Sport&Politica – Pescante a “La Discussione” sui Giochi del Mediterraneo

Classe 1938, abruzzese di Avezzano, Mario Pescante è uno dei dirigenti sportivi più apprezzati. All’estero così come in Italia, dove ha cominciato la carriera politica nel 1973, quando venne nominato Segretario generale del Coni. Vent’anni esatti dopo sarebbe stato eletto presidente del Comitato olimpico nazionale; poi, dal 2001, è entrato a far parte del Cio (l’abbiamo intervistato che era a Losanna, proprio per una riunione del Comitato Olimpico Internazionale, ndr). Ma, al di la delle etichette da dirigente sportivo o da uomo della politica italiana (è stato Sottosegretario ai beni culturali con delega allo sport nei governi Berlusconi I e Berlusconi II, dal 2001 al 2006; e inoltre venne eletto deputato all’inizio della XIV Legislatura per Forza Italia, per poi essere confermato), è entrato – impresa improba per i colletti bianchi del Palazzo della politica sportiva nazionale – nel cuore dei tifosi nel 1988, quando difese un atleta Azzurro, Vincenzo Nardiello, eliminato da un pugile di casa dopo aver dominato un match. Pescante portò fuori a fatica il boxeur, adiratissimo, e dopo s’infuriò con la giuria. Con eleganza, ma s’infuriò. A settantuno anni (li compirà il 7 luglio) è stato chiamato a far partire col piede giusto una manifestazione cui tiene in modo particolare, non solo perchè i Giochi del Mediterraneo 2009 sono organizzati nella sua terra. Ma anche e soprattutto perchè un uomo di sport non si dà mai per vinto in partenza.  Fino a pochi mesi fa i Giochi del Mediterraneo venivano considerati una sorta di “mission impossible”. A pochi giorni dall’inaugurazione la situazione è mutata. Da cosa è dipeso? Le debbo fare una premessa doverosa: tutto quel che dirò rispondendole a questa prima domanda, lo farò con il massimo affetto per la mia terra, che amo tantissimo, della quale sono figlio emigrato e dalla quale sono andato via appena nato. Ho la sensazione che all’inizio ci sia stato un approccio un pò troppo provinciale, chi doveva farlo forse non ha spiegato bene che quest’evento non aveva solo una valenza sportiva. Perchè questi Giochi sono nati oltre mezzo secolo fa come uno strumento di dialogo tra civiltà, culture e razze diverse del Mediterraneo. Diverse ma che si sono sempre incontrate proprio per dimostrare che queste abitudini diametralmente opposte, grazie allo sport s’incontrano e non si scontrano come vorrebbe la cattiva politica. Ecco, questi cinque anni – da quando venne assegnata l’edizione a oggi – dovevano essere per l’Abruzzo l’occasione per spiegare  che il quinquennio doveva proiettarlo su una ribalta internazionale. Si poteva iniziare un dialogo politico, portare avanti iniziative cultuturali, scientifiche, universitarie: Si potevano avvicinare i popoli, soprattutto si poteva avvicinare la straordinaria imprenditoria abruzzese al mondo arabo. Tempo sprecato, purtroppo.  Si poteva dimostrare qualcosa e  questo qualcosa non s’è fatto. Purtroppo sì. Lunedì inaugureremo il villaggio dei Giochi, che è stato realizzato in tempi velocissimi. È un esempio della modernità e delle capacità della gente d’Abruzzo. Lo stesso stadio Adriatico è un gioiello. Ecco, Pescara 2009 doveva rappresentare un trampolino verso il futuro per questa regione. Poteva essere l’occasione per accreditare l’Abruzzo a mondi come quello arabo.  Perchè non si è riusciti a partire con il piede giusto? Ho le mie idee, ma è inutile parlarne. Guardo al futuro, non perdo tempo a rimuginare su quel che è stato.  Insomma: come è riuscito a cambiare le carte in tavola? Ho cercato di mettere insieme gente che conoscevo e con la quale avevo lavorato bene. Si è ricostruita la squadra, e con grande fatica il mosaico è stato ricomposto.  