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Parte la lotta alla pirateria degli eventi sportivi in diretta. Danno per il calcio italiano stimato in 340 milioni di euro

Danno per il sistema calcio stimato in oltre 340 milioni di euro annui

di Marcel Vulpis*

Il mondo dello sport, con particolare attenzione al prodotto calcio italiano, ha una nuova criticità da contrastare: la pirateria audiovisiva collegata agli eventi in diretta. Un business fiorenteper tutti i soggetti abusivi che diffondono sul web manifestazioni ufficiali senza aver mai pagato per trasmetterne le immagini o sfruttarne i diritti.

Il fenomeno della pirateria, nella realtà, è sempre esistito nel nostro Paese, fin dalla nascita del mercato delle pay-tv (ai tempi di Tele+ e Stream con la diffusione di card e codici illegali), ma, in quest’ultimo periodo, ha toccato dimensioni record. Il mancato guadagno, su base annuale, per i titolari dei diritti di questi eventi (a partire dai club di calcio) è quantificabile in oltre 348 milioni di euro.

Circa 1,2 milioni di italiani (secondo alcuni analisti il bacino supera i 2 milioni) scelgono periodicamente proposte non ufficiali. A fronte del pagamento di abbonamenti irregolari (con prezzi inferiori a quelli dei principali broadcaster) i fan possono usufruire della visione di eventi sportivi anche e soprattutto in diretta. Non si esclude, tra l’altro, che, dietro questo business parallelo, possano nascondersi le mafie, interessate a fare cassa in modo facile e senza particolari rischi. Denaro che verrebbe reinvestito, in una fase successiva, in altri settori come la droga, le armi e la prostituzione.

Il diritto d’autore in Italia è tutelato dalla legge, ma i tempi della magistratura non consentono interventi, in tempo reale, per bloccare le sorgenti di queste trasmissioni illegali. I vuoti presenti nella normativa e la blanda collaborazione tra Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ed i  pubblici ministeri non sono di ostacolo, di fatto, agli affari di queste realtà illegali (spesso schermate da server presenti all’estero). Ciò genera un danno economico per i club di calcio, proprietari dei diritti, e per i network televisivi. La più penalizzata è la piattaforma di Sky, che investe circa 780 milioni di euro per i diritti della prima divisione.

La novità del disegno legge antipirateria

 Nei giorni scorsi il deputato Alessio Butti (nella foto sotto), da sempre attivo in Parlamento con provvedimenti in ambito sportivo, ha presentato un disegno di legge avente per oggetto “Norme di contrasto alla fruizione illegale di contenuti trasmessi o diffusi in diretta tutelati dal diritto d’autore e dai diritti connessi”.

Una immagine tratta dal web del deputato di Fratelli di Italia, Alessio Butti

  • La proposta di legge è finalizzata a rafforzarele norme antipirateria nei confronti delle IPTV illegali.
  • Nello specifico le IPTV sono servizi di streaming attraverso i quali gli utenti fruiscono, previo pagamento di un abbonamento, della visione di tutti i canali delle miglioripay tv nazionali ed internazionali (per esempio Sky e, da quest’anno, Dazn), e, in particolare, delle dirette di  eventi sportivi della serie A o della Champions League, o ancora le prime visioni cinematografiche.
  • Queste IPTV sono illegali, in quanto il soggetto strutturato per intercettare clienti (il cosiddetto “pirata”) non paga un solo euro ai titolari dei diritti e ai proprietari dei canali, mentre gli utenti “abusivi” spesso pagano un canone contenuto, quasi irrisorio, versato a volte anche in contanti, e quindi non tracciabile.

Con questo testo si intende rafforzare il sistema, che, in più fasi, il legislatore ha creato, in questi anni, per contrastare la pirateria audiovisiva in Italia. Per esempio, con la legge 20 novembre 2017 n. 167, è stato attribuito proprio all’autorità di settore (l’Agcom) il potere di intervenire immediatamente ordinando agli Internet Service Provider (ISP) il blocco degli indirizzi IP (codici numerici utilizzati dai computer e dai dispositivi connessi ad una rete per poter comunicare)e dei DNS dei server (letteralmente domain name system – sistema dei nomi di dominio di una rete privata/pubblica)quasi tutti localizzati all’estero. In Italia gli ISP sono più di 60 e tra questi importanti aziende di telecomunicazioni come Tim, Wind-Tre e Vodafone.

  • Questo sistema, però, non è efficace per gli eventi sportivi in diretta. E’necessario infatti una procedura più agevole e immediata che obblighi l’Agcom (oggi il suo intervento è del tutto discrezionale) a colpire i pirati immediatamente prima e durante la diretta delle manifestazioni. Esiste, tra l’altro, un precedente in ambito internazionale: il provvedimento dell’Alta Corte di giustizia inglese della primavera del 2017, che ha visto il coinvolgimento non solo degli ISP inglesi, ma anche dei broadcaster e dei titolari dei diritti (Premier League).
  • Il modello inglese costruito sul live blocking order
  • Una procedura, ormai molto frequente nel Regno Unito, è il “live blocking order”. Nello specifico la Premier League compila una lista di indirizzi IP abusivi di alcuni server. Per esempio quelli che presentano, sulla base di monitoraggio delle settimane precedenti, un volume e traffico di dati “sospetto” e che abbiano come principale scopo di facilitare e veicolare l’accesso ai contenuti illegali (chiedendo al giudice, all’inizio della stagione, un’ingiunzione che viene notificata agli Internet service provider). La black list viene aggiornata, di settimana in settimana, in modo da facilitare gli ISP nella identificazione dei nuovi server per il bloccaggio, permettendo, allo stesso tempo, il controllo dei precedenti server in lista, senza bloccarli ma tenendoli sotto monitoraggio. Non occorre quindi un secondo l’intervento del giudice, ma esiste ormai una relazione continua tra i titolari dei diritti e gli ISP.
  • A differenza del sistema britannico, nella proposta di legge italiana è previsto che non si passi più da un tribunale, ma dall’autorità amministrativa (l’Agcom è già competente in materia); la black list potrà essere aggiornata dal titolare dei diritti, ma la procedura cautelare dovrà essere replicata periodicamente. Il provvedimento di blocco riguarderà anche tutti quei soggetti (motori di ricerca e sociali network) che, con la indicizzazione o con gli store on line, facilitano l’accesso o l’acquisto delle applicazioni dei pirati.
  • L’Agcom, pertanto, in caso di approvazione del disegno di legge Butti, sarà chiamata ad istituire una “task force” permanente con gli ISP e i titolari dei diritti (club e network tv). In questo modo la pirateria presente nel mercato dei diritti degli eventi in diretta verrebbe contrastata una volta per tutte. (fonte: Tuttosport – speciale SportBusiness)
  • * direttore agenzia Sporteconomy.it
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