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Online il report sugli impatti della Rugby World Cup2023: ha vinto il “sistema” Francia

(di Gianclaudio Romeo*) – Strategia di sostenibilità e programmazione sinergica volta ai territori le leve che hanno reso FRANCE2023 un evento con un giro d’affari di oltre 2 miliardi di Euro.

È di questi giorni la pubblicazione del rapporto finale sugli impatti sociali, economici ed ambientali della decima Rugby World Cup France 2023, disputatasi oltralpe lo scorso autunno. Notevole l’impegno profuso per limitare gli impatti ambientali della manifestazione, con una consistente legacy sul piano sociale ed economico per il Paese ospitante. Oltre 1,8 miliardi di Euro di spesa generati e un input netto per la Francia di 871 milioni.

Ecco quanto emerge dal nutrito documento redatto da EY su commissione del Ministero dello Sport francese, la cartina al tornasole di un evento sportivo che ha registrato diversi record sotto molti aspetti, tra cui l’affluenza negli stadi, la partecipazione del pubblico ed il coinvolgimento dell’intero Paese.

L’intento dichiarato degli organizzatori è stato quello di voler generare un nuovo standard per ciò che concerne la sostenibilità, l’inclusione e la responsabilità sociale di un evento rugbistico di massima portata come la Coppa del Mondo. Il focus è stato posto su quattro pilastri che potevano produrre un concreto e durevole lascito dell’evento quali: agire in ottica di sostenibilità ed economia circolare, supportare l’educazione e l’impiego, rispettare e proteggere l’ambiente, promuovere l’inclusione.

GLI IMPATTI ECONOMICI

Oltre ad un elevato tasso di riempimento degli stadi che hanno quasi sempre registrato il sold-out, per le gare della manifestazione sono stati attratti 425.000 visitatori internazionali, di cui il 72% di provenienza continentale, che hanno soggiornato in media 10 giorni in una o più cittadine e villaggi nelle vicinanze delle città ospitanti, spendendo circa 170 € al giorno, contro gli 80 dei tifosi francesi, e generando così 219 milioni di ricavi per il settore ricettivo grazie agli oltre 4 milioni di pernottamenti registrati.

Più di un milione e mezzo di persone hanno dormito almeno una notte in città, facendo confluire nei centri urbani il 40% della spesa turistica totale e portando benefici al sistema ricettivo delle imprese locali nell’intero Paese. Un ulteriore 39% della spesa turistica totale poi, è andata a beneficio delle comunità locali al di fuori delle città ospitanti.

Un milione i biglietti staccati per le 48 gare, acquistati per il 59% da supporter di nazionalità francese, testimoniando pressoché un equilibrio tra l’affluenza di supporter casalinghi ed ospiti.

Sul fronte degli investimenti pubblici il governo francese e gli enti locali hanno speso circa 70 milioni di Euro che sono stati ampiamente coperti con gli introiti derivati da entrate fiscali conducibili all’Iva ed alle tasse turistiche, per un totale di 84 milioni incassati.

Complessivamente è stato stimato un apporto netto all’economia nazionale per quasi 900 milioni di Euro, a fronte di una spesa totale di 1,8 miliardi di Euro che comprende nel computo anche tutte le spese affrontate dagli stakeholder e degli investimenti effettuati delle aziende francesi nel torneo.

Lo studio “Impacts de la Coupe du Monde de Rugby 2023” realizzato da EY France su di un campione di 15.000 persone tra spettatori, volontari ed imprese locali, 60 stakeholder tra cui la federazione, gli sponsor, i club e le municipalità ospitanti e 70 report di enti privati esterni all’organizzazione, ha portato alla luce non solo gli enormi benefici economici di quello che è stato un grande successo organizzativo tout-court, ma ha enfatizzato anche tutte le significative misure atte a limitare e mitigare l’impatto ambientale del torneo.

GLI IMPATTI AMBIENTALI

Macro-obiettivo della strategia di sostenibilità ambientale dell’evento è stato cambiare l’approccio gestionale in ottica di ridurre l’impronta di carbonio globale di una così complessa competizione internazionale.

La carbon footprint della Coppa del Mondo è stata calcolata utilizzando una metodologia fornita dal Ministero francese dello Sport e supportata dai dati dell’Agenzia per la transizione ecologica (ADEME): oltre 800.000 le tonnellate di CO2 equivalente prodotte, di cui l’86% proveniente dai viaggi di visitatori internazionali.

Quest’ultima tipologia di emissioni di gas a effetto serra (GHG), vengono definite “indirette” in quanto derivanti sì dalle attività dell’organizzazione del torneo, ma che si producono da fonti non di sua proprietà o gestione né sotto il proprio diretto controllo.

Così come tutti i grandi eventi sportivi di risonanza planetaria, anche la RWC 2023 ha attratto fisicamente appassionati da tutti gli angoli del Pianeta, rendendosi così responsabile delle emissioni “scope 3” provenienti dalla mobilità internazionale, che ha costituito la maggior parte dell’impronta di carbonio del torneo, pari all’86%.

Per ciò che concerne invece le emissioni di tipo diretto, l’impatto ambientale complessivo è stato mitigato a monte grazie all’utilizzo di impianti sportivi preesistenti, e puntando fortemente sulle infrastrutture di trasporto pubblico e sui piani di mobilità a basse emissioni di carbonio.

Sin dalla stesura del bid infatti, che risale al 2017, l’allora comitato promotore aveva dichiarato di ambire ad una forte vocazione ambientale per la progettazione di un torneo con le minori emissioni possibili, puntando principalmente ad un piano di mobilità sostenibile innovativo.

Su tutte ha fatto notizia – ed ha portato a notevoli risultati non solo riguardo le emissioni ma anche a livello logistico e per il benessere fisico degli atleti – la scelta di far viaggiare in treno le delegazioni delle nazionali partecipanti per i trasbordi inferiori alle 5 ore e mezza. Questa decisione ha portato al 56% del chilometraggio percorso su rotaia da parte di tutte le squadre, che si sono avvalse di navette bus soltanto per spostarsi dalle stazioni ferroviarie ai campi di gioco e viceversa.

Anche nei confronti dei tifosi l’attenzione alla mobilità è stata elevata: grazie a mirate campagne di sensibilizzazione, oltre l’80% per cento degli spostamenti dei supporter nelle città è stato effettuato tramite mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta, abbattendo la consueta media della popolazione francese che opta per questo tipo di mobilità nel 39% dei casi per gli spostamenti quotidiani extra-evento.

Ulteriori sforzi sono stati profusi in sinergia con World Rugby, l’organo di governo della palla ovale mondiale, puntando per diverse gare sulla produzione televisiva da remoto – così come sta sperimentando con successo la Formula E – ottimizzando la logistica dei TV trucks, impiegando personale locale ed alimentando i generatori secondari nelle venues con biocarburante ottenuto al 100% da olio di colza. Soltanto questa ultima azione ha consentito un abbattimento del 64% delle emissioni rispetto all’utilizzo dei combustibili tradizionali.

Sebbene oltre 800mila tonnellate di CO2 prodotte siano una cifra davvero significativa, l’impronta di carbono calcolata per la Rugby World Cup è risultata comunque essere 3,4 volte inferiore a quella degli Europei di calcio UEFA 2016 (organizzati in Francia in sedi similari) e 4,4 volte inferiore a quella della più recente Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022.

GLI IMPATTI SOCIALI

La reportistica ufficiale ha inglobato anche la valutazione degli impatti sociali, andando a completare la cosiddetta “triple bottom line”, approccio proprio della sfera manageriale attinente alla sostenibilità.

Tra gli intenti dichiarati degli organizzatori della Coppa del Mondo di rugby, oltre a rilanciare l’economia nazionale e agire in maniera strategica per la salvaguardia dell’ambiente, è stato sin da subito quello di lavorare nell’ottica di promuovere risultati sociali positivi.

Sul fronte della federazione francese di rugby, le prime notizie positive sono arrivate dall’incremento dei tesserati: in una nazione che fa della palla ovale già uno sport nazionale si sono registrati in soli 12 mesi (febbraio 2023-febbraio 2024) grazie all’effetto RWC un aumento dei giocatori attivi del 12%. L’onda di entusiasmo è stata indotta grazie a politiche di promozione capillare dell’evento sul territorio: tutte le nazionali infatti sono state coinvolte in azioni di charity locali e in visite nelle scuole, negli ospedali e nei club di rugby del territorio durante tutti i 51 giorni del torneo.

Anche gli Azzurri hanno registrato un’accoglienza record a fine settembre 2023 presso lo stadio cittadino di Bourgoin-Jallieu con oltre settemila persone accorse a sostenere i nostri atleti durante un allenamento a porte aperte pochi giorni prima dell’esordio mondiale contro gli All Blacks a Lione.

Dal punto di vista occupazionale invece, secondo EY sono stati creati 5.200 posti di lavoro grazie alla strategia di FRANCE2023 di dare priorità alle aziende nazionali da coinvolgere in attività commerciali e per la fase realizzativa ed operativa del torneo. In questo modo il 90% dei fornitori e dei partner commerciali sono state organizzazioni francesi, spendendo nel complesso meno dell’1% a beneficio di aziende straniere.

Altri numeri interessanti da poter segnalare riguardano le iniziative di pura CSR: si stimano oltre 150mila persone definite come “beneficiari diretti” di programmi creati ad hoc per l’inclusione sociale nello sport sui territori, con una prospettiva concreta di budget per poter continuare le attività positive ben oltre la durata del torneo.

L’entusiasmo ed il coinvolgimento di una nazione in festa per due interi mesi sono stati evidenti, ma seppur complesso da riportare in cifre, il rapporto segnala diversi parametri che testimoniano il buon esito della manifestazione che ha agito anche come vero e proprio strumento di cambiamento d’usi e costumi sociali.

La scelta di trasmettere in TV sul territorio francese tutte le partite in chiaro è stata premiante, registrando nove dei dieci più grandi ascolti televisivi francesi del 2024.

Con 481 milioni di ore di trasmissioni visionate, ben il 65% della popolazione francese ha guardato almeno una partita in onda, di cui il 40% lo ha fatto per la prima volta. Metà dei nuovi telespettatori erano donne, a differenza del pubblico femminile presente sugli spalti registrato con un interessante tasso del 25% a testimonianza della crescente popolarità del rugby tra donne e ragazze, dato promettente in vista della prossima Women Rugby World Cup 2025 in programma in Inghilterra.

* esperto/consulente di sports-marketing con specializzazione sui temi della “Sostenibilità”

 

 

 

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