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SI-SEL contesta le scommesse sportive nella serie D

SI-SEL, attraverso l’operato dei deputati Giovanni Paglia e Giancarlo Giordano, hanno contestato, nelle ultime ore ,l’inserimento nel palinsesto AAMS delle scommesse sportive collegate alla serie “D”. Nonostante i rischi di infiltrazione mafiosa in questo mondo fuori dai riflettori del football professionistico.

La Commissione VI,
premesso che:
nel mese di maggio 2015 a seguito di un’inchiesta della magistratura era emerso che presidenti, allenatori, manager, calciatori, imprenditori italiani ed esteri delle società calcistiche della serie «D» dilettantistica, della Lega pro (ex serie «C») e di serie «B» erano stati al centro di uno degli ultimi scandali delle partite truccate dei campionati di calcio italiani, sottoposti a restrizione carceraria con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode calcistica e con l’aggravante di aver favorito organizzazioni mafiose, la «’ndrangheta» in particolare;
una fitta rete di giocatori, manager, allenatori, dirigenti ed imprenditori delle società calcistiche della serie «D» dilettantistica, della Lega Pro (ex serie «C») e di serie «B» che truccava le partite dei campionati italiani e sui quali pendeva l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode calcistica e con l’aggravante di aver favorito le organizzazioni mafiose;
il questore di Catanzaro, dottor Giuseppe Racca, città da dove era partita la ragnatela delinquenziale, aveva reso noto che la scoperta di una stabile organizzazione criminale dedita al calcio-scommesse dimostrava che l’attività delinquenziale legata al settore era sempre attiva e fiorente, non solo in Italia, dove era stata scoperta una stabile organizzazione criminale che grazie a calciatori, dirigenti e tesserati e non, aveva messo in atto condotte finalizzate ad alterare i risultati di varie partite, a dimostrazione dell’internazionalizzazione del fenomeno delle scommesse sportive illecite che conferma come la ramificazione della criminalità organizzata abbia raggiunto livelli esorbitanti non solo nei settori malavitosi tradizionali, ma anche in quelli nel mondo dello sport dilettantistico;
la Federcalcio (Figc), parte lesa nel relativo processo, a mezzo del suo presidente Carlo Tavecchio in quell’occasione, aveva dichiarato che: «Quando le scommesse sono state allargate alla serie “D” io dissi, pur non essendo consultato, che era un gravissimo errore e oggi i risultati li vedono tutti […] cinque – sei anni fa la scommessa era un reato. Il giorno in cui si è entrati nell’ottica che la scommessa non è reato porta a far sì che ognuno si debba prendere le proprie responsabilità», palesando una evidente posizione di contrarietà nei confronti di chi ha invece insistito perché il mondo rischioso del calcio-scommesse invadesse anche il delicato settore del calcio dilettantistico;
a questa voce autorevole avevano, nel, frattempo, fatto eco altrettante di personaggi del mondo sportivo e giudiziario come Abodi, presidente Lega serie B, Gianni Rivera, presidente Figc, settore scolastico e Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, il quale, in una intervista rilasciata al quotidiano « Il Mattino» ha affermato il suo «stop alle puntate sulle partite dei dilettanti» e che quello che era accaduto «…era prevedibile. Subito dopo l’analoga inchiesta di Cremona assistemmo a una levata di scudi e si diffuse un generale sentimento di indignazione, cui però non seguirono azioni concrete e utili a creare gli anticorpi necessari ad un sistema malato»;
due anni or sono, nonostante il mondo del calcio professionistico fosse ciclicamente investito da scandali, il Governo italiano, attraverso il Ministero competente, ha deciso, nonostante il parere contrario della Federazione italiana gioco calcio, di estendere la pratica del gioco delle scommesse al settore dilettantistico, determinando il coinvolgimento di un mondo già di per sé esposto agli interessi delle organizzazioni criminali locali, nazionali e internazionali;
ma da quando è entrata in vigore la norma che ha consentito l’inserimento della serie «D», cioè del calcio dilettantistico, nei palinsesti dell’Agenzia del monopolio di Stato invece di una contrazione vi è stato un aumento dei casi di manipolazione organizzata come l’inchiesta «Dirty soccer» ha poi dimostrato;
inoltre, a dimostrazione dell’inopportunità di estendere le scommesse a questo delicato settore del calcio italiano, frequentato da giovanissimi e da minorenni, vi è stata la necessaria modifica dell’articolo 6 del codice di giustizia sportiva che ha ampliato il divieto di scommettere ai calciatori dilettanti; la norma federale attualmente in vigore prevede che i tesserati del settore dilettantistico e del settore giovanile non possono effettuare scommesse relativamente a gare delle competizioni in cui militano le loro squadre; modifica, tra l’altro, alquanto aleatoria visto che si pronostica sulla serie «D» dal 10 ottobre 2016 e tale norma è stata inserita solo in questi giorni a ridosso del torneo giovanile di Viareggio;
da questo nasce anche l’oggettiva impossibilità di controllare che i circa 6.000 tesserati di serie «D» scommettano direttamente o indirettamente sui propri incontri, considerati anche gli assurdi meccanismi autorizzati come quello della opportunità temporale parziale, che agevola la potenzialità dell’azione sportiva criminosa;
da quando si è diffuso questo fenomeno di scommesse illegali, il calcio dilettantistico ha praticamente visto inquinare la sua meritoria funzione di leva, trasformandosi di fatto in uno strumento di capitalizzazione dell’economia mafiosa nazionale e internazionale, penalizzando fortemente la diffusione di una sana cultura e pratica sportiva tanto che l’obiettivo dei presidenti non è più quello di investire sul conseguimento di traguardi agonistici, quanto quello di strutturare un «capitale» funzionale a dinamiche meramente di imprenditoria finanziaria, tanto più che il settore non professionistico della serie «D» e di quelle minori è un ambito non interessato dai grandi flussi finanziari che investono le categorie superiori, dove le società sportive calcistiche operano tra forti difficoltà economiche e gestionali riservando ai calciatori ingaggi incerti e modesti che non offrono alcuna sicurezza di stabilità reddituale,

impegna il Governo a:

di assumere iniziative volte ad eliminare di tutti gli eventi dei campionati dilettanti di serie «D» e di quelli giovanili dai palinsesti dell’Agenzia del monopolio di Stato, considerato che tale inserimento per l’interrogante, come emergerebbe dal monitoraggio in materia, non ha sortito alcun effetto sperato, e visto inoltre che, sotto l’aspetto squisitamente etico, trattasi di due settori delicati in quanto riguardanti minori, nei quali lo Stato deve sempre garantire che l’interesse sociale prevalga su quello affaristico-economico.
(7-00955) «Paglia, Giancarlo Giordano».

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