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Discussione interna alla F.1 dopo il movimentato week-end del GP dell’Arabia Saudita

(di Emanuele de Laugier) La Formula 1 avrà molto di cui discutere dopo il movimentato week end del Gran Premio dell’Arabia Saudita che ha sollevato dubbi sulla permanenza in calendario della gara anche per i prossimi anni.

Infatti, venerdì scorso, tra la prima e la seconda sessione di prove libere, è avvenuto un attacco ad un impianto di stoccaggio di petrolio vicino alla pista da parte del gruppo Houthi dello Yemen, sostenuto dall’Iran, che ha messo in discussione la corsa di domenica.

L’intero Circus della F1 si è incontrato per più di 4 ore e ha deciso collettivamente di continuare a gareggiare dopo aver ricevuto le dovute assicurazioni sulla sicurezza da parte della autorità saudite.

Tuttavia, nonostante l’emozionante Gran Premio sulla pista di Jeddah, i principali protagonisti della gara hanno riconosciuto la necessità di fare ulteriori valutazioni sull’evento in Arabia Saudita.
Il leader della classifica piloti, Charles Leclerc, ha detto: “Non voglio entrare troppo nei dettagli su questo argomento ora, ma è sicuramente una discussione che dovremmo avere dopo questa gara, una volta che tutto si sarà calmato”.

I piloti avevano anche delle riserve sulla pista per le sue curve cieche ad alta velocità senza via di fuga.
Il grave incidente avvenuto in qualifica a Mick Schumacher, che lo ha costretto a non partecipare alla gara di domenica, ha sottolineato ulteriormente i pericoli del circuito.

“Penso che sia sicuramente la pista più pericolosa del calendario”, ha dichiarato Sergio Perez poco dopo aver conquistato la sua prima pole position in carriera.

La scorsa settimana, parlando dei futuri GP dell’Arabia Saudita di F1, il Principe Abdulaziz Bin Turki al Faisal, ministro dello sport del Regno, ha affermato che probabilmente verranno spostati sul circuito attualmente in costruzione a Quiddiya, la nuova città all’avanguardia adibita appositamente per l’intrattenimento e per il turismo.

Tuttavia per Liberty Media, il proprietario della Formula 1, non è così semplice lasciare l’Arabia Saudita dopo aver firmato un ricchissimo contratto di 15 anni (di cui 13 rimanenti) con il Regno. Infatti, le commissioni pagate dallo stato saudita contribuiscono in maniera significativa ai profitti del Circus della F1.

Inoltre, il GP di Jeddah riflette il profilo e l’influenza crescente del Medio Oriente all’interno di questo sport, con Aramco, gigante energetico statale saudita e proprietario dell’impianto di stoccaggio bombardato, che è uno dei partner principali della F1, nonché Title Sponsor della Aston Martin Racing.

La McLaren, invece, ha come proprietario di maggioranza il fondo sovrano d’investimento del Bahrain, Mumtalakat, con il Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita che fornisce anche dei finanziamenti significativi.
L’evento di domenica è stato il quinto consecutivo nella regione mediorientale a cavallo tra questa e la scorsa stagione (Qatar, Arabia Saudita, Abu Dhabi, Bahrain, Arabia Saudita).

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