EDITORIALE – Pellegrini-CONI: Tutti abbiamo una croce da portare…

Il presidente del CONI Gianni Petrucci è rimasto basito per le dichiarazioni della campionessa olimpica, che punta a conquistare nuovi allori a Londra e non vuole rischiare in alcun modo di compromettere le prestazioni sportive, visto che (a sentir dire la Pellegrini) portare la bandiera tricolore nella serata inaugurale è una sofferenza fisica. Sarà anche vero, ma diventare portabandiera, secondo noi, vale quanto se non di più di una medaglia olimpica, perchè significa rappresentare l’Italia e quindi il “made in Italy”. 

Non si può da un lato soffrire (seppur fisicamente) per portare, in quella serata, il più grande simbolo del nostro Paese e dall’altro, invece, chiedere alle più importanti aziende italiane (a partire dal marchio ENEL, tanto per fare un esempio) di sostenerla economica (sfruttando i suoi diritti di immagine), se poi, chiamata a rappresentare l’Italia sportiva, la risposta è un secco “no”, per quanto circostanziato da spiegazioni tecniche. 
Quando si raggiungono determinati risultati sportivi bisogna anche ridare qualcosa al mondo dello sport o al Paese che si rappresenta e non è una medaglia in più che farà la differenza nella valutazione sportiva dell’atleta veneta. Non accettare l’accostamento con la bandiera, invece, è una clamorosa gaffe sul terreno dei diritti di immagine. Speriamo che ci ripensi, anche se Petrucci difficilmente ormai la sceglierà per rappresentare la selezione olimpica azzurra. La replica del numero uno del CONI (“...Portare la bandiera tricolore non è una via crucis…“) è stata secca e determinata e dobbiamo dire che è stato quasi come un rigore davanti alla porta, con il portiere già a terra. Bastava batterlo per segnarlo. Chapeau a Petrucci, questa volta, tiratina di orecchie, invece, alla Pellegrini. Non ce ne voglia! E’ brava e bella, ma deve ancora maturare, ma soprattutto dimostrare di essere qualcosa in più di un’ottima nuotatrice. 

A distanza di alcuni giorni dallo “schiaffo” di Federica Pellegrini all’idea di portabandiera olimpica (nella foto una rivisitazione grafica dell’art director Gianluca Tamagnini di una immagine della campionessa) abbiamo scelto di tornare sull’argomento. Effettivamente il “caso” Pellegrini ci permette di fare alcune riflessioni sul tema dei diritti di immagine dei campioni sportivi, soprattutto se, come nel caso della nuotatrice veneta, ci si trova di fronte ad atleti-icona molto bravi, ma anche molto fragili e sensibili. 

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Marcel Vulpis

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