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Toccare moneta, portare medaglia

(di Gianni Bondini) Nessuno si offenda per questo titolo “sbarazzino”. Tenta di far sorridere. Visti i musi lunghi in zona Coni. Mentre si accendono e si spengono con rammarico le discussioni su prospettive a Rio2016. L’esame dei dati è al momento non proprio positivo, almeno rispetto al passato. E non solo per il flop dell’atletica azzurra ai Mondiali cinesi.

Facciamo un paio di correzioni di rotta. I Centri di Preparazione che si potrebbero potenziare sono due e non tre. Schio (Vicenza) è stato alienato. Rimangono Formia e Tirrenia. Ma come sanno i frequentatori, il Centro di Formia è raggiungibile solo in auto e sfruttando una viabilità spesso congestionata.

Queste semplici constatazioni ci portano a ritornare in zona Roma-Acquacetosa: Campo “Paolo Rosi”, da ristrutturare, ma collegato alla Scuola dello Sport (foresteria, didattica e impianti) e all’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport: dal “tagliando” sanitario al monitoraggio sugli allenamenti.

Questo è chiaro, ma passiamo oltre e guardiamo ai paesi che hanno fatto scelte drastiche, come l’Inghilterra di Sir Sebastian Coe.

La scelta più convincente è quella richiamata nel titolo: contributi del Coni alla preparazione olimpica solo delle discipline che possono andare “a medaglia”. Per il resto sovvenziono all’attività sociale e per la promozione.

In tempi di “spending review”spesso esagerata, quella dello sport che finalizzerebbe i soldi della preparazione di alto livello, sembrerebbe un’accorta formichina in un paese di cicale.

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