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Ritirate le dimissioni: Marino, Aridaje!

(di Marcel Vulpis) – Alle 16.54 le più importanti agenzie stampa hanno battuto il seguente lancio:

“Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha firmato la lettera con la quale ritira le dimissioni presentate lo scorso 12 ottobre. Così in una nota il Campidoglio”. Ignazio Marino si dice “pronto” a un “confronto con la maggioranza” in Campidoglio e indica “l’aula” come luogo deputato per il confronto. Lo spiega ai giornalisti lasciando il Campidoglio. “Ritengo che ci sia un luogo sacro per la democrazia che e’ l’aula, l’aula del consiglio comunale e io sono pronto a confrontarmi con la mia maggioranza per illustrare quanto fatto, le cose positive, gli errori e la visione per il futuro”, ha aggiunto Marino, annunciando che “questa sera parlerò con il presidente Baglio alla quale comunicherò la mia intenzione di avere una discussione aperta e trasparente in aula”

Uno psicodramma abbattutosi in pochi secondi nel mondo del centro-sinistra, e, soprattutto, nell’universo PD, visto che, fino ad oggi pomeriggio, la maggioranza dei dirigenti del Partito Democratico riteneva che Marino avrebbe comunque confermato, il prossimo 2 novembre, le sue dimissioni.

Così non è stato e proprio lunedì prossimo Marino chiamerà i consiglieri comunali (a partire da quelli con la “maglietta” PD) a chiarire la loro posizione nell’Aula Giulio Cesare. Per sfiduciare il primo cittadino della Capitale servono ben 25 voti. Il PD, se confermasse al 100% le sue indicazioni, può contare su 19 dimissioni in blocco, ma, poi, servirebbero altri 6 voti che inevitabilmente devono arrivare dalle opposizioni (a partire dal M5S). Dopo il colpo di teatro di oggi pomeriggio del sindaco Marino, tutto è possibile. Certamente sarebbe clamoroso se si arrivasse ad un voto di sfiducia capace di compattare sinistra e destra romana. Una situazione kafkiana che può portare solo consensi e voti nella gerla del Movimento 5 Stelle.

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Marcel Vulpis

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