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Jonah Lomu, il trequarti entrato nella leggenda del rugby e del marketing

(di Duccio Fumero)* – Molti vedono nel 1995 l’anno in cui il rugby cambiò per sempre. L’anno in cui, dopo la Rugby World Cup in Sud Africa, il rugby divenne ‘adulto’, cioè professionistico e nulla fu più come prima. Facendo storcere ancor oggi il naso ai puristi. Ma, forse, il rugby cambiò veramente solo 5 anni dopo.

Era il 2000, l’Italia entrava nel Sei Nazioni, l’Australia aveva da poco vinto la prima Coppa del Mondo dell’era professionistica e Jonah Lomu era entrato nella storia segnando 8 mete in un’unica edizione iridata e toccando quota 15 mete tra il 1995 e il 1999 ai Mondiali. Nel mondo ovale era già una leggenda, aveva già rivoluzionato il concetto di trequarti e stava abbattendo i record come faceva con gli avversari. Ma fu fuori dal campo che Jonah Lomu segnò il momento in cui tutto cambiò.

L’Adidas lo aveva messo sotto contratto in una partnership (anche con gli All Blacks) durata fino a oggi e decise che sarebbe stato lui, Jonah Tali Lomu, l’uomo immagine dell’azienda. E affidò al famoso regista svedese Fredrik Bond uno spot con l’ala All Blacks protagonista. La pubblicità in esame divenne velocemente famosa in tutto il mondo – prima che internet e i social rendessero virali gattini e bufale ogni giorno – e con essa divenne un personaggio globale anche lui, Jonah. E, trascinato da Lomu, lo divenne anche quello strano sport che molti non conoscevano, ma che nelle immagini entrava – seppur con un pesce al posto della palla – nelle case di tutti.

Certo, nel 1995 il rugby divenne professionistico e perse la ‘verginità’, ma fu nel 2000 che la palla ovale divenne qualcosa di riconoscibile per tutti, dalla casalinga di Voghera al cowboy del Texas. E a rendere il rugby, per la prima volta, mediaticamente globale fu lui, Jonah Tali Lomu. Dopo, nulla fu più lo stesso.

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Redazione

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