Le Federazioni sportive spingono per la redistribuzione dei contributi CONI alla FIGC. Il M5S pronto ad accendere i riflettori su questi enti sportivi.

La Federatletica infatti incassa 5.125.000 euro e il presidente federale Alfio Giomi, da sempre sostenitore di una riduzione del contributo al “calcio”, da Zurigo, al termine degli Europei, rasserenato da tre medaglie pesanti (due ori e un argento) ha rinnovato la sua richiesta, all’ordine del giorno del prossimo consiglio nazionale a settembre alla luce dei 3,6 milioni di euro di ingaggio del cittì Conte. “Non si possono fare risultati pagando una miseria ai nostri tecnici” – ha tuonato il numero uno della FIDAL. 

Sulla stessa linea sarebbero schierate la Federnuoto di Paolo Barelli (da tempo non più “amico” di Giovanni Malagò), dopo la storia sul contenzioso giudiziario sulle spese per il funzionamento della piscina del Foro Italico.

Dello stesso parere anche il presidente del tennis Angelo Binaghi, reduce dai successi del tennis rosa e con un progetto nel cassetto per cercare talenti extra.  E’ chiaro che il tesoretto della Federcalcio (ora nelle mani di Carlo Tavecchio) fa gola a tutti gli altri presidenti, che hanno votato Malagò due anni fa, soprattutto perché speravano (e lo sperano ancora oggi) di veder ridotto il dislivello finanziario tra i loro contributi e quelli calcistici.  

Anche percè in qualche cassetto dimenticato c’è il progetto sulla quota automatica a favore del CONI sulle scommesse sportive: altrocè 427 milioni di euro. C’è da pescare di più se le scommesse sono aumentate (dato 2013) del 320 per cento. 

 

D’altronde, tra due anni, quando si rivoterà per la carica di presidente del CONI, il voto della Federcalcio pesa quanto quello della Pallamano o dell’Hockey su Prato (tra l’altro oggi commissariata e si aspetta per fine anno l’arrivo del nuovo presidente in sostituzione del dimissionario Luca Di Mauro). Politicamente parlando se Malagò riuscirà a far digerire a Tavecchio un taglio drastico sui contributi CONI (di almeno 10 milioni di euro, se non di più) sarà facilmente rieletto, perché avrà mantenuto le promesse elettorali. Altrimenti è chiaro che se la dovrà giocare puntando su un nuovo e più ricco programma elettorale. 

Malagò, ha insediato nei mesi scorsi una commissione, guidata dal presidente della FederCanoa, Luciano Buonfiglio, per definire nuovi criteri di ripartizione, in base a tre principi: 1) preparazione olimpica; 2) attività sportiva; 3) progetti speciali. Ora una società di consulenza esterna sta definendo il nuovo “quantum” ed è probabile che la Federcalcio non assisterà passivamente a questi tagli. Dopo il caso del “mangia-banane”, potrebbe quindi nascere una nuova grana, quella del “taglia-contributi FIGC”. C’è da aspettarsi quindi un 2015 “rovente” sull’asse via Allegri-Palazzo “H”, anche perché Tavecchio (problemi con la Uefa a parte) ha dimostrato che non è un tipo che molla facilmente, quindi anche per a Malagò non basterà il tradizionale “savoir faire” per risolvere questa nuova querelle, che, però, pesa molto sul suo futuro post RIO2016. 

Una cosa è certa le Federazioni riconosciute dal CONI non possono continuare a pensare di muoversi sul mercato come si sono mosse fino ad oggi. 

Ad eccezione di alcuni casi isolati, hanno spesso funzioni marketing e commerciali che non sviluppano ricavi/introiti e il governo italiano inizia ad essere stanco di pagare in modo assistenzialistico lo sport olimpico. Le federazioni non devono infatti dipendere dal Governo/CONI, ma trovare in larga parte risorse nel mondo “privato”.

Nei prossimi mesi secondo quanto risulta a Sporteconomy, potrebbe esserci anche una offensiva parlamentare del Movimento a 5 stelle, che, fino ad oggi, si è occupato di sprechi in altri settori (come i contributi pubblici per l’editoria), e adesso vuole accendere i riflettori proprio sul mondo delle federazioni sportive riconosciute dal CONI e sugli Enti di promozione sportiva, troppi e in alcuni casi veri e proprio “doppioni” su determinati territori

La FIGC tra l’altro è una delle poche federazioni “virtuose” sul piano marketing, grazie anche a oltre 71 milioni di euro tra ricavi commerciali e diritti tv (a settembre verrà lanciato il nuovo bando per l’individuazione dell’advisor per il prossimo quadriennio). Adesso tocca alle Federazioni (ad eccezione del calcio) trovare advisor e consulenti marketing di livello capaci di far decollare immagine e comunicazione. Basterebbe fare una indagine interna per scoprire consulenze d’oro, che non generano un euro nemmeno per sbaglio. Provare per credere. 

Il 2015 sarà ricordato nel mondo delle federazioni nazionali del CONI, come l’anno della battaglia sui contributi. E’ un problema reale che non fa dormire tutti i presidenti federali, perché stanno per essere modificati i parametri di assegnazione. Nel 2014, la cifra complessiva destinata dal CONI alle federazioni per la parte sportiva (ad esclusione delle spese per i dipendenti) è stata di 150.462.684 euro (su un montante totale superiore ai 427 milioni di euro). Alla FIGC (allora governata da Giancarlo Abete) sono toccati 62.541.720 euro (tutti destinati alle spese per l’attività giovanile, alla giustizia sportiva, agli arbitri (escluso il calcio professionistico). Tra la Federcalcio, che riceve il 41,56 per cento del totale, e la seconda federazione (la FIDAL) c’è un “gap” di 57 milioni di euro

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