Vulpis (Sporteconomy): Quanto dovremo ancora aspettare per abolire la tessera del tifoso?

“A gran voce e da troppo tempo la diverse tifoserie di calcio presenti nel nostro Paese, chiedono di poter ritornare a vivere gli stadi in modo più libero – lo afferma Marcel Vulpis – candidato al Senato nel Lazio con Scelta Civica -Monti per l’Italia – è per questa ragione che come candidato al Senato chiedo ufficialmente che sia abolita la “Tessera del Tifoso”, così come tutte le limitazioni/restrizioni previste per le trasferte dei supporter (al seguito della squadra del cuore) all’interno del provvedimento Maroni, ormai obsoleto oltre che inutile. Dobbiamo riportare la gente e soprattutto le famiglie allo stadio. Anche sotto il profilo economico la Tessera del Tifoso impatta negativamente sui conti delle società, in quanto la biglietteria è una delle voci tradizionali di ricavo dei club. Tutte queste limitazioni (tra l’altro anticostituzionali) – prosegue Vulpis – sono un vincolo alla libertà dell’individuo e non più tollerabili in un Paese (l’Italia), che si considera parte integrante dello sviluppo, anche in termini di modernità, dell’Unione Europea. L’acquisto di un biglietto per assistere ad un match di calcio è un vero e proprio “percorso di guerra” e questo impatta inevitabilmente sui ricavi della società e sulla buona immagine del nostro prodotto a livello internazionale. Bisogna tornare alla normalità e mettere la parola “fine” al tema dell’emergenza/violenza negli stadi. Club, squadre e tifosi sono parte dello stesso spettacolo. Ridiamo fiducia alle tifoserie organizzate presenti nel nostro Paese e puntiamo alla creazione di stadi (anche nel caso di vecchi impianti) senza barriere. Non è più possibile immaginare tifosi chiusi in gabbie di ferro come “bestie” ed obbligati a rimanere anche ore in queste aree no limits in occasione delle trasferte, al termine delle gare. Il calcio deve essere sinonimo di libertà e modernità, non un’opportunità per limitare i diritti inviolabili delle persone. Basta, infine, con la “militarizzazione” degli stadi – conclude Marcel Vulpis – . Un elemento ulteriore di tensione con gli ultras, oltre che un costo sociale non più sostenibile da parte della collettività, soprattutto in questa difficile fase di mercato, caratterizzata da una crisi economica perdurante”. (12 febbraio 2013)

(di Marcel Vulpis) – Il 12 febbraio del 2013 in qualità di candidato al Senato della Repubblica per “Scelta Civica- con Monti per l’Italia” parlai del problema della tessera del tifoso. Uno strumento inutile oltre che dannoso per l’economia dei club. Ad inizio del 2014 sembrava che il buon senso avesse prevalso sull’incapacità dello Stato di gestire l’ordine pubblico in prossimità degli stadi di calcio. Poi l’annuncio dell’inasprimento delle norme anti-violenza volute da Angelino Alfano (ministro degli Interni). 

Ancora una volta abbiamo fatto un passo indietro come nel “gioco dell’oca”. Il problema non si risolve con la “tessera del tifoso”, ma isolando i violenti e consegnandoli, dove previsto, alla giustizia. Invece, nel caso del calcio italiano, per poche centinaia di delinquenti la massa (ovvero il 99 per cento delle persone che si recano allo stadio) deve subire privazioni e violazioni della propria libertà, come se andare ad assistere ad una partita fosse assimilabile ad uno stato di coprifuoco. 
Siamo alla pazzia, ma non vi stupite se il numero dei tifosi allo stadio sarà sempre più limitato. Dite chiaramente che volete trasformare il calcio in un prodotto televisivo e finiamola con queste scelte senza senso. Rileggete questo comunicato di un anno e mezzo fa. E’ passato del tempo, ma il problema permane, anzi si è aggravato. Il problema vero, però, è che le istituzioni non vogliono trovare una soluzione finale, quindi l’unica scelta è colpire il tifoso comune che deve subire una serie di limitazioni per colpa di pochi. Non è assurdo già solo a livello concettuale? 
Complimenti al governo Renzi e al ministro Alfano. Scusate, ma non ci siamo proprio. Manca il buon senso e la volontà di attuare misure concrete per debellare una volta per tutte il problema della violenza, così come, tanti anni fa, prima di noi, hanno fatto brillantemente gli inglesi. Ed oggi i risultati si vedono: la Premier league è uno dei luoghi più sicuri della Gran Bretagna ed è anche il campionato più ricco. Sarà un caso?
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