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Stadi – L’analisi de L’Espresso sulla situazione degli stadi italiani

Lo stadio come un centro commerciale, come ritrovo per concerti ed eventi culturali, come punto di riferimento per famiglie, giovani e adulti. Per di più sicuro, con i tifosi che possono guardare la partita a pochi metri dal campo, magari senza protezioni. Sembra una barzelletta, la cosiddetta Rivoluzione all’inglese degli impianti sportivi italiani, da quanto è vecchia e incompiuta. Se ne parla da anni, eppure non è cambiato niente. Troppe chiacchiere, tante promesse da parte di molti club, una soltanto mantenuta: il nuovo Delle Alpi di Torino, che sarà pronto a ospitare le gare della Juventus dalla stagione 2011-2012.

Dopo la batosta dei mancati Europei 2012 in Italia, che avrebbero portato finanziamenti da Bruxelles, ma sono stati assegnati all’improbabile coppia Ucraina-Polonia, il Parlamento ci riprova. E questa volta giura di sganciare i quattrini. Non basta, però, il solo impegno bipartisan della politica. I problemi da superare rimangono gli stessi: trovare l’accordo con i comuni, evitare che i piccoli esercizi commerciali mettano i bastoni fra le ruote, raffreddare le tifoserie più conservatrici e, soprattutto, tirare fuori tanti soldi. Perché il disegno di legge che viaggia spedito al Senato, scritto dal senatore Alessio Butti (Pdl) e dal deputato Giovanni Lolli (Pd), promette sì un impegno dello Stato sotto forma di abbattimento degli interessi sugli investimenti, ma non dice quanti siano i fondi a disposizione. La partita quindi, una volta approvato il disegno, si giocherà in consiglio dei ministri, e sarà decisa dagli umori di Berlusconi e Tremonti. Se i due daranno l’ok, l’esborso per i contribuenti sarà di 20 milioni di euro all’anno, sulla base di quanto aveva stabilito la Finanziaria 2007 del governo Prodi. I soldi saranno poi gestiti dall’Istituto per il Credito Sportivo, la banca pubblica che ha finanziato il nuovo Delle Alpi per 50 milioni. Altri 15-20 milioni potrebbero arrivare dall’entrata in vigore, nel 2010, della legge Melandri sui diritti tivù collettivi, che prevede una piccola quota da destinare, fra le altre cose, agli impianti. Cifre importanti, ma i numeri necessari per rifare da capo uno stadio, o costruirne uno nuovo, sono ben altri.

Al nuovo gioiello bianconero guardano tante società come Udinese, Sampdoria, Lazio, Fiorentina, Palermo, Inter, Siena, Cagliari. Un modello ridimensionato, da 40.200 posti, senza piste di atletica fra campo e spalti, con 150 mila metri quadrati di area commerciale intorno. Il progetto è costato 155 milioni: i fondi non provenienti dal Credito Sportivo sono arrivati dal contratto con il colosso Sportfive, che per 12 anni potrà ‘titolare’ lo stadio con il nome di uno sponsor, e dalla cessione a Conad delle aree commerciali adiacenti. Un mix fra pubblico e privato che ha avuto nel sindaco di Torino Sergio Chiamparino un protagonista imprescindibile. Poiché in Italia soltanto il Giglio di Reggio Emilia è di proprietà della Reggiana, mentre l’Olimpico di Roma è del Coni, è fondamentale trovare un accordo con i Comuni, proprietari degli impianti. Chiamparino ha ceduto il diritto di superficie del Delle Alpi alla Juve per 99 anni, al costo di 25 milioni, e da lì è partita la ricostruzione voluta dal presidente Cobolli Gigli.

Il disegno di legge prevede un piano straordinario di tre anni, in vista della nuova corsa italiana ad ospitare gli europei del 2016. Si dovrà certamente evitare la figuraccia dei mondiali di Italia ’90, quando solo per gli stadi vennero spesi oltre mille miliardi di lire. Per poi costruire mega strutture quasi mai gremite, come il San Nicola di Bari o lo stesso Delle Alpi.

I nuovi progetti guardano tutti a un modello moderno ed efficiente, ma stentano a decollare. A Firenze, il sogno della famiglia Della Valle è apparso subito esagerato: 80-90 ettari di spazio, occupati dallo stadio della Fiorentina, un hotel, un centro commerciale, un museo per l’arte contemporanea, parco, giardini e una via dello shopping. L’unica area così grande nel capoluogo toscano è quella di Castello, di proprietà del gruppo Ligresti, che però è al centro di un’indagine della magistratura.

fonte: L’ESPRESSO

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