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Gravina (Lega Pro): Siamo di fronte ad uno “strappo” politico e qualcuno ha voluto che ciò accadesse

(di Marcel Vulpis) – Lunedì, nel tardo pomeriggio (massimo il giorno successivo), potrebbe arrivare l’attesa sentenza del Collegio di Garanzia (CONI) presieduto dall’ex ministro Franco Frattini. Il tema del contendere è il possibile ripescaggio di alcuni club (sei, nel concreto, aspirano a questa ipotesi) nella serie B (2018/19), dopo il “blocco” della stessa a 19 posti (con tre club in meno rispetto al recente passato).

Il tema più allargato è, chiaramente, quello della riforma dei campionati professionistici, ma, nel frattempo, il calcio italiano è in un “cul de sac”.

Ne abbiamo parlato con Gabriele Gravina, n.1 della Lega Pro, tra i dirigenti italiani più interessati alla decisione finale del CdG. 

D: Presidente, come commenta il rinvio della decisione del Collegio di Garanzia rispetto al tema dei ripescaggi o meno in serie B?

R: Sono sincero, non entro nel merito dei presupposti di questo rinvio. Non spetta a me dare valutazioni. So soltanto che questa scelta, inevitabilmente, ha creato e sta creando, purtroppo, una serie di condizioni critiche in capo alla Lega Pro, che presiedo e guido da diversi anni.

Nella realtà, allargando la visione, è l’intero sistema calcio che proprio non riesce a partire e siamo arrivati a domenica 9 settembre. Si rende conto? Oggi, tra l’altro, assisteremo a qualcosa di incredibile.

D: Si spieghi meglio.

R: Complice la sosta di campionato, che coinvolge serie A e B, l’unico prodotto calcio che gli italiani potranno seguire è l’Eccellenza (riparte infatti la nuova stagione di questa serie, nda). Credo che non sia mai successo o se è avvenuto (forse) è da cercare negli annali, durante la II Guerra Mondiale. Serie C e D oggi avrebbero potuto giocare e, invece, siamo ancora fermi, in attesi di una sentenza.

D: Cosa contesta nel concreto?

R: Credo che si imponevano tempi tecnici diversi, anche a tutela dei tanti presidenti e dirigenti di club della Lega Pro (e non solo). Questo stato di cose ha creato una serie interminabile di criticità. Oltre a ciò sono emerse aspettative di diritti in capo a diversi club e siccome ballano milioni di euro, tra chi entra e/o chi resterà fuori, è naturale che la situazione, ora dopo ora, possa diventare sempre più critica e il nervosismo cresca a dismisura. 

D: Senza entrare nel merito, perché allora Frattini si è preso ulteriore tempo per decidere?

R: Stanno sicuramente valutando tutti i rischi (legali) connessi a questa situazione.

D: Cosa può succedere?

R: Prevedo, nel caso di esclusione, la richiesta di forti risarcimenti nei confronti dei soggetti che hanno generato questa situazione. 

D: Ma quando si conoscerà la decisione finale?

R: Molti dicono, e lo speriamo tutti, lunedì, ma c’è anche l’ipotesi martedì e, perché no, quella ancora più incredibile di mercoledì prossimo.

D: Lei sarà, in questi giorni, a Roma, per seguire da vicino la questione?

R: No. Come presidente della Lega seguirò gli sviluppi della vicenda da Firenze. Un minuto dopo, quale che sia la decisione del CdG, partirà immediatamente con la composizione dei gironi e la presentazione del calendario. Non possiamo aspettare oltre. A questa mattina siamo a 59 club, ma potremmo scendere a 56 o anche a 55. Vedremo gli sviluppi delle prossime ore. 

D: Si evince, a prescindere, un forte dispiacere.

R: Certo, perché esiste un regolamento, un impianto normativo ben definito e condiviso da tutti e, comunque, ci si poteva sedere ad un tavolo e dialogare, senza arrivare a questo. Mi ritrovo, mio malgrado, a chiedere scusa ai presidenti che rappresento, per non parlare dei disagi e spese economiche (gettate al vento) che abbiamo avuto, per ben due volte consecutive. Parlo di alberghi prenotati, di sale riunioni, di aerei, di due troupe televisive coinvolte (Sportitalia e Eleven Sports, nda), di tanti giornalisti invitati, cui abbiamo dovuto inviare messaggi di ulteriore rinvio. Così non si può andare avanti. E’ una questione anche di immagine. Ma, più in generale, i miei presidenti e dirigenti sono dei professionisti, persone che meritavano più rispetto. Tutto questo è venuto a mancare completamente. 

D: Sotto il profilo economico i suoi presidenti come si stanno muovendo?

R: Il tema da affrontare è anche quello dei salari pagati ai calciatori, senza però che vi siano entrate a copertura. Mi spiego meglio: i calciatori devono obbligatoriamente ricevere lo stipendio, mese dopo mese, e si stanno allenando da luglio, anche se ormai siamo a settembre inoltrato. Di contro non ci sono partite, quindi zero entrate. Molti presidenti stanno intervenendo con risorse “personali” per coprire questo disagio. Lo trovo inaccettabile e soprattutto non corretto. E poi vogliamo parlare dei tifosi?

Una immagine del Salone d’Onore del CONI – Palazzo “H”.

D: Cosa si rischia su questo fronte?

R: In primis, la faccia e poi la disaffezione. Le serie C è seguita da non meno di 7 milioni di appassionati. Oggi cosa posso dire, se non scusa, a queste persone? Non posso ancora, al 9 di settembre, parlare di gironi, calendari, e soprattutto di calcio giocato. 

D: Tornando a parlare di politica sportiva, che idea si è fatta, in generale, di questa “querelle”?

R: Uscendo dalle posizioni di ciascuno dei noi, resta il fatto che è stato introdotto un vulnus molto pericoloso per il presente e il futuro. E’ abbastanza chiaro che c’è più di un soggetto che conosce poco la logica di sistema, così come non conosce il mondo del calcio nella sua interezza. Molti miei presidenti ritengono di far parte di un sistema calcio assolutamente non inclusivo. E alcuni di loro mi hanno detto che sono stanchi e sfiduciati. Vede, non è una sconfitta di questi imprenditori, ma dell’intero sistema. Qui si sta spegnendo la passione dei tifosi per il calcio italiano. 

D: Ma alla fine, la sentenza che state tutti attendendo è un problema tecnico o politico?

R: Sin dall’inizio, sapevamo che la Lega B non poteva andare autonomamente a 19, come la stessa la Lega Pro non può, a norma di regolamento, scendere o salire in modo discrezionale. Qui il problema è assolutamente politico. Siamo di fronte ad uno “strappo” e qualcuno ha voluto che ciò accadesse. 

D: Il prossimo 22 ottobre è prevista l’Assemblea elettiva FIGC. Si riuscirà ad uscire da questa “tempesta” e a ritrovare, per il bene del calcio, un po’ di serenità?

R: Non so se tornerà la calma, ma deve tornare per forza, proprio per il bene dell’intero sistema. Con una governance credibile, con un maggiore dialogo tra le componenti, con uno stile diverso rispetto al presente, con idee e progetti nuovi, con dirigenti appassionati pronti a lavorare in una ottica di servizio. Ma, soprattutto, puntando al rispetto delle persone, intese come essere umani. Il rispetto è alla base di qualsiasi convivenza civile. Almeno per me lo è. 

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Marcel Vulpis

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