Diritti TV sportivi, verso l’addio al divieto di esclusiva: in arrivo una riforma che cambia il mercato.
(di Valerio Vulpis) – Il governo Meloni è pronto a riscrivere le regole del mercato dei diritti televisivi sportivi, superando uno dei pilastri normativi in vigore da oltre quindici anni: il divieto di concessione in esclusiva dei diritti a un solo operatore. Secondo quanto anticipato da Radiocor, una bozza di disegno di legge, destinata a essere esaminata già nelle prossime ore dal Consiglio dei ministri, prevede la modifica del decreto legislativo 9/2008, noto come “legge Melandri”.
L’intervento legislativo apre alla possibilità di assegnare i diritti televisivi a un unico broadcaster per un periodo inizialmente fissato in tre anni, con possibilità di estensione per campionati di particolare rilevanza, come la Serie A. Un cambiamento strutturale che potrebbe ridisegnare gli equilibri economici tra i player del settore audiovisivo e impattare direttamente sulla concorrenza nel mercato italiano dei media sportivi.
Ruolo chiave per l’Agcom
La nuova disciplina attribuirebbe all’Agcom un ruolo centrale nella valutazione preventiva dei contratti pluriennali. L’Autorità per le comunicazioni dovrà verificare la sussistenza delle condizioni di mercato che giustifichino accordi esclusivi di lunga durata, tenendo conto delle dinamiche del mercato audiovisivo europeo e delle competizioni nazionali e internazionali.
L’entrata in vigore delle nuove regole è prevista per le competizioni sportive che avranno inizio dal 1° luglio 2026, lasciando così tempo al settore per adeguarsi al nuovo scenario regolatorio.
Nuovi criteri per la redistribuzione dei ricavi
Un altro elemento chiave della riforma riguarda la redistribuzione dei proventi derivanti dalla vendita dei diritti TV. Oltre il 50% dei ricavi verrebbe ripartito in parti uguali tra le società partecipanti alla stessa competizione. Il restante sarebbe assegnato sulla base di criteri legati ai risultati sportivi ottenuti dal 2000 in poi e all’impegno nei confronti della formazione dei giovani calciatori italiani.
Scompare invece il riferimento al numero di tifosi o spettatori – sia allo stadio sia davanti allo schermo – che ha storicamente favorito i club con maggior seguito, segnando un possibile cambio di rotta verso un modello più meritocratico e meno legato alla popolarità.
Focus su infrastrutture, digitalizzazione e lotta alla pirateria
Il disegno di legge prevede inoltre una serie di interventi collaterali. Tra questi, una delega al governo per promuovere la modernizzazione degli stadi, favorendo uno sviluppo tecnologico sostenibile degli impianti sportivi, nuovi ed esistenti. Si amplia anche l’ambito dei diritti commercializzabili, estendendo la vendita non solo alle dirette, ma all’intero ecosistema audiovisivo legato agli eventi sportivi.
Prevista, inoltre, una nuova disciplina sulla sponsorizzazione da parte degli operatori autorizzati di giochi e scommesse, con una parte dei ricavi destinata al finanziamento di impianti sportivi e al fondo per il contrasto al gioco patologico. Infine, il pacchetto normativo include misure contro la pirateria (una delle battaglie che la Serie A si è intestata per tutelare anche gli interessi dei network tv) e il gioco illegale, oltre a campagne educative mirate a sensibilizzare sui rischi connessi.

