Sinner-Alcaraz, fenomeni assoluti nel panorama “spento” del tennis mondiale.
(di Carmelo Pennisi)* – Jannik Sinner e Carlos Alcaraz (rispettivamente n.1 e 2 del ranking ATP) sono arrivati alla finale degli US Open 2025. Il primo superando un avversario che non e’ nemmeno nei primi dieci del mondo e ha un gioco talmente monotono da “spara palle”, da chiedersi come sia potuto arrivare alla finale di uno “Slam”. Carlitos ha invece incontrato uno Djokovic con i muscoli ormai chiaramente in pensione, a malapena sorretti da un ottimismo della volontà che lo sta fuorviando dal prendere la giusta decisione di appendere la racchetta al chiodo.
La stampa nostrana, in modo singolare, spara iperboli sui due finalisti, unici rimasti a ricordare che un tempo esisteva il gioco del tennis ad alto livello. “Rulli compressori” e propensione all’asfalto, si legge sui giornali e si ascolta da telecronache eccitate, ma in realtà è davvero stupefacente la mancanza di competitività del tennis contemporaneo. Tanto vale riabilitare, nei tornei dello “Slam” la vecchia formula del “Challenge Round”, e far giocare Sinner ed Alcaraz a partire dalle semifinali.
Non è che i due siano ingiocabili, e che gli altri sono di una povertà tecnica ai limiti dell’imbarazzo. Vedere un carneade come Alex De Minaur, uno che nei circoli di un tempo si sarebbe definito un “pallettaro”, al numero 8 del ranking mondiale, fa quasi male a chi ama sul serio questo sport. Ci sono stati momenti, nella semifinale, in cui Sinner aveva una percentuale del 27% di prime palle del servizio, e con questa media da circuito “Challenger” ha portato a casa il terzo set. Questo la dice lunga sulla qualità dell’avversario di turno.
La povertà di talento del ranking mondiale, sta allungando la carriera di Djokovic, ma è triste non vederlo competere con i due unici giocatori di livello. Si invecchia, ne parlano diffusamente anche numi immortali della letteratura come l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide. Ci si dovrebbe rassegnare, ma se gli altri sono scarsi è facile convincersi di essere posseduti dall’elisir della giovinezza. Lo dico per l’ennesima volta, consapevole che gli italiani, pervasi dal tifo e da una strana forma di ancestrale sciovinismo vikingo, tanto non ascolteranno: a mia memoria di appassionato e di storico per diletto di questo gioco, mai ho visto una tale situazione di povertà tecnica nella parte apicale della classifica mondiale. Bisognerebbe chiedersi il perchè, e magari a questa domanda proveremo a rispondere un’altra volta.
- giornalista, scrittore e sceneggiatore cinematografico

