La crisi ucraino-russa, un film già visto nella storia europea

  • “Gdansk (Danzica) 1939, Donetsk 2014”: intellettuali e politici polacchi hanno esternato lunedì il loro timore di vedere ripetersi lo scenario di 75 anni fa, per via dell’ingenuità europea nei confronti della Russia.
  • Il primo a parlare è Primo Ministro Donald Tusk, nominato sabato scorso alla presidenza del Consiglio Europeo. Astenendosi  dall’accusare direttamente il Cremlino, durante il discorso pronunciato a Westerplatte, vicino a Danzica, nel luogo preciso dove era cominciata l’aggressione nazista contro il suo Paese, ha dichiarato che nel corso del summit della Nato che si terrà questa settimana, i dirigenti dei Paesi membri avrebbero “riflettuto insieme su di una nuova politica (…) di fronte alla minaccia di una guerra, non solo nell’Est dell’Ucraina”. “Osservando la tragedia degli ucraini, la guerra, perché questo è il termine che bisogna usare, sappiamo che Settembre 1939 non deve mai più ripetersi”, ha detto senza troppi giri di parole. le sue argomentazioni hanno preceduto di qualche ora un discorso duro del Presidente tedesco Joachim Gauck, che ha dichiarato a Danzica, sempre in occasione del 75° anniversario dell’attacco nazista, che la Russia aveva “di fatto messo fine al suo partenariato con l’Europa”. “Auspichiamo un partenariato e delle relazioni di buon vicinato (con la Russia) in futuro”, ma a condizione che Mosca cambi la sua politica e che ci sia un “ritorno al rispetto del diritto dei popoli”, puntualizza il Presidente. Il suo omologo polacco Bronislaw Komorowski ha denunciato il riaffacciarsi “delle stesse minacce che hanno dilaniato e fatto soffrire l’Europa per tutto il XX° secolo”, chiamando al “coraggio e alla determinazione per opporsi a coloro che minacciano l’ordine internazionale, la pace e la libertà”.
  • I polacchi, il cui Paese è membro della Nato e dell’Unione Europea, non temono un’invasione russa, ma l’economia polacca, rischia di mal sopportare l’embargo russo deciso da Mosca in risposta alle sanzioni europee. Senza tenere conto della “prudenza” diplomatica, un gruppo di importanti intellettuali polacchi ha lanciato un appello all’Europa, chiedendole di mostrasi più ferma nei confronti della Russia, deplorando, se non denunciando esplicitamente, il comportamento di Parigi e Berlino. Con il titolo shock “Da Danzica a Donetsk, 1939-2014”, hanno dichiarato voler evitare il ripetersi dello scenario della seconda guerra mondiale, questa volta nei confronti della Russia di Vladimir Putin. Denunciano sia la vendita di navi da guerra Mistral da parte della Francia alla Russia, che la dipendenza al gas russo della Germania. Ricordando la celebre frase dei fautori del compromesso con Hitler, che rifiutavano di “morire per Danzica”, il messaggio pubblicato dai media polacchi, ucraini e tedeschi, e firmato, tra gli altri, dal regista Andrej Wajda e dall’ex Ministro degli Affari Esteri, lo storico Wladyslaw Bartoszewski, recita così: “La Russia, Stato aggressivo, ha occupato la Crimea, parte del territorio del suo vicino ucraino. L’esercito e i servizi speciali del Presidente Putin (…) operano nell’Est del  Paese, appoggiano delle bande che terrorizzano la popolazione locale e minacciano apertamente l’invasione”. Inoltre, “negli ultimi anni, l’aggressore è riuscito ad attirare nella sua orbita di interesse numerosi politici e uomini d’affari europei che hanno ingenuamente creduto al suo ‘volto umano’”, affermano con forza i firmatari dell’appello. “Il Presidente François Hollande e il suo Governo contemplano un atto più grave che la passività della Francia nel 1939: diventare il solo Paese europeo a sostenere l’aggressore vendendogli grandi navi da sbarco”, denunciano ancora gli autori dell’appello, per poi invitare i “cittadini europei” a far pressione su Parigi boicottando i prodotti francesi se Hollande non cambia rapidamente opinione. Criticano la dipendenza della Germania per il gas russo e la collaborazione di politici tedeschi con il Cremlino, “un po’ per via del complesso di colpa tedesco, un po’ per la loro fede per il ‘miracolo economico russo’ o per la semplice speranza di trarne profitto personale”.
  • Domenica scorsa Putin ha apertamente parlato dello “status di Stato”  per le regioni separatiste. La pesante affermazione arriva poco prima della riunione Nato del 4 e 5 Settembre durante la quale ci sarà un incontro tra Obama e il Presidente ucraino, che ha rilanciato il suo progetto di adesione alla Nato. E questo complica una situazione già piuttosto ingarbugliata. La Commissione Europea da parte sua deve prendere ulteriori decisioni sulle sanzioni da sottoporre alla Russia. Una buona idea? Per ora non sembra aver funzionato, tanto che il per nulla intimidito Vladimir Putin ha fatto appello al “buon senso” nella speranza che né la Russia, né l’UE provochino “danni per via delle rispettive ripicche”. 
  • A causa delle “ripicche”, il conflitto nell’Est dell’Ucraina, ha causato la morte di 2600 persone da metà Aprile ad oggi. Ulteriori pesanti sviluppi la settimana scorsa quando, secondo informazioni concordanti, si è registrata la presenza di truppe regolari russe in Ucraina (tra i mille e i 1600 uomini). Secondo la ONG russa “Comitato delle madri dei soldati”, fino a 15mila sodati russi sono sati spediti in Ucraina negli ultimi due mesi, e diverse centinaia sarebbero morte durante i combattimenti. Intorno a Donetsk, capoluogo della regione e feudo della ribellione filorussa (ricordiamo che Donetsk si è autoproclamata repubblica indipendente), i segnali di un ritiro dei lealisti ucraini sono sempre più evidenti. I timori di Tusk e della Polonia sono forse esagerati, ma la situazione è la più grave mai registrata negli ultimi 60 anni.

L’analisi della giornalista romana Jacqueline Rastrelli, specializzata in “affari esteri” sul tema della crisi ucraino-russa. Un approfondimento che riguarda da vicino lo Shakhtar Donetsk impegnato quest’anno nel gruppo “H” della Champions league 2013/14 ed obbligato, a causa del conflitto, a giocare fuori casa (a Kiev). 

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