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WANDA METROPOLITANO: GIOIELLO ARCHITETTONICO ECOSOSTENIBILE PER LA FINALE CHAMPIONS 2019

(di Marco Casalone) – Il grande pubblico italiano lo ha scoperto solo recentemente grazie alla sfida con la Juventus, ma gli appassionati di calcio sono ormai abituati a considerarlo come la nuova casa dell’Atletico Madrid del cholo Simeone.

Il “Wanda Metropolitano”, teatro della finale della UEFA Champions League in programma il prossimo primo giugno, ospita infatti i colchoneros dal 16 settembre 2017, giorno in cui ha ufficialmente sostituito l’”Estadio Vicente Calderón”, per oltre cinquant’anni storico fortino dell’Atleti.

Se il nome “Metropolitano” affonda le sue radici nella storia del club, dal momento che riprende e omaggia quello del primo stadio dei biancorossi (il “Metropolitano de Madrid”, utilizzato dal 1923 al 1966), più ancorata al presente e a motivi di marketing è invece la denominazione “Wanda”, dal nome della società immobiliare cinese “Wanda Group”, il cui proprietario Wang JianLin occupa il 19° posto nella classifica Bloomberg degli uomini più ricchi del mondo, già proprietaria dal 2015 del 20% dell’Atletico e che ogni anno versa circa 10 milioni di Euro per sfruttare i naming rightsdella nuova arena.

Contrariamente a quanto la sua immagine avveniristica porterebbe a credere, il “Wanda Metropolitano” è in realtà frutto di una radicale ristrutturazione di un impianto sportivo già esistente: l’”Estadio Olimpico de Madrid” (più noto come “La Peineta”, vista la sua somiglianza ad un pettine per capelli), ideato dagli architetti Antonio Cruz e Antonio Ortiz ed inaugurato nel 1993, caratterizzato dalla presenza di un’unica grande tribuna in cemento armato che non solo è stata conservata ed inglobata nel nuovo stadio, ma ha addirittura ispirato il progetto per quanto riguarda la pendenza e l’impatto verticale sul terreno di gioco.

Dopo aver ospitato per un decennio gare e meeting internazionali di atletica, “La Peineta” è stata chiusa nel 2004 ed inutilizzata fino al 2011, anno dell’inizio dei lavori che hanno portato, nel giro di 6 anni, al completamento dell’impianto con l’aggiunta delle tribune nei restanti tre lati e della copertura.

Il nuovo “Metropolitano”, costato 310 milioni di Euro, ha una capienza di circa 68mila spettatori, con gradinate sviluppate su tre anelli che avvolgono completamente il campo, e presenta caratteristiche tecniche innovative ed ecosostenibili: il riciclo dell’acqua piovana consente un accumulo fino a 600 metri cubi per il funzionamento dei servizi interni; i pannelli solari permettono sia un notevole risparmio energetico che un drastico calo della produzione di Co2 (circa 19 tonnellate in meno all’anno); inoltre, l’illuminazione LED favorisce una riduzione del 30% dei consumi annui, oltre alla creazione di spettacolari giochi di luce vista la presenza di fasce luminose a 360° lungo tutto il perimetro delle tribune.

Lo stadio si trova nel quartiere San Blas-Canillejas, a est della capitale e molto più distante dal cuore della città rispetto al vecchio “Calderón”, costruito sulle rive del fiume Manzanarre.

Anche per questo motivo, oltre ad un comprensibile affetto per lo storico catino abbandonato, una parte consistente della tifoseria rojiblanca non ha mai gradito fino in fondo il decentramento portato dal “Wanda”: scetticismo che svanirebbe del tutto se la notte del primo giugno, dopo due tentativi falliti, capitan Godin riuscisse finalmente ad alzare al cielo di Madrid la coppa più desiderata dal popolo colchonero.

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Redazione

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