E’ morto Alex Zanardi. Un grande campione, un uomo straordinario, simbolo della “resilienza”.
(di Carmelo Pennisi)° – Se sei nato lungo la “Via Emilia” la vita non è che non la prendi mai seriamente, piuttosto la “canzoni” alla Francesco Guccini tenendo sempre presente i due riferimenti fondanti dell’esistenzialismo emiliano romagnolo(sempre secondo il maestro modenese): “un piede di qua e uno di là, il sogno(meglio, l’utopia) e la realtà”. Alex Zanardi (morto oggi all’età di 59 anni) aveva emesso il suo primo vagito proprio in questo luogo del mondo da “fottutissimi amici”, in quel cuore dell’Emilia dove l’Italia va a fondere ogni sua meraviglia, dove il tormento da la stura all’ironia chiave di volta sul come affrontarlo se non per vincerlo, ma quanto meno per domarlo.
Così se hai la ventura di essere il fratello minore di uno dei più importanti “rocker” italiani e anche tu di mestiere fai il “rocker”, ribalti l’ossessiva invadenza degli altri a usarti impropriamente per arrivare al tuo carissimo congiunto Luciano, con un libro divertentissimo che va oltre la seduta psicoanalitica: “Salutami Tuo Fratello”(ed. Pendragon).
In Emilia il fato avverso magari ti fa correre claudicante, ma nessuno al mondo potrebbe impedire ad un emiliano di correre: da quelle parti il mito del “West”, quindi della “Frontiera”, è qualcosa di molto domestico, ma all’avventura tradotta in padano non ci si può mica rinunciare. Si può dire come Zanardi sia racchiuso tutto in questo spazio esistenziale da “I Ragazzi della Via Pal”, che gli ha consentito, nella sua vita non breve ma nemmeno lunga, di affrontare “a muso duro” le avversità come cantava un altro fantastico emiliano che di nome faceva Pierangelo Bertoli.
Quattro giorni dopo che son venute giù le “Torri Gemelle”(siamo al 15 settembre del 2001), a Zanardi vanno via gli arti inferiori delle due gambe nel circuito del “Lausitzring”, nel corso di una gara della spettacolare “Formula Cart”. La sua auto viene centrata e penetrata da quella del pilota Alex Tagliani, e a quel punto sono sedici operazioni chirurgiche e sette arresti cardiaci. Forse ha visto l’altro mondo, ma se lo ha visto ha preferito restare ancora un po’ in questo per vedere se senza due gambe poteva essere ancora sole, luna e lambrusco e pop corn.
“A stare fermi non succede niente”, dirà in seguito, quindi comincia la sua parte di vita in cui cercare quei cinque secondi in più che gli altri non trovavano, quei cinque secondi che gli hanno consentito di vincere nove medaglie d’oro paraolimpiche e dodici titoli mondiali. Il paraciclismo era diventata la sua vita, il suo cercare quei cinque secondi in più di sofferenza per vivere l’ebbrezza della velocità: il cuore e l’anima erano sempre quelle di un pilota, anche se ora era un paraciclista.
“Devi provare gioia nella tua fatica”, soleva ripetere, ed era come se volesse continuamente ricordarti che quelle gambe andate via non erano un’assenza, ma una presenza gravida di opportunità. Non era uno spaccone, il buon Alex, e non voleva dimostrare niente a nessuno: “la sfida – dirà – era solo con me stesso, ma se il mio esempio è servito a dare fiducia a qualcun altro, allora tanto meglio”. Nelle cose che possono accadere lui era l’unico pilota ad aver perso le gambe in un incidente, gli altri o erano morti o ne erano usciti illesi. Nelle cose che possono accadere c’è quella di scontrasi frontalmente contro un camion sulla “Statale 146” (località Pienza) durante una staffetta di beneficenza in “handbike” nel giugno del 2020.
“Da dove viene la forza per arrivare alla fine della corsa?”, ci si chiede nel film “Momenti di Gloria”, e pare un epitaffio felice per tutti coloro che come Alex Zanardi hanno scacciato le ombre attraverso continue iniezioni di luce. Padre Phil, l’allora cappellano spirituale della Formula Cart, gli aveva dato l’estrema unzione in pista con l’olio della sua macchina, ma era troppo presto per andarsene, davvero troppo presto. Come scritto dal saggista/scrittore francese Albert Camus (venuto a mancare ad appena 46 anni): “nel bel mezzo dell’inverno ho infine imparato che vi era in me un’invincibile estate”.
E come scritto in queste ore dal quel magnifico cantore dei motori che è Leo Turrini, altro emiliano doc: “gli volevano tutti bene”. Tutte le belle storie del mondo sono state con te, Alex, non c’era niente di meglio da chiedere a questa vita. Grazie di cuore.
° sceneggiatore, scrittore e giornalista sportivo

