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Eventi – Master SBS: appunti da Londra sul West Ham (3)

Tra questi, uno dei più “british” in assoluto è quello che ha sede nella zona a nord di Londra, nello stadio di Boleyn Ground, struttura che sorge nel piccolo e caratteristico West Ham, quartiere fatto di case basse e tanta passione per il football, genuina e radicata nel tempo, parte della cultura locale che si concretizza anche fuori dallo stadio, visto che il monumento principale della zona è la statua dedicata al primo giocatore del West Ham United, che vestì la maglia della nazionale della Rosa vincendo il Mondiale in casa, nel 1966.
Lontano dai fasti avveniristici degli impianti di fama mondiale come Wembley o la Emirates Arena, Boleyn Ground tiene dentro di sé tutta la tradizione degli stadi inglesi: tutto coperto, con tribune capaci di 35.300 posti tutti a sedere, tutti coperti, tutti a ridosso del “pitch” (il rettangolo di gioco), tutti rigorosamente celesti o amaranto come i colori della squadra degli “Hammers”, la casa del West Ham trasuda tutta la sua storia iniziata nel 1904 e rappresenta una sintesi perfetta di struttura sportiva adeguata ai tempi moderni ma al tempo stesso solidamente ancorata al suo passato, come testimoniano le due torrette del “castello” che dà il benvenuto ai ragazzi del Master SBS dalla "Dr. Martens Stand", la tribuna centrale ristrutturata quindici anni fa, che ospita anche la sede del club.

La sua linearità, il profilo imponente, la compattezza dei quattro stands, lo stile asciutto degli spogliatoi mettono soggezione a chi vi entra: tutto qui dentro si riconduce agli Hammers, alla loro storia centenaria, alla loro fortissima voglia di essere grandi ma a modo proprio, sviluppando una corrente di business la cui priorità è mantenere il contatto con le origini, col territorio, quindi con le persone che, di generazione in generazione, si sono passate il testimone della passione per il West Ham.

Così, se al giorno d’oggi società come Manchester United, Chelsea o Arsenal sono criticate per l’eccessiva spinta all’internazionalizzazione della propria immagine, sono proprio club come il West Ham a incarnare il concetto di impresa sportiva all’inglese, conscia delle proprie dimensioni e proprio per questo in grado di sfruttarle al massimo: un esempio su tutti, gli sky box, che sono stati ricavati dall’innalzamento delle tribune e che, oltre ad essere dei salottini per la maggior parte venduti alle aziende in occasione delle partite, durante la settimana diventano delle suite d’albergo (!) per ospiti di ogni genere, che possono raccontare così l’emozione di aver dormito a due passi da un campo di gioco della Prermiership inglese. La poliedricità di Boleyn Ground non si ferma qui, visto che all’interno dello stadio si celebrano matrimoni (una ventina all’anno), funerali e anche…tumulazioni, visto che nel passato più di un tifoso ha deciso di passare l’eternità proprio accanto al campo di gioco degli Hammers.

Anche la gestione delle famose celle di detenzione, che si vorrebbero esportare anche negli stadi italiani e che a Boleyn Ground prendono forma nella “pancia” dello stadio, in realtà non sono utili soltanto per i tifosi facinorosi ma restano a disposizione 365 giorni all’anno della polizia locale, come luogo per applicare i fermi provvisori ai malintenzionati.

E fa piacere riscontrare delle tracce italiane anche qui, nella periferia londinese: dalle foto di Paolo Di Canio nella “hall of fame” degli Hammers a quelle di David Di Michele, al primo anno con la maglia blu amaranto. Fino a Gianluca Nani, attuale Direttore Tecnico del West Ham, che ha fatto da guida ai ragazzi del Master SBS lungo tutta la visita guidata a Boleyn Ground, spiegando il fascino di questa avventura: “Questo è sicuramente un posto speciale dove lavorare, davvero un altro mondo rispetto a quello cui ero abituato in Italia, noi qui possiamo portare qualcosa di importante per quanto concerne la ricerca di talenti, ma per gli aspetti legati al marketing, alla comunicazione ed all’organizzazione dello stadio e dell’evento noi italiani abbiamo tanto da imparare. Penso alla violenza, qui inesistente, i tifosi delle due squadre sono divisi solo da qualche steward, anche al di fuori dello stadio li si vede girare mescolati senza alcun problema. Il tifo è sempre pro e mai contro anche perché, per chi sgarra, la pena è non partecipare mai più a manifestazioni sportive.

Si vive il giorno della partita in maniera molto più serena, ma non solo, perché anche dal punto di vista del business i concetti sono radicalmente opposti: se in Italia uno stadio viene utilizzato solo in occasione dei match, Boleyn Ground è aperto tutti i giorni dell’anno, per qualsiasi genere di evento, c’è addirittura la possibilità di utilizzarlo come albergo … anche il rapporto tra club e tifoso è coltivato in maniera particolare, il marchio del West Ham viene venduto ed acquistato con grande facilità, perché alla base è stato coltivato il sentimento di riconoscimento con il club ed i valori che esso incarna. Così, chi tifa West Ham lo fa da quando è bambino e resta fidelizzato per tutta la vita, questo aspetto ha riflessi ad esempio sul merchandising, attività in cui il West Ham eccelle essendo uno dei primissimi club in Premiership. Anche la partita viene vissuta in maniera differente rispetto all’Italia: qui si viene allo stadio la mattina presto, si mangia, si beve e ci si diverte tutti insieme, si guarda il match e poi ci si ferma a commentarlo, creando momenti di forte aggregazione che nella nostra realtà sono quasi assenti”.

Per vedere la gallery e tutti i resoconti del viagio a Londra degli studenti del Master SBS via al sito ufficiale, www.mastersbs.itNon poteva certo mancare il calcio, nel viaggio studio degli studenti del Master in Strategie per il Business dello Sport a Londra: da molti considerata patria del calcio, l’Inghilterra oggi è un punto di riferimento a livello planetario per i modelli di business vincenti che ha saputo costruire attorno al pallone.

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Marcel Vulpis

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