Olimpiadi

Editoriale – La “bocciatura” di ROMA2020, segno dei tempi che cambiano…

Subito dopo quella corsa stile “rubabandiera”, è partitp un altro film tutto tipicamente italiano: Venezia che sfida Roma in una gara inutile, che ci ha coperto, per certi versi, di ridicolo a livello internazionale, anche perchè il numero delle città erano salito fino a quattro (incluse Palermo e Bari). C’è voluto un intervento duro (in questo caso giusto) da parte di Gianni Petrucci, numero uno del CONI, per far capire che era l’organo di governo dello sport tricolore a poter dare il via libera e non enti locali o figure similari. Candidarsi non era una corsa per piantare la bandierina per primi. Anche questo un segno inequivocabile del provincialismo tricolore, ma non avevamo dubbi al riguardo. Spazzata via Venezia, la città Eterna si è sentita subita vincitrice a priori di questo turno olimpico, anche perchè “esiste nel mondo una città più bella di Roma?”, si mormorava nelle stanze del Palazzo “H” in quei giorni. 


Ma un secondo dopo aver annunciato l’impegno di ROMA si è entrati in un loop economico negativo di portata mondiale, certamente non voluto, nè cercato, dal nostro Petrucci. A quel punto lo staff del presidente del CONI avrebbe dovuto far capire subito che, per proseguire, era necessario avere un forte impegno del Governo e una situazione politica stabile. Praticamente se pure avessimo partecipato ci saremmo trovati in una situazione a dir poco kafkiana: una candidatura che parte con un Governo (Berlusconi), approvata da un altro (quello tecnico di Monti) e magari gestita fino in fondo da un terzo esecutivo, di cui ancora non conosciamo il “colore”. 
In queste condizioni miserevoli, sotto il profilo politico, Petrucci avrebbe dovuto alzare bandiera bianca (quella tanto sventolata con flash e riflettori accesi in quel di Copenhagen) e passare la mano perchè il rischio di immagine anche per il CONI e per Mario Pescante (vice-presidente del CIO), portato dentro come fosse il “Messi” delle candidature olimpiche era fin troppo elevato. E infatti il finale è noto: Monti dopo aver analizzato il report della commissione Fortis, ha chiamato per l’ultima sessione di confronto il “gotha” del CONI e il sindaco di Roma, e poi ha rispedito al mittente tutti quanti incluso il papier Fortis. 

Molti addetti ai lavori hanno attaccato, nelle prime ore post bocciatura, la decisione di Monti (anche se il giorno dopo tutta la stampa italiana si era perfettamente “allineata” con il premier), ma la domanda da farsi è soltanto una: “Cosa avrebbe dovuto fare il capo dell’esecutivo di fronte a numeri tutti da convalidare nel tempo, e con una situazione economica che cambia di ora in ora, di settimana e in settimana?”. E perchè mai avrebbe dovuto prendersi il rischio di essere ricordato come l’uomo dell’ipotetica “Grecia Bis”? Due mesi fa Monti aveva dichiarato di aver preso l’Italia a un metro dal burrone…cosa poteva essere cambiato mai nell’arco di due mesi? Nulla e infatti quando come Sporteconomy intervenimmo su SKYSPORT24, nella serata della presentazione del lavoro della Commissione Fortis, siamo stati l’unica fonte di informazione italiana a far notare che Monti non avrebbe mai deliberato quella proposta e ad esporre i nostri forti dubbi su questa operazione. Unica voce fuori dal coro, ma alla fine i fatti ci hanno dato ragione, perchè la matematica non è una opinione e gli esperti di Monti probabilmente ne sanno di più dello staff del CONI. 

Petrucci ha dichiarato nelle ore successive al “no” del premier, che non vive questa decisione come una bocciatura. Anche questa è una risposta tipicamente italiana, ma la verità è che non ci troviamo di sicuro di fronte a una “promozione”. In un altro Paese un comitato olimpico nazionale che avesse ricevuto una simile bocciatura, si sarebbe dimesso, ma giustamente non siamo “un altro Paese”; siamo l’Italia e un sano esame di coscienza da noi non avviene mai, figuriamoci quando in ballo c’è la “poltrona” del CONI (un organismo che riceve ogni anno più di 400 milioni di euro di finanziamenti dal Governo, per inciso tutti fondi pubblici, quindi soldi degli italiani – per chi l’avesse dimenticato).

Quindi tutti coperti, tutti allineati, in attesa di vincere le solite medaglie (tante o poche che siano) in quel di Londra2012, per poter poi raccontare ai giornalisti accreditati a CASAITALIA, che solo il CONI sa fare bene la promozione dello sport tricolore (o dire il contrario, avvalorando però eventualmente questa tesi con gli scarsi mezzi finanziari a disposizione). Non abbiamo una alternativa ad oggi, quindi questa è la minestra e, a torto a ragione, non potendo avere un confronto o un’alternativa, dobbiamo accettare i risultati prodotti dal CONI. Non c’è alternativa, ripeto. Speriamo che nel post-Petrucci possa arrivare un presidente-manager, un giovane, un esperto di sport, ma anche di numeri, perchè sarà un caso, ma la bocciatura di Monti parte sicuramente dai numeri, non dalla passione degli italiani per lo sport e per i Giochi. Ma, soprattutto, speriamo di vedere gente nuova e non i soliti “4 amici al bar”, come ha ironicamente sottolineato nelle scorse settimane l’on. Claudio Barbaro, consigliere giunta CONI, oltre che una delle poche “voci” fuori dal coro di questo Circus dello sport tricolore. Quindi, grazie Monti, perchè questi 30-40 milioni di euro destinati alla candidatura di ROMA2020 (senza avere alcuna certezza di vincere) servono per altre priorità: economia, lavoro, scuola, famiglia, sanità. C’è tanto da fare e questi soldi servono proprio a rimettere in pista questi settori massacrati della nostra povera Italia. E domani è un altro giorno…

Abbiamo aspettato una settimana prima di scrivere questo editoriale. Sarebbe stato troppo facile sparare sulla “Croce Rossa”, dopo la bocciatura di ROMA2020 da parte di Mario Monti e del suo governo tecnico. Invece, esauriti fiumi di inchiostro dei nostri colleghi (gli stessi che avevano elogiato per mesi il lavoro progettuale del CONI), è più serio e onesto poter esprimere, in grande tranquillità, un giudizio sull’intera faccenda. Ma bisogna partire almeno dall’assemblea di Copenhagen (avvenuta circa 18 mesi fa), dove, una volta ufficializzata la vittoria di RIO2016, c’è stata la corsa dei tecnocrati tricolori ad annunciare la nostra candidatura, come se arrivare per primi fosse già un vantaggio. Come al solito i fatti hanno dimostrato che la strategia degli spagnoli (Madrid2020) partiti per ultimi, ma con immediatamente l’appoggio del Governo, sta pagando molto di piu’. 

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