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Abodi (MinSport): In autunno si inizierà a ragionare sul Decreto Dignità per la parte relativa ai divieti del betting.

(di Valerio Vulpis) – Intervistato su GR Parlamento, all’interno del contenitore radiofonico “La Politica nel Pallone“, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha parlato, oltre che del successo di Jannik Sinner a Wimbledon , anche del Decreto Dignità (entrato in vigore nel 2019 su impulso del Movimento 5 Stelle), con particolare attenzione al tema del divieto pubblicitario e sponsorizzativo dei marchi di scommesse sportive: «Se ne parlerà, è un argomento che merita un approfondimento non ideologico. C’è grande preoccupazione su come arginare efficacemente la piaga sociale della ludopatia; questo rappresenta un riferimento sociale forte che non può essere superato di slancio e sono convinto si possa trovare una soluzione per contemperare le esigenze degli organizzatori degli eventi con le necessarie attività di contrasto alla ludopatia. In autunno inizieremo a ragionare» – ha precisato il ministro dell’esecutivo Meloni.

Da ben sei anni i player sportivi non possono apporre marchi del betting sulle divise di gioco o sugli allestimenti pubblicitari all’interno del rettangolo di gioco, come nel caso dei led bordocampo o dei backdrop interviste. Lo stesso avviene sul terreno degli investimenti pubblicitari destinati, fino al 2019, ai media tradizionali (carta stampata, tv, radio e web inclusi i social media).

Nel frattempo le aziende di scommesse hanno superato in parte l’ostacolo aggirandolo a livello marketing. Sono nati infatti numerosi progetti di infotainment che non parlano di quote, ma di informazione e intrattenimento. Non è difficile imbattersi in nuovi brand che finiscono con .news, .tv., .scores, .info, .sport, ecc. Un modo creativo per continuare a garantire exposure ai marchi di questo specifico settore merceologico.

Ha fatto storia, sempre nel 2019, l’operazione sponsorizzativa del marchio russo MarathonBet, apposto sulla divisa di gara della Lazio (Serie A), costretto a rescindere quell’importante contratto per l’entrata in vigore delle norme anti-betting in Italia. Successivamente lo stesso brand russo è migrato, in Spagna, alla corte del Siviglia FC, “regalando” così agli andalusi un assegno (inatteso) del valore di 4,5 milioni di euro, lo stesso importo che pagava per essere presente sulla maglia del club di Claudio Lotito.

Il presidente biancoceleste è, oggi, tra i principali fautori di questa rivisitazione del Decreto gialloverde, con l’obiettivo di tornare ad attrarre nuovi investitori provenienti dal mercato del betting. Su questa stessa linea di pensiero c’è Paolo Marcheschi, senatore toscano di Fratelli d’Italia, chiamato dal segretario del partito (la premier Giorgia Meloni) ad occuparsi del Dipartimento Sport di FdI.

Il mercato pubblicitario, collegato al gaming, è stimato in 130-150 milioni di euro annui. A distanza di sei anni dall’entrata in vigore di queste norme la perdita, per il mondo dei media e dello sport, è stata superiore ai 900 milioni di euro. Risorse che, ancora oggi, farebbero gola al sistema dei centri media, dell’editoria e soprattutto dell’industria del calcio, quest’ultima sempre alla ricerca di nuove risorse economiche per far quadrare, a fine anno, gli scarni bilanci societari (soprattutto dopo gli anni dell’emergenza sanitaria da Covid-19).

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Valerio Vulpis

Valerio Vulpis