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I malumori di Pigozzi sul tema della CvD

 

(di Gianni Bondini) Stamattina sul tardi il professor Fabio Pigozzi ha
dato le dimissioni dalla Commissione di Vigilanza sul Doping (CVD) del Ministero della Salute.

La decisione del rettore dell’Università del Foro Italico e componente
della Giunta del Coni è arrivata a sorpresa. Lo stesso presidente
della CVD, il professor Pino Capua, ex responsabile dell’antidoping
del calcio, è stato preso in contropiede. Benché sia ideologicamente
sulla stessa linea di Pigozzi (o almeno così dicono alcuni addetti ai lavori), anche se sul tema non rilascia alcuna dichiarazione ufficiale.

Domani alle quattro del pomeriggio si riunisce la Giunta del Coni, ma,
a parte qualche domanda dei giornalisti, non si dovrebbe andare per le
lunghe sul tema CVD. A meno che Pigozzi, se sarà presente, possa
raccontare il suo malumore. Il presidente del Coni Giovanni Malagò non
è assolutamente attirato all’argomento.

La situazione normativa è da “tutto a posto e niente in ordine”.
Proviamo a spiegare una situazione “raggomitolata”.

Il Coni gestisce per legge i controlli antidoping sullo sport che
conta. Il rafforzamento dell’antidoping col comando affidato al
generalissimo Leonardo Gallitelli e coi Nas a tutto campo è un buon
viatico di efficienza. Con l’uso dei controlli veramente a sorpresa e
con lo stop ai “cambi di domicilio” dei controllabili, si può fare un
buon lavoro.

Sempreché Gallitelli, molto stimato da Renzi e pure da Malagò, non
divenga tra venti giorni commissario del Comune di Roma. Il suo è un
nome che piace e il suo rigore, anche nell’augurare il “buongiorno”,
fa un certo effetto nella città della “pennichella” persino delle
coscienze.

Comunque nel campo della lotta al doping: Nazionali, professionisti e
atleti di alto livello rispondono al Coni. Alla CVD è riservato il
controllo antidoping sociale. Quello che riguarda, per fare degli
esempi la massaia che gioca a tennis e i podisti della domenica. Come
stabilisce un protocollo che porta la firma dell’ex Ministero della
Salute Ferruccio Fazio.

I controllati dalla CVD si chiamano “amatori” e anche loro alzano il
gomito col doping.

Il protocollo Fazio era scaduto e per questa ragione, probabilmente,
alcuni bei nomi, come i professori, pensavano di potersi rendere più
utili. Controlli a sorpresa per personaggi, extra nazionali, ma
ancora in grado di dare lustro alla CVD.

Neanche per sogno. Non è chiaro se ci sia un protocollo bis una
disposizione della ministro Beatrice Lorenzin, ma è certo che dal
dicastero della Salute non ci pensano proprio a scompaginare le
competenze del Coni. Punto e basta.

Il professor Pigozzi ha preso il cappello. Il professor Capua morde il
freno. “Uniquique sum”, sta scritto sotto la testata romanissima
dell’Osservatore Romano. Cioè, a ciascuno il suo.

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