Diciamo pure che il terremoto ha ampliato le difficoltà? Diciamo che con tutto quel che è accaduto, l’Abruzzo adesso è diventato un elemento di curiosità. A Pescara ci saranno cinque capi di Stato, primi ministri, Alberto di Monaco. In tanti verranno non soltanto a veder i Giochi, ma a scoprire l’Abruzzo e la sua gente, con la quale ci dobbiamo anche scusare per quei cinque anni persi. E la capacità di reagire degli abruzzesi. Sia schietto: senza fare nomi… le è già capitato di veder salire sul carro dei vincitori gente che fino a ieri aveva criticato evento e organizzazione? Ma ci salgano pure, ci salgano tutti sul carro. Ho svolto questo compito già a Torino, una volta ultimato il lavoro mi son messo da parte e sul carro di Torino (Giochi invernali del 2006, ndr) non c’ero neanche io. Che problema c’è? Tanto sul carro poi ci salgono tutti… Ho trascorso sessant’anni di vita nello sport, a me interessa il risultato finale, magari il prestigio con i colleghi. Lo sa? Per i Giochi del Mediterraneo arriveranno in Abruzzo tutte le città candidate per l’Olimpiade, Chicago, Tokio, Rio de Janeiro e Madrid. Verranno perchè quest’Abruzzo  ha fatto curiosità. Verranno a osservare, a capire, a migliorarsi. Questo motivo di vanto vale tutto. Bella l’istantanea dell’Abruzzo che ha destato curiosità. Immagino lei intenda per la questione terremoto. Certo. Un esempio? In Giappone i giornali locali, che di terremoti – purtroppo – se ne intendono e che quando c’è un sisma, anche fuori dai confini nazionali si preoccupano, hanno voglia di capire dove gli abruzzesi abbiano trovato la forza per reagire a un cataclisma come questo.  Sbaglio o lei è una persona che vede il mezzo bicchiere sempre pieno e mai vuoto? Sì, nella maniera più assoluta, se non fossi stato così magari i Giochi del Mediterraneo sarebbero saltati. Ecco, a proposito di questa sua filosofia di vita: c’è mai stato un momento in cui ha pensato che potesse saltare l’organizzazione e, così come paventato da alcuni, che l’edizione di quest’anno potesse essere cancellata o assegnata in extremis a un’altra città? Sinceramente? Beh, le dico che ho avuto dei momenti in cui ho avuto non tanto la sensazione che saltasse l’organizzazione, quanto è stata grande la paura di non farcela. Per la prima volta ho avuto dei momenti, legati ad aspetti finanziari, in cui ho creduto di non riuscire nell’impresa. E le ammetto, sono stati momenti lunghi. Poi ci siamo rimessi a lavorare, ho chiesto supporto, sono arrivate altre persone a coadiuvare il lavoro… il Cio, per esempio, mi manderà gente per il protocollo. Forse però il momento più terribile è stato quando ho pensato che il villaggio olimpico dovesse essere dato doverosamente ai senza tetto, alla gente terremotata, e non dovesse essere destinato a Pescara 2009. Qual è stata la reazione delle nazioni che saranno ospitate a Pescara 2009 alla notizia del terremoto abruzzese?  Questi Giochi rappresentano una sorta di Olimpiade per alcuni Paesi. La Libia si presenterà con 140 persone, l’Algeria con 260… sono nazioni che considerano la manifestazione una sorta di Olimpiade, calcoli che per certe nazioni è inimmaginabile presentarsi ai giochi olimpici con tanti atleti. C’è un entusiasmo incredibile da parte di questa gente. Ecco, premesso questo va detto che è chiaro che il terremoto li abbia spaventati, hanno avuto il timore che da parte nostra arrivasse una richiesta d’aiuto del tipo “guardate, per quest’anno non ce la facciamo, riparliamone nel 2010”. Ebbene, nel momento in cui abbiamo confermato che la manifestazione si sarebbe comunque fatta, sono raddoppiate le iscrizioni. Pensi che il villaggio olimpico è stato realizzato sulla base di quello della precedente edizione di Almeria, in Spagna (4.600 posti). Noi ci ritroviamo con 1.400 persone in più da ospitare, da dover probabilmente ospitare in altri posti. Il pugilato sarà “inviato” ad Avezzano, a Bomba saranno destinati gli atleti del canottaggio e della canoa… addirittura abbiamo chiesto alla nazionale di calcio di restare a Roma. Pescara 2009 può essere considerata il primo mattone per la rinascita della regione? È qualcosa di più che un primo mattone, poi i mattoni li metteranno altri. Le confesso che non ho trovato una sola persona, tranne un’infelice uscita di qualche amico politico, che abbia detto “ma come, abbiamo il terremoto e pensiamo ai Giochi?”