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La questione del tifo organizzato nel calcio fa discutere gli addetti ai lavori

Alessandro Antinelli, giornalista di RaiSport (co-conduttore da quest’anno della “Domenica Sportiva”, trasmissione-bandiera del palinsesto sportivo Rai), è intervenuto sulle frequenze di Tele Radio Stereo per parlare della situazione in cui versa il tifo organizzato a Roma.

La situazione della curva sud? Inaccettabile. Ho assistito ad una partita del Milan con 25000 spettatori, praticamente San Siro era vuoto. Ricordo la faida fra i tifosi di Inter e Milan e la questura di Milano per gli striscioni. A Napoli tolta la sfida con la Juve ci sono state pochissime presenze. Poi c’è la curva sud che è una delle curve più belle d’Italia. Rischiamo di offrire uno spettacolo altamente depotenziato, anzi azzerato. Il motore di questo sport è la curva. Sono partito da qui, per vedere se esistono altre situazioni limite e per capire cosa spinge la gente a non andare allo stadio. Anche se non sei romano, se non tifi Roma, il disagio è evidente. Per anni abbiamo fatto discorsi sull’abbattimento delle barriere. Sassuolo Chievo match senza polizia, le tifoserie sono gemellate. Ad Udine le barriere sono state tolte le barriere. A Roma si va nella direzione opposta. I tifosi della Roma, in questo caso, stanno dando un esempio di grande civiltà. A questo punto bisogna fare un passo indietro. C’è stato il caso della finale di Coppa italia con la morte di Ciro Esposito, c’è stato Genny la carogna e poi gli striscioni contro la mamma di Ciro Esposito. C’è stata anche la reazione della Roma. Ancor prima c’è stata la morte dell’ispettore Raciti e, l’introduzione di filtraggi e pre-filtraggi come contromisura. Tutto quello che è stato introdotto dal 2007 però, è stato fallimentare. Ci dovrebbe essere un’ammisione di colpa e, un cambio di rotta. Quelli che vanno in curva ci sono sempre stati e, in un certo senso sono il sale di tutto. Se uccidi la curva uccidi il senso di questo sport.
Pallotta? Il club ha un contratto con i propri tifosi. Il club può dire: “certi tifosi li voglio in casa mia altri no”. Secondo me bisogna trattare. Un conto è delinquere, e qui torno alle istituzioni, perchè se alcuni soggetti frequentano ancora lo stadio vuol dire che le istituzioni non hanno fatto il loro dovere. Poi arriva la parte del club. Io dico che finchè un tifoso non delinque lo devi volere perchè il tifoso è il tuo principale cliente. Clienti sono tutti. Poi possiamo dire che chi paga un abbonamento in Monte Mario è più cliente perchè paga di più. Ma non è così. Secondo me il primo cliente è quello che frequenta la curva sud, perchè è storico. Se tu giochi Roma Juventus la prima immagine che arriva nel mondo è quella della curva. Se passa questa pensiero, devi trovare il modo di mettere, ilt uo principale cliente, di andare allo stadio senza alcun problema.
Le nuove misure? Le forze dell’ordine hanno deciso di reagire dopo l’esposizione degli striscioni in Roma Napoli. Comunque l’errore resta loro perchè non sarebbero dovuti entrare. Questo provvedimento secondo me è una reazione. io dalle istituzioni però mi aspetto azione sana, lucida e senza generalizzazioni. La reazione ti porta sempre a qualcosa di più che non dovrebbe succedere. Non è facendo togliere le scarpe a tutti che si risolvono le cose. La battaglia culturale di cui parla il questore c’è ed è condivisibile, però non per reazione rischiando di sbagliare qualcosa“.

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