non andato a buon fine da parte della FIGC, è stato saldamente nelle mani del Comune, ma il bando promesso per assegnare la struttura, si è perso nelle nebbie dell’aula Giulio Cesare, oltre che nel rimpallo di due diversi assessori (Luca Pancalli e poi Paolo Masini), prima di arrivare sul tavolo di un sub-commissario deciso dal commissario Francesco Paolo Tronca, che, ad oggi, è più impegnato nell’ordinario che nello straordinario.

Nel frattempo, il Flaminio non solo è una landa desolata, ma sta diventando il simbolo del degrado sportivo a Roma.
Certamente non un bello spot per la candidatura olimpica di Roma2024 (come si evince da questo articolo del 6 settembre 2015, dove, per primi, stigmatizzammo la situazione in cui versava questo storico impianto capitolino).

Se i membri CIO infatti capitassero oggi davanti all’impianto inizialmente scelto dalla FIR per il Sei Nazioni di rugby cederebbero una struttura da incubo (come si vede nella photogallery allegata).

Sarebbe molto imbarazzante spiegare le ragioni di questo declino, in una città fino ad oggi devastata dalla corruzione e dallo scandalo “Mafia Capitale”.

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Redazione

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