Tempi Supplementari – Malagò getta il cuore oltre l’ostacolo Pagnozzi
Ma sul piano dell’immagine, delle scelte di comunicazione, Malagò non ha rivali. Se per aggiudicarsi la poltronissima del Foro Italico bastasse il “messaggio”, Pagnozzi sarebbe alle corde. Invece, no, occorre manovrare bene tra i bilanci federali, più insidiosi degli scogli che hanno aperto la pancia della Costa-Concordia. E Pagnozzi è un uno skipper col fiocco e spinnaker.
Oggi, comunque, è sato il giorno del programmone di Malagò, letto a due passi della Sapienza è in oratorio.Aggressivo nei confronti questo Coni. Su come spende i soldi dello Stato, (411 milioni per quest’anno), sui soldi che dà al calcio (64 milioni), sui privilegi elettorali dello “sportcellum”, dominato dai 76 grandi elettori, su più mercato (sponsor) e meno Stato nelle entrate olimpiche e un affondo alla comunicazione del Coni (“un sito che non serve a nulla”), Stamattina, dicono dal Malagò Center, 15 presidenti federali hanno incontrato il candidato presidente. Di questi 15 numeri uno delle federazioni, però, secondo il team di Pagnozzi, almeno la metà non voterebbe Malagò. Il 6 febbraio si materielizzerà la sua squadra. Dicono che il presidente del ciclismo, Renato Di Rocco, sarebbe il segretario generale di Malagò. Ma lo stesso Di Rocco è un grande elettorale di Pagnozzi. Dov’è la verità? Vedremo.
Non possiamo evitare, però, di ribadire che il Coni è dominato da un oligarchia (governo di pochi), anzi da una corporazione di 76 grandi elettori. Rispetto a 4 milioni di praticanti sportivi a tutti i livelli ( dato del 2008). E, allora, l’aborto di riforma Melandri e il contro aborto Urbani-Pescante andrebbero gettati nel cestino. Arrivando a un parlamento dello sport di 200-300 delegati delle Federazioni, delle Discipline associate, degli Enti di promozioni e delle altre componenti che siedono nel Gran Consiglio del Foro Italico. Allora sì, che potremmo assistere a una competizione elettorale democratica e a un controllo altrettanto democratico del bilancio e degli atti di governo dello sport.
E’ un sogno, per ora, e servirebbe un ministero dello Sport per cambiare l’attuale “sportcellum” che determina le scelte degli oligarchi del Coni.
* già v. caporedattore alla Gazzetta dello Sport. Segue politica e giustizia dellosport anche in occasione del mondiale di Italia ’90. Nel 1997 vince il Premio Saint Vincent-Presidenza della Repubblica con un’inchiesta sul doping. Nel 2000 partecipa alla redazione del Dizionario del Calcio Italiano ed. Baldini&Castoldi per la parte riguardante la giustizia ordinaria e sportiva. Nell’anno accademica 2005-2006 insegna istituzioni e giustizia sportiva nel Master di management di sport alla Libera Università San Pio V (Luspio) della Cei. Nel 2009 il Coni gli conferisce la Stella d’Oro al merito sportivo “per l’impegno e la professionalità nel seguire l’attività del movimento sportivo italiano”.
(di Gianni Bondini*) – Vigilia elezioni del Coni, Vince Lello Pagnozzi (segretario generale CONI uscente). Non perde però Giovanni Malagò (membro Giunta CONI).
Oggi Giovanni Malagò ha presentato il suo programma presidenziale. Nel caso venisse eletto come numero uno del Coni. Il giorno dopo il giuramento di Obama a Washington. Ma, il parallelismo è impraticabile. Perché Malagò non è il primo nero che si candida alla guida del Comitato Olimpico e anche perché Lello Pagnozzi non è paragonabile né a Bush junior né lo sconfitto repubblicano McCain. Anzi nei sondaggi ( non sempre sinceri, però), Pagnozzi è il testa di alcune lunghezze. E il connubio con Luca Pancalli, presidente “emerito” del Comitato Paralimpico e prescelto come segretario generale del Coni, è sato un colpo da maestro della premiata ditta P & P (Petrucci-Pagnazzi).