. Nessuno s’è azzardato a malignare. Ecco, questo significa mostrare al mondo che l’Abruzzo colpito dal terremoto reagisce in questa maniera.  Inevitabile la questione sportiva. Generalmente il presidente del Coni Gianni Petrucci alla vigilia di ogni Olimpiade scommette sulle medaglie azzurre. Lei è pronto a emularlo ipotizzando quanti allori porteranno a casa i nostri atleti?  Qui c’è una sfida in atto: Italia, Francia e Spagna sono separate da una sola medaglia nella graduatoria generale. È una classifica che non si fa mai, ma che alla fine ci vede tutti interessati. In cinquant’anni e più di Giochi del Mediterraneo queste tre nazioni sono riuscite quasi sempre a equivalersi, tant’è che una sola medaglia di differenza significa veramente poco… però ho comunque chiesto agli Azzurri   dii salutare Pescara 2009 con una medaglia di vantaggio su transalpini e iberici. Nessun pronostico, dunque. Ma una speranza. Pescara 2009 arriva alla mèta presumibilmente con qualche ringraziamento da fare.  Mi hanno aiutato in tanti, e se mi concede di fare un nome le dico Gianni Letta. È abruzzese,  ed è stato lui a convincermi per entrare nella mischia. ammetto che ero molto perplesso. È stato lui a darmi poteri particolari, anche perchè mi stavo imbattendo in meandri particolari. Basti pensare che il comitato organizzativo di Pescara 2009 era formato da 78 persone. Ho controllato tre Olimpiadi, il numero più alto l’ho trovato a Pechino, dove ce ne erano 18. Mancavano solo i miei parenti di Avezzano, e di questo mi sono anche lamentanto (beninteso, l’affermazione è densa d’ironia, ndr)… Devo ringraziare il Governo, Silvio Berlusconi stesso, che ci ha protetto quando c’è stata la vicenda-terremoto e ha voluto con tutte le sue forze questa manifestazione e che sarà presente anche all’inaugurazione.  Qual è stato il ruolo del Coni e cosa le ha detto Gianni Petrucci a proposito di come è stata portata a termine l’organizzazione dei Giochi? Il Coni e Petrucci hanno fatto tutto quel che ho chiesto: hanno dato uomini, hanno supportato ogni tipo di nostra richiesta.  È stata fatta una previsione sui benefici economici che potrà offrire la manifestazione o pensate di tirare le somme solo a evento concluso?  Il beneficio economico era – ahimè! – quello cui facevo riferimento all’inizio di questa conversazione. L’Abruzzo ha perso cinque anni di contatti, di rapporti proprio per quell’handicap legato alla incapacità di far capire a cosa si stava andando incontro. Questa poteva essere l’occasione per sdoganare l’Abruzzo da certi stereotipi… perchè basterebbe andare al Gran Sasso per capire che questa è una regione dove c’è tanta tecnologia e che non esistono solo pastori con i gregge e le bellezze naturali. L’Abruzzo si è un pò perso nel creare una sinergia con altri mondi, tipo quello arabo, per esempio. Sono comunque convinto che ci potranno essere altre opportunità e che si riuscirà a trovare sinergie. Del resto sugli errori si cresce e si migliora sempre.

fonte: www.ladiscussione.com 

di Massimiliano Morelli

Intervista esclusiva di Mario Pescante, commissario straordinario dei Giochi del Mediterraneo, al quotidiano politico "La Discussione", a firma del giornalista Massimiliano Morelli. (nella foto il gruppo nato su Facebook per chiedere lo "stop" di Pescara 2009, alcune settimane dopo il terremoto dell’Abruzzo).

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