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Il caso Felicita (FIPM) e lo scandalo delle società truccate devono far riflettere

(di Gianni Bondini) La radiazione di pochi giorni fa a carico dell’ex presidente del Pentathlon (per 14 anni) Lucio Felicita deve obbligatoriamente risvegliare le coscienze dei giuristi sportivi. Magari, sollecitati a pronunciarsi dal presidente Giovanni Malagò.

Su Felicita, che non ha avuto indecisioni ad assumersi la responsabilità dei tesseramenti “farlocchi” (come risulte dalle carte dell’inchiesta) di un pugno di società, non pesano ipotesi di reato. Nelle 37 pagine della radiazione compare solo l’accusa di aver brigato per disporre di un quorum sicuro con voti di comodo. Dalla giustizia sportiva giungono indiscrezioni che vorrebbero accreditare che la guerra sportiva continua, ma non è questo il tema che deve interessarci. Felicita ha seguito il suo destino, amen.

Questo Coni, invece, si deve interrogare “senza se e senza ma” sui tesseramenti delle società degli sport individuali e, in modica parte, anche su quelle degli sport di squadra. E’ un’urgenza reale.

“Società fantasma” è l’incubo che dovrebbe togliere il sonno ai massimi dirigenti sportivi. Tesseramenti in discoteca o nei pub. Commercialisti e avvocati che fanno dei loro studi la sede di società sportive di comodo. E tutto per un pacchetto di voti per eleggere o rieleggere un presidente federale. Certo non per le poltrone delle federazioni più importanti, come il calcio, dove però a livello di campionati minori, qualche società di carta è spuntata. Ma è un malcostume nelle federazioni più modeste, dove in ombra si creano sodalizi finti, ultimamente la patologia elettiva ha colpito il pentatlon, ma sbaglia chi pensasse che il contagio non è abitudinario nelle elezioni sportive meno seguite.

Un gioco dei bussolotti truccati può essere anche semplice. Basta disporre, in uno sport individuale, di un atleta regolarmente tesserato che prenda parte a una gara ufficiale di livello provinciale, regionale o nazionale (ne basta una) e si acquisisce il diritto a un voto nelle assemblee elettive. Con “un giardinetto” di questi consensi fantasma il gioco è fatto. E poi il presidente federale così votato può persino concorrere all’elezione del capo dello sport. E questo sinceramente non ci sembra proprio il massimo.

Confidiamo però nel nuovo corso del CONI, perché Malagò e il suo direttivo sono sicuramente molto più attenti (rispetto al passato) a questi elementi negativi che sono vero e proprio veleno nel sangue del sistema sportivo italiano. 

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Redazione

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