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Eugenio Bersellini, la “figu” ingiallita d’una intera generazione

(di Massimiliano Morelli)* – Eugenio Bersellini è un’icona dell’album Panini ancor prima dell’uomo che se n’è andato, ottantunenne, pallido ricordo d’una generazione che raccoglieva le “figu” catalogandole come oggi neanche riesce a un archivista professionista. Eugenio Bersellini è stato un uomo normale nel calcio normale di tanti anni fa, epoca d’un football che faceva sognare a occhi aperti, scevra da scandali, questioni finanziarie, gossip, wags e veline, Var e “arbitri venduti!”, calciatori mercenari e allenatori filosofi. Fu allenatore dell’Inter gestita da Ivanoe Fraizzoli, e già si capisce l’era diversa, con un nome oggi irripetibile all’anagrafe, Ivanoe, un po’ come Eugenio; e l’accompagnò, a quell’Inter, alla conquista di uno scudetto e due coppe Italia, anni Ottanta e via andare. L’Inter fu l’ingresso nel calcio importante dopo trascorsi mediocri da calciatore. Ma rinacque come “mister” e allenò anche Torino, Fiorentina e Sampdoria, e ai doriani fece in modo di fargli vincere il primo trofeo della storia, la coppa Italia, in un’epoca in cui la squadra ligure era in mano a Paolo Mantovani, ma era ancora all’alba dell’era vincente griffata Boskov, Vialli e Mancini. Quella era ancora una Doria giovane, che alternava salvezze memorabili e retrocessioni inevitabili. Calciatore mediocre, da allenatore era diventato un sergente di ferro, e le squadre che dovevano affrontare la sua si preoccupavano prima del signor Eugenio, poi del resto della truppa. Ne sa qualcosa la Juventus, rimontata in un derby storico e indimenticabile per il Torino “berselliniano”, che vinse 2-3 una sfida in cui i bianconeri avevano acquisito un doppio vantaggio apparentemente irrecuperabile. Allenò e vinse anche all’estero, alla guida dell’Al-Ittihad Tripoli, formazione con lui campione di Libia, e chiuse il sipario un decennio fa con la Lavagnese, squadra col nome di una compagine da oratorio. Altro calcio, quello vissuto da Eugenio Bersellini. E altro pezzo di cuore infranto nell’animo di quella generazione che è cresciuta a pane e figurine.

  • scrittore e giornalista sportivo
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Massimiliano Morelli

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