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IL BILANCIO DEL CALCIOMERCATO DI SERIE A

(di Andrea Ranaldo) – Si è chiuso il 2 settembre, senza particolari colpi di scena, il calciomercato estivo della Serie A, e si è trattata dell’ennesima estate da record: la “sessione” ha generato un giro d’affari da 1,2 miliardi di euro, per un “rosso” di circa 330 milioni di euro. La “bolla”, dunque, non si arresta, ma rischia anzi di esplodere, tra costi dei cartellini sempre più alti e commissioni per gli agenti ormai abitualmente a sei zeri. Se pensiamo che soltanto 5 anni si toccavano, a malapena, i 400 milioni di euro di investimenti, è evidente che le istituzioni calcistiche internazionali debbano monitorare la situazione con la massima attenzione.

LE GRANDI

La rivoluzione copernicana in casa Juve ha riguardato soprattutto la panchina, affidata all’ex “nemico” Maurizio Sarri. Chi si aspettava il grande nome da affiancare in attacco a Cristiano Ronaldo – si è fatto, con insistenza, anche quello di Neymar -, è infatti rimasto deluso: i bianconeri hanno investito (e molto) in difesa, dove è arrivato l’ex capitano dell’Ajax, De Ligt, per 75 milioni di euro (più 11 mln di commissioni all’agente Mino Raiola…), il centrale turco Demiral dal Sassuolo e il terzino brasiliano Danilo, scambiato con Cancelo; e a centrocampo, con gli ingaggi a parametro zero di Rabiot e Ramsey, tra i giocatori senza contratto più ambiti d’Europa. A Paratici, che, per la prima volta, si è trovato al comando delle operazioni dopo la dipartita di Marotta, è però mancato il guizzo in uscita: la Juventus si ritrova così con uno spogliatoio in subbuglio e una rosa lunghissima, tanto che Sarri è stato costretto ad escludere dalla lista Champions due campioni come Mandzukic ed Emre Can.

Umori diametralmente opposti in casa Inter, dove Marotta è riuscito, seppur al fotofinish, a sbrogliare la matassa Icardi, accasatosi (per il momento in prestito…) al PSG. L’acquisto migliore potrebbe rivelarsi l’allenatore, Antonio Conte, entrato subito in sintonia con squadra e ambiente. I volti nuovi sono parecchi, e tutti di primo piano: a spiccare è il centravanti belga Lukaku, strappato proprio ai rivali della Juventus dopo un acceso duello di mercato, ma a sorprendere è soprattutto la ritrovata “italianità” dei nerazzurri, che con 13 italiani in rosa è tra le squadre più “azzurre” del campionato; tra questi, i centrocampisti Sensi Barella, due pedine importanti per Mancini in ottica Europei 2020. Ottimi anche i colpi a zero: Godin è una garanzia in difesa, mentre Sanchez, arrivato in prestito dal Manchester United, cerca il rilancio dopo due stagioni incolori.

Luci e ombre, invece, per il mercato del Napoli: gli azzurri hanno subito rimpiazzato il partente Albiol con Manolas, ma non sono riusciti a portare all’ombra del Vesuvio James Rodriguez e Pépé, giocatori espressamente richiesti da Carlo Ancelotti. Il tecnico di Reggiolo può però sorridere per gli arrivi del messicano Lozano ed Elmas, due giovanissimi già in possesso di una discreta esperienza internazionale, e soprattutto di tanto talento. Completa il reparto d’attacco lo svincolato Llorente, reduce dalla stagione positiva con la maglia del Tottenham Hotspur FC.

In “casa” Milan, la parola d’ordine è stata “rinnovamento”: la squadra rossonera, con una media di 24 anni, è infatti la più giovane del campionato. Il sacrificio, seppur doloroso, di Cutroneha permesso a Maldini Boban di ingaggiare in attacco la promessa portoghese Leao, ex Lille, e il croato Rebic, esterno offensivo con un passato in Serie A non troppo edificante con le maglie di Fiorentina e Verona; a centrocampo sono arrivati il regista algerino Bennacer, fresco vincitore della Coppa d’Africa, e l’empolese Krunic; in difesa, i tifosi impareranno presto a conoscere il brasiliano Leo Duarte e il terzino di spinta Theo Hernández, che grazie ai suoi trascorsi al Real Madrid è già il giocatore più titolato della rosa, nonostante i soli 21 anni d’età.

Situazioni diametralmente opposte, invece, per le due romane: la Lazio ha scelto la via della continuità, con pochissimi volti nuovi e la conferma di Simone Inzaghi in panchina; la AS Roma, invece, ha vissuto l’ennesimo ribaltone dell’era Pallotta, con un nuovo Direttore Sportivo (Petrachi), un nuovo allenatore (il portoghese Fonseca) e tanti, tantissimi movimenti, sia in entrata che in uscita. Alla fine sono dieci i nuovi innesti, tra cui spiccano il trequartista armeno Mkhitarian, i difensori centrali Smalling e Mancini, e il portiere Pau Lopez, che difficilmente potrà fare rimpiangere il disastroso Olsen.

Per meriti sportivi, anche l’Atalanta FC merita di essere annoverata tra le “grandi”: la squadra di Gasperini è stata protagonista dell’ennesima stagione trionfante, culminata con la prima, storica, qualificazione in Champions League. Per non farsi trovare impreparati al prestigioso appuntamento europeo, gli orobici potranno contare sul talento, seppur discontinuo, di Muriel, che rinforza il reparto offensivo, e sulla sostanza di Malinovskyi, centrocampista ucraino messosi in luce in Belgio con la maglia del Genk.

LE ALTRE

Rossoblù alla riscossa: sia Genoa che Cagliari sono state infatti tra le squadre più attive sul mercato. E se per i genoani è un’abitudine, i sardi sono riusciti a riportare sull’isola addirittura Radja Nainggolan, l’uomo Champions dell’Inter che non rientrava più nei piani di Conte. Il belga sarà affiancato a centrocampo dai neoacquisti Roge Nandez, e supporterà l’agonismo di Simeone, la pedina d’attacco inserita nello scacchiere di Maran. Il Genoa, invece, ha ingaggiato il mediano ex Ajax Schone, che ha già messo in mostra la specialità della casa, ovvero il calcio di punizione, e Pinamonti, centravanti di proprietà dell’Inter che sembra ormai pronto per il definitivo salto di qualità.

Due, infine, i colpi ad effetto: il primo è stato messo a segno dalla ACF Fiorentina, che ha portato in Serie A un fenomeno del calibro di Franck Ribery. Il secondo, invece, porta la firma del Brescia calcio, che ha puntato sul “figliol prodigo” Mario Balotelli: per “Super Mario” la grande occasione di mettersi in luce in vista degli Europei del prossimo anno, suo obiettivo dichiarato. Non prima, però, di avere scontato le 4 giornate di squalifica, che si porta in dote dall’esperienza in Ligue 1 francese.

 

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