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Lotti (Minsport) a SkySport: Il nostro è un Paese troppo fermo e che troppe volte ha paura

Il ministro per lo Sport Luca Lotti ha parlato in esclusiva ai microfoni di Sky Sport24 HD. Di seguito un estratto dell’intervista realizzata da Matteo Marani a Samminiatello, dove Lotti ha tirato i primi calci al pallone.

Lotti, ministro per lo Sport.
Io vorrei sottolineare come il mio ministero si voglia e si stia occupando di tutti gli sport. C’è ancora molto da fare perché sono convinto che tutto parta dagli impianti sportivi. Questo vale sia a livello Nazionale, sia a livello di Serie A, di calcio per esempio, ma vale anche e soprattutto al livello delle periferie d’Italia.
Le vicende personali hanno inciso nella sua attività di ministro?
Ovviamente hanno inciso in quella che è la serenità con la quale uno affronta il proprio lavoro, però con altrettanta franchezza voglio dirle che la serenità che ho dentro, perché conosco la verità, perché so che la verità verrà a galla, non mi ha impedito e non mi impedisce tutt’oggi di continuare a fare il mio lavoro e di provare a dare una mano allo sport in Italia, allo sport e alle associazioni che fanno sport in Italia. E questo, ripeto, credo che alla fine poi la verità verrà a galla e vedremo come finirà questa vicenda.
Quanti anni bisognerà aspettare per avere una nuova generazione di stadi all’altezza dell’Europa?
Questo è il nostro problema, non so dirle quanto dobbiamo aspettare, so dirle però che se ci lamentiamo del fatto che il nostro Campionato di calcio di Serie A, per esempio, oggi non è più il più bello e purtroppo non vale più quanto valeva prima, o non vale quanto valgono i campionati in Spagna o in Inghilterra, io credo che sia proprio per colpa delle infrastrutture. E quindi le società di calcio di Serie A devono partire da lì. Come Governo non daremo dei soldi, perché non sono queste, a mio modo di vedere, le priorità, però daremo una mano a quelle società, facendo delle normative, dando una mano ad accelerare i processi e a rendere bancabili quei progetti di ristrutturazione o di costruzione dei nuovi stadi.
Perché il nostro Paese fa così fatica ad organizzare Olimpiadi, Mondiali o altre grandi manifestazioni sportive?
Il nostro è un Paese troppo fermo e che troppe volte ha paura. Io invece sono convinto che i grandi eventi, e i grandi eventi sportivi, possano e debbano essere ospitati in Italia, perché l’Italia ha tutte le caratteristiche per poter ospitare i grandi eventi. Io mi auguro che eventi come la Ryder Cup, la fase finale degli Europei Under 21, il Mondiale di pallavolo, ma anche altri eventi possano dimostrare e testimoniare come il nostro Paese sia all’avanguardia e sia pronto ad ospitare i grandi eventi. Credo che un Paese come l’Italia e una capitale come Roma non debba avere paura di se stessa.
È preoccupato per quello che sta succedendo in Lega Calcio?
Sono molto preoccupato e direi esterrefatto perché è abbastanza imbarazzante la situazione. Io mi auguro che la Federazione passi presto a un commissariamento e a rivedere non solo la governance ma una serie di regole che servono ad avere una Lega più forte e un Campionato che può valere di più e che può contare di più. Una Lega forte dà un Campionato più forte, più importante e che vale di più. Trovo abbastanza surreale che ancora si stia discutendo delle 14 squadre contro le 6, delle 3 contro le 7.
Posso dire che ho letto i programmi di tutte e due i candidati, sia Andrea Abodi, sia Carlo Tavecchio. Erano due programmi fatti bene, erano due programmi che affrontavano i problemi della Federcalcio. Il Governo, il ministro sarà a fianco del Presidente della Federazione per far sì che questi programmi vengano portati in fondo. Se questi programmi – basati sulle infrastrutture, sui settori giovanili, sui centri tecnici federali, sul rapporto diverso tra società e allenatori di base, dove gli allenatori devono sempre migliorare ed essere sempre più qualificati – vedranno la luce, io sono convinto che il calcio potrà guadagnare.
Il rapporto con il CONI com’è?
È un buon rapporto che è cresciuto nel tempo già da quando mi occupavo di sport a Palazzo Chigi. Con Giovanni Malagò c’è un rapporto di rispetto reciproco. È chiaro, fino a ieri forse il CONI poteva avere un po’ più di spazio perché non esisteva un ministero preposto, oggi c’è un ministro che segue lo sport, che ha voglia di seguire lo sport, dallo sport dilettantistico fino allo sport professionistico, quindi diciamo che dobbiamo collaborare insieme. Quando c’è qualcosa che non va, non ho problemi a confrontarmi e a dire la mia a Giovanni Malagò, nel rispetto reciproco delle parti.

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