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Allarme “Euro 2032”, stadi italiani in ritardo. Solo l’Allianz di Torino è pronto.

(di Davide Pollastri) – Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il solo impianto già pronto e candidabile, oggi, è lo stadio della Juventus, indicato come l’unico che risponde a tutti i requisiti richiesti dalla UEFA. E gli altri? Sull’Olimpico di Roma — che l’11 giugno 2021 inaugurò la 16ª edizione del campionato europeo e che, secondo Michele Uva, “diventerà uno degli stadi più belli, affascinanti e moderni” — aleggia ottimismo. Altrove si procede tra cantieri aperti e progetti ancora in evoluzione: dall’Artemio Franchi di Firenze al nuovo stadio di Cagliari, fino al dossier sul nuovo San Siro e al futuro impianto della AS Roma. Sullo sfondo, completano il quadro Napoli, Salerno e Palermo

Ben 41.689 posti a sedere, 4.000 posti auto, 8 ristoranti, 21 bar, 34.000 m² di aree commerciali, 30.000 m² di aree verdi e piazze: sono solo alcuni dei numeri dello Juventus Stadium, al momento l’unico impianto italiano ad avere tutte le carte in regola per ospitare la 19ª edizione del campionato europeo di calcio che l’Italia dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) organizzare congiuntamente con la Turchia.

Costato appena 155 milioni di euro (solo per fare un esempio, il Wanda Metropolitano di Madrid è costato il doppio), lo stadio bianconero è ritenuto uno degli impianti più avanzati a livello mondiale, nonché uno dei simboli architettonici della Torino contemporanea.

Le ragioni per cui in Italia un simile stadio è l’eccezione e non la regola rientrano nelle tante problematiche che da anni attanagliano il nostro movimento. Eppure realizzare nuovi impianti è possibile: oltre alla Juventus lo hanno già fatto, tra le altre, l’Udinese, l’Atalanta e il Frosinone. Secondo Marco Bellinazzo de Il Sole 24 Ore, i motivi sono da ricercare nelle pastoie burocratiche e nelle indecisioni degli enti centrali e locali che si frappongono a una normale pianificazione e realizzazione delle infrastrutture, sportive e non. Tuttavia questi ostacoli devono essere superati: nell’immediato per non intaccare ulteriormente una credibilità già gravemente compromessa e per non perdere l’opportunità di ospitare un evento come il campionato europeo — il quale, secondo Michele Uva, potrebbe generare un impatto da 4 miliardi per le città ospitanti — e nel lungo periodo perché senza impianti all’altezza difficilmente il nostro calcio potrà tornare a competere con i migliori movimenti del pianeta.

Tra sei mesi, quando l’Italia dovrà presentare i cinque impianti che ospiteranno le gare (quattro, se consideriamo che, come detto, lo Juventus Stadium è già pronto), ne sapremo di più. La mancata presentazione di 5 impianti credibili comprometterebbe irreversibilmente l’immagine del nostro movimento (se non dell’intero paese), con ricadute economiche e reputazionali non più sostenibili. In soldoni, questi stadi s’hanno da fare. Il nostro calcio, dopo aver mancato la qualificazione agli ultimi tre mondiali e dopo l’ennesimo scandalo, già ribattezzato “Arbitropoli”, non può permettersi altri autogol.

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Redazione

